La guerra in Ucraina sarà ancora lunga

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Ochtyrka, Ucraina, settembre 2022. Foto di Emanuele Valenti

C’è un’immagine che rappresenta alla perfezione la guerra in Ucraina, quello che è stato nel 2022 e quello che con ogni probabilità sarà ancora nel 2023: un conflitto al momento senza soluzione.

La notte dell’ultimo dell’anno a Kyiv, mentre suonavano le sirene di allarme e i sistemi di difesa ucraini colpivano in cielo decine di droni, diversi cittadini sono usciti sui loro balconi e hanno cantato l’inno nazionale.

Questa immagine ci dice che nessuno è intenzionato a fare un passo indietro. 

La Russia continua a bombardare le infrastrutture civili, ma allo stesso tempo la brutalità della guerra alimenta ancora di più la determinazione degli ucraini, civili e militari. “Non abbiamo alternative, dobbiamo combattere per la nostra libertà”, ha detto in questi giorni il presidente Zelensky, condividendo quello che in realtà pensano moltissimi suoi concittadini. 

La loro voglia di resistere e di combattere contro i russi è stata e sarà un elemento centrale di questa guerra. Quindi il conflitto è destinato ad andare avanti, come minimo per diversi mesi. Impossibile prevedere le sue dinamiche, ma sicuramente ci sono delle variabili da monitorare con attenzione, perché potrebbero essere quelle che determineranno il corso degli eventi futuri. Vediamone alcune.

La prima è la modalità con la quale entrambe le parti decideranno di usare le armi a loro disposizione, visto che i loro arsenali non sono infiniti.

La seconda, direttamente collegata alla prima, è la scelta che faranno gli alleati degli ucraini – in prima fila Stati Uniti e paesi europei – per quanto riguarda proprio la produzione e il rifornimento di nuovi armamenti. Nel suo primo intervento pubblico del 2023 il segretario generale della NATO, Stoltenberg, ha chiesto ai paesi occidentali di valutare un aumento della produzione dell’industria bellica.

Ma la questione non è solo quantitativa. Gli ucraini dicono di voler riconquistare tutto il territorio perso dal 2014, ma per fare questo avranno bisogno di armi diverse rispetto a quelle che gli sono state fornite finora. Non solo per difendersi ma anche per attaccare in profondità nel territorio occupato dai russi. Arriveranno?

La terza variabile, che interessa tanto i russi quanto gli ucraini, è la loro capacità di mandare altri uomini al fronte. Questa è anche una guerra di trincea. Lo racconta molto bene quello che sta succedendo lungo la linea del fronte nel Donbass, dove da settimane gli spostamenti sono al massimo di poche centinaia di metri.

La quarta variabile tocca la dimensione politica e geopolitica: la capacità dei rispettivi leader di tenere uniti i loro fronti interni. Per Putin il fronte interno è quello russo. Sappiamo che non tutta la società russa è d’accordo con questa guerra, ma non essendo al vertice di un sistema democratico per il capo del Cremlino il rischio maggiore viene da chi fa parte dei circoli di potere. Le critiche per la gestione della guerra non sono mancate e non dimentichiamoci che nonostante il tremendo impatto sull’Ucraina questa storia sembra essere soprattutto una questione interna russa, che segnerà la società russa in maniera profonda.

Dall’altra parte ci sono Zelensky e Biden, finora capaci di tenere più o meno compatto il fronte occidentale. Il presidente ucraino ha messo in campo un’intensissima campagna di comunicazione per tenere alta l’attenzione del mondo sulla guerra e in buona parte ci è riuscito. Così come è riuscito a tenere unita la sua stessa società, anche se qui il lavoro lo ha fatto soprattutto la brutalità della campagna militare decisa a Mosca. Non a caso in pochi mesi è stato portato a termine quel processo cominciato nel 1991, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’indipendenza di Kyiv: la costruzione della nazione ucraina. Più complicato sarà invece per Zelensky, ma soprattutto per Biden, tenere unito l’Occidente dietro a una guerra che come dicevamo non finirà di certo domani. E qui peseranno soprattutto le ricadute economiche negli altri paesi europei. Il famoso aumento delle bollette del gas e della luce non è in alcun modo da sottovalutare.

La quinta e ultima variabile coinvolge la Cina. Pechino è un importantissimo alleato economico-commerciale di Mosca, ma è anche molto prudente al momento di dare alla Russia un pieno supporto militare, per esempio con il rifornimento di armi che finora non c’è stato. La leadership cinese vuole dare l’idea di muoversi su un’altra dimensione, come potenza responsabile in grado di contenere, invece che alimentare, i conflitti in giro per il mondo. Continuerà su questa linea?

Gli elementi sono molti di più, così come ci sono molteplici combinazioni tra loro. Un quadro complesso, figlio di una crisi che si sviluppa su più livelli, che spesso escono dai confini ucraini.