Il ruolo della narrazione. Il caso Nord Stream raccontato dal New York Times

0
627
ph: Forsvaret

La notte del 26 settembre 2022 un’esplosione sul fondo del Mar Baltico (in corrispondenza delle zone economiche esclusive di Danimarca e Svezia) provocò gravi perdite dai gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, costruiti per trasportare il gas dalla Russia all’Europa attraverso la Germania e che al momento dell’esplosione non erano in funzione. All’inizio dello stesso mese, a causa di alcune perdite, le forniture attraverso il Nord Stream 1 erano infatti state interrotte, mentre il Nord Stream 2 non era mai entrato in funzione per uno stop alla certificazione dell’infrastruttura. 

Immagine presa da www.osservatoriorussia.com

Sull’esplosione sono state aperte indagini in Olanda, Svezia, Danimarca, Germania e Stati Uniti. E sono state effettuate diverse inchieste giornalistiche.

Inizialmente l’intelligence occidentale puntò il dito contro la Russia, che avrebbe commesso il gesto come ritorsione nei confronti delle sanzioni imposte a Mosca per l’invasione dell’Ucraina. A sostegno di questa ipotesi la TV americana CNN riportò che al momento dell’esplosione in quell’area si trovavano navi e sottomarini russi (nella stessa direzione, nei mesi successivi, un’inchiesta delle televisioni dei paesi nordici europei).  La risposta non si fece attendere e Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, affermò che l’intelligence russa fosse invece in possesso di prove che avrebbero mostrato il coinvolgimento britannico. In realtà alcuni pensano che anche agli Stati Uniti possano aver avuto un ruolo, a causa delle pessime relazioni con la Russia. 

Ma l’elenco dei possibili responsabili non finisce qui. A un certo punto si è cominciato a parlare anche dell’Ucraina. Il 7 marzo scorso il New York Times ha pubblicato un lungo articolo secondo il quale a sabotare i gasdotti sarebbe stato proprio un gruppo filo-ucraino. Data la complessità dell’operazione il giornale americano ha ipotizzato il coinvolgimento di figure altamente specializzate con un qualche tipo di supporto da parte del governo di Kyiv. 

Secondo la ricostruzione del New York Times sei persone – un capitano, due sommozzatori, due assistenti subacquei e una dottoressa – avrebbero noleggiato uno yacht utilizzando passaporti falsi. Il noleggio sarebbe stato effettuato a nome di una società con sede in Polonia, ma apparentemente di proprietà di due ucraini. Sul tavolino dell’imbarcazione sarebbero state trovate tracce dell’esplosivo utilizzato. Di fronte a quest’ultima ipotesi uno dei più stretti consiglieri del presidente ucraino Zelensky, Mykhailo Podolyak, ha subito negato. Poco dopo però anche alcuni media tedeschi hanno rivelato di aver ricevuto informazioni dai servizi occidentali che condurrebbero a una pista ucraina. 

Quando ho letto l’articolo del New York Times sono rimasta piuttosto sorpresa, essendo abituata a leggere dell’Ucraina esclusivamente per il suo valore in battaglia. Mi sono chiesta per quale motivo una testata così autorevole a livello internazionale si sia fatto carico di affermazioni di questo tipo in un contesto così delicato. 

Dall’inizio della guerra il supporto dei media occidentali all’Ucraina ha contribuito a polarizzare l’opinione pubblica globale e ha dipinto la guerra come un evento dove i buoni fanno solo cose da buoni e i cattivi viceversa. Sono state lasciate da parte le sfumature, nonostante siano parte della complessità e delle cause di questo stesso conflitto. Il punto quindi è un possibile coinvolgimento del governo ucraino e la domanda diventa la seguente: perché il New York Times ha deciso di puntare su questa narrazione?

Potrebbe essere utile fare un passo indietro e guardare il quadro nel suo insieme. 

Le opinioni pubbliche occidentali, ovviamente anche quella americana, sono in generale a favore del sostegno militare all’Ucraina, ma più passa il tempo e più iniziano a sorgere dei dubbi, perché la guerra sembra non avere fine. 

Sicuramente una notizia del genere non farà cambiare idea a chi appoggia pienamente Kyiv, ma come dicevamo c’è anche chi inizia ad avere dei dubbi, oltre a coloro che già all’inizio della crisi non condividevano la scelta dei loro governi. In quest’ottica la notizia potrebbe alimentare ulteriori prese di distanza e allo stesso tempo intaccare l’immagine che l’Ucraina si è costruita in questi mesi, anche grazie a una mirata strategia comunicativa. 

I dubbi non riguardano solo l’opinione pubblica, ma anche politici e funzionari a diversi livelli, che hanno il potere di esercitare una certa influenza sulla fornitura di armi a Kyiv. 

Le Germania, per esempio, in poco tempo ha modificato radicalmente la sua politica in materia, fino a poco fa basata sul principio del non intervento. Berlino ha cercato una faticosa indipendenza energetica da Mosca e oggi è in prima fila nel supporto militare agli ucraini. Ma nonostante tutto questo le domande rimangono, anche in Germania.

A Washington invece il as long as it takes di Biden in riferimento al supporto a Zelensky non è condiviso da tutti allo stesso modo. La strategia americana sul come portare a termine il conflitto non è chiara. Le armi sono state fornite in un’ottica di difesa e non sono in grado di mettere un punto finale alla guerra. 

Il sabotaggio al gasdotto poi si aggiunge a una serie di dubbi dell’amministrazione Biden su alcune azioni ucraine. Per esempio l’infinita difesa della città non strategicamente rilevante di Bakhmut, oppure il piano per riprendere la Crimea dopo quasi dieci anni di controllo russo, e ancora l’attentato a Daria Dugina vicino a Mosca, secondo un articolo del New York Times compiuto con la complicità di alcuni apparati del governo di Kyiv. 

A questo punto mi chiedo se l’articolo del New York Times vada interpretato come un possibile segnale di questo malcontento all’interno dell’opinione pubblica americana e della stessa amministrazione Biden. E se la risposta fosse affermativa ci dovremmo domandare a chi dovrebbe arrivare questo messaggio e con quali possibili conseguenze.

Fonti

https://www.nytimes.com/2023/03/07/us/politics/nord-stream-pipeline-sabotage-ukraine.html

https://www.open.online/2022/11/01/russia-vs-regno-unito-accuse-attacchi-nord-stream-sebastopoli/

https://www.dw.com/en/nord-stream-german-authorities-searched-ship-for-explosives/a-64915970

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/nord-stream-ipotesi-sabotaggio-36286

https://www.nytimes.com/2022/10/05/us/politics/ukraine-russia-dugina-assassination.html