Iran e Occidente, una relazione tormentata

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Anche nel 2023 tra le questioni internazionali più delicate ci sarà la difficile relazione tra Iran e Occidente. Le proteste di piazza e la repressione del regime iraniano negli ultimi mesi, sulla carta uno sviluppo puramente interno, rappresentano un’ulteriore variabile in grado di aggiungere un discreto livello di imprevedibilità. Partiamo da alcune domande, alcune delle quali le svilupperemo in articoli successivi.

Le manifestazioni anti-governative si trasformeranno in una vera e propria rivoluzione culturale? È auspicabile il rovesciamento del regime? E come bisogna relazionarsi con Teheran alla luce dell’accordo sul nucleare del 2015 e dei rapporti tra Iran e Russia?

Sono passati più di quattro mesi da quando lo slogan “donne, vita, libertà!” ha ricominciato a rianimare le strade delle città iraniane con manifestazioni e proteste, scatenate dalla rabbia per la morte della ventiduenne di origine curda Mahsa Amini, deceduta dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per aver indossato “male” il velo. Da quel momento, era il 16 settembre 2022, queste tre parole – donne, vita, libertà – hanno riempito molte piazze anche fuori dall’Iran e animato media e social. Nonostante il tentativo delle autorità di silenziare la protesta, le manifestazioni non si sono praticamente mai fermate. 

Secondo uno studio di Special Eurasia, una piattaforma di intelligence che fornisce valutazioni di rischio sulla base della situazione geopolitica in diverse aree del mondo, il 2023 sarà un anno cruciale per l’Iran – sul piano nazionale, regionale e internazionale – e il rischio geopolitico per il futuro del paese è alto. Le previsioni dicono che sul fronte interno continueranno le tensioni tra il sistema di potere e la società, anche perché il governo non sembra in alcun modo pronto a fare delle concessioni. Il rapporto di Special Eurasia suggerisce di tenere sott’occhio almeno quattro dossier.

Agitazione politica interna e proteste contro il governo centrale

Da settembre 2022 il regime iraniano è alle prese con una rivolta popolare cominciata dopo la morte di Mahsa Amini. Una rivolta provocata da un forte desiderio di emancipazione femminile e più in generale da un’insoddisfazione ormai diffusa per la pesante limitazione delle libertà civili. La difficile situazione economica ha poi alimentato ulteriormente il malcontento popolare. E questo quadro bisogna anche aggiungere le attività anti-governative dei movimenti separatisti curdi e azeri. In sostanza nel 2023 l’Iran potrebbe dover gestire anche tensioni con alcuni paesi vicini – Azerbaigian e Iraq – a causa delle sue politiche nei confronti delle minoranze interne.

Anche se le manifestazioni dovessero fermarsi è improbabile che il potere si adoperi per colmare il divario tra stato e società. Questo vuol dire che, pur non essendoci al momento un rischio per la tenuta del regime, lo scontro (violenza e repressione) potrebbe raggiungere un livello ancora più alto.

ph: micromega

Sanzioni sì o sanzioni no?

Anche nel 2023 la situazione interna continuerà a influenzare, probabilmente in maniera negativa, i rapporti tra Iran e comunità internazionale. Una tendenza cominciata già con l’introduzione di nuove sanzioni occidentali dopo la morte di Mahsa Amini e la repressione delle manifestazioni, e poi accentuata da alcune prese di posizione di Teheran nei confronti dell’Occidente. L’ultimo episodio risale a inizio gennaio, quando poco prima dell’ottavo anniversario dell’attentato terroristico nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, a Parigi, il capo delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Salami, ha minacciato gli autori delle ultime vignette della rivista, consigliandogli di “guardare la sorte di Salman Rushdie”, lo scrittore vittima di un attacco terroristico nell’estate del 2022. Minaccia definita “inaccettabile” dalla diplomazia francese, che ha affermato il suo impegno a difesa della libertà d’espressione e della professione giornalistica ovunque nel mondo.

In sostanza i paesi occidentali dovranno decidere se continuare a imporre sanzioni oppure se adottare una specie di “grande diagonale”, una strategia più distesa e moderata nonostante le ripetute violazioni dei diritti umani da parte del regime, per favorire un nuovo accordo (definitivo) sul nucleare.

The Joint Comprehensive Plan of Action

Il piano d’azione congiunto globale, noto come l’accordo sul nucleare iraniano, è un accordo internazionale sullo sviluppo del nucleare in Iran raggiunto nel 2015 tra Teheran e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU più la Germania (con la partecipazione anche dell’Unione europea). L’intesa ha rappresentato inizialmente una svolta positiva nella difficile relazione tra Iran e Occidente. Ma il riavvicinamento è stato breve, perché nel 2018 gli Stati Uniti, allora sotto l’amministrazione Trump, si sono ritirati. A quasi cinque anni di distanza le conseguenze di quella decisione continuano a rendere complicato il dialogo tra le parti. L’Iran ha portato avanti sviluppo e ricerca nel settore nucleare, arrivando ad arricchire l’uranio al 60%, avvicinandosi così al livello necessario per la produzione di armi. Anche se Teheran continua a negare di voler arrivare a un’arma nucleare, gli ultimi sviluppi accorciano ulteriormente il cosiddetto breakout time, il tempo necessario per produrre una bomba atomica. Le possibilità di tornare all’accordo del 2015, o di farne uno nuovo, sono sempre meno. Da alcuni mesi si sono interrotti anche i negoziati, in parte a causa di una strategia attendista da entrambe le parti. Allo stesso tempo la crescente preoccupazione di Europa e Stati Uniti, insieme all’assenza di valide alternative, comportano un rischio di escalation sempre maggiore, non certo ridotto dalla recente rielezione di Benjamin Netanyahu a primo ministro in Israele, il nemico numero uno dell’Iran in Medio Oriente.

L’urgenza di un accordo è evidente, ma non possiamo nemmeno nascondere come un’eventuale intesa possa anche mandare un segnale contraddittorio. Qualsiasi concessione da parte dell’Occidente potrebbe apparire come un sostegno, seppur indiretto, al regime. Quindi uno schiaffo agli iraniani (molti arrestati) che lottano quotidianamente per le loro libertà. Inoltre se da un lato è chiaro che l’offerta di un accordo debba rimanere sul tavolo, dall’altro è altrettanto evidente come l’Occidente, se non vuole rinunciare ai propri valori, debba dimostrare che non ha alcuna intenzione di abbandonare il popolo iraniano. Il tutto senza dimenticare che uno stallo su questo fronte aumenta drasticamente il rischio che la questione nucleare si trasformi in una crisi globale.

Cooperazione tra Iran e Russia nel Mar Caspio

In questi ultimi mesi, in concomitanza con la guerra in Ucraina, è aumentata la cooperazione tra Iran e Russia. E da questo punto di vista è importante il Mar Caspio, dove passano oleodotti e progetti energetici che collegano i giacimenti di gas e petrolio dell’Asia centrale e del Caucaso all’Europa.

ph: AGI ITALIA

La cooperazione tra Teheran e Mosca si sviluppa su più piani. Per esempio l’ammodernamento del porto russo di Makhachkala, approdo importante sul Caspio, è stato visto come un’opportunità economica dagli iraniani, che cercheranno di giocare un ruolo di primo piano nelle attività di import-export del porto daghestano, che fa la concorrenza al porto azero di Baku.

Inoltre l’Iran potrebbe avere un ruolo importante nella crisi ucraina. La Russia sta già usando droni di fabbricazione iraniana e questo non sta certo facilitando la ripresa del dialogo tra Teheran e i paesi occidentali.

Se volessimo vederla come una partita di scacchi potremmo dire che la relazione tra Iran e Occidente sia un susseguirsi di attacchi e difese, impedonature e inchiodature. Visto il quadro complessivo, che evidenzia il rischio di un’escalation su più fronti, sarebbe necessario che i governi ragionassero e agissero sulla scacchiera in modo da non trovarsi nella posizione di non poter più rettificare la loro ultima mossa.

Fonti correlate

https://www.politico.eu/article/geostrategic-challenges-2023-ukraine-iran/

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-mondo-nel-2023-iran-37098

https://www.specialeurasia.com/2023/01/02/geopolitical-risk-iran-caucasus/

https://time.com/6243988/top-global-risks-of-2023/

https://euractiv.it/section/capitali/news/liran-minaccia-charlie-hebdo/