Tradurre Solženìcyn capendoci qualcosa

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Aleksandr Solženicyn con in braccio i suoi due figli, Yermolai e Ignat, insieme alla moglie Natalya al loro arrivo a Zurigo, in Svizzera, nel marzo del 1974 dopo l’espulsione dall’Unione Sovietica. (AP Photo/Heinz Ducklau)

Il professor Bruno Osimo è ben noto tra i suoi studenti per trattare, all’interno dei suoi corsi di traduzione verso l’italiano, testi classici della letteratura russa. Per un anno abbiamo fatto la conoscenza di Čechov e dei suoi racconti brevi, dai finali spesso sorprendenti. Sebbene sia a volte traumatico, avere la possibilità di leggere questi classici della letteratura russa e di tradurli, con le spiegazioni attente del docente, ci è stato di grande aiuto. Durante l’anno accademico 2022/2023, la numerosa classe di russo del primo anno del corso magistrale di traduzione, composta da me e da Giulia Cheli, è stata coinvolta in un progetto alquanto interessante: tradurre Arcipelago Gulag (1918-1956), reportage letterario di Aleksandr Solženìcyn, scritto tra il 1958 e il 1968*. Trattandosi di un libro piuttosto lungo, il professore ha deciso di concentrarsi sulla traduzione di un solo capitolo. Si è trattato comunque di un’impresa ardua, che lo ha portato a dividere il testo tra noi del primo anno e gli studenti e le studentesse del secondo anno. Noi abbiamo lavorato alla prima metà del capitolo e gli altri studenti alla seconda.

Come ci racconta Bruno Osimo, «La formazione dei traduttori alla Altiero Spinelli avviene con un focus sulla traduzione vera e propria, fatta salva l’eccezione del terzo anno di mediazione linguistica, in cui è previsto anche un esame di letteratura russa. In questo ci distinguiamo dall’università, dove il focus è sulla letteratura. Per questo le lezioni di traduzione mirano a integrare anche elementi di cultura, e io ho pensato che l’opera di Solženìcyn racchiudesse in sé molte informazioni, dirette o indirette. E non c’è come tradurre un testo per scontrarsi con l’intraducibilità e risolverla volta per volta, prendendo coscienza delle differenze tra cultura altrui e cultura propria» .

Questo ha comportato una necessaria collaborazione: oltre a creare un glossario condiviso, in cui segnare la traduzione di alcuni termini ricorrenti, ci siamo scambiati il lavoro e opinioni. I ragazzi del secondo anno hanno dovuto leggere la parte precedente per poter comprendere meglio il contesto della narrazione, mentre noi ci trovavamo a volte a dover leggere il seguito per capire qualcosa che diventava chiaro solo proseguendo con la lettura.

Si è trattato di un testo dall’elevato grado di difficoltà per la sua natura altamente metaforica. Tutta la narrazione si basava sulla metafora delle fogne, e delle ondate, elemento centrale mantenuto poi anche nel titolo. (Anche nel titolo generale la parola «arcipelago» è metaforica e si riferisce allusivamente al reportage letterario di Čechov L’isola di Sachalìn, pure dedicato a un sistema di carcerazione e lavoro forzato.) Il testo presenta una lunga serie di immagini allegoriche ed è caratterizzato da uno stile spesso spontaneo, dovuto probabilmente al contesto di creazione dell’opera: una denuncia del sistema di repressioni succeduto in versione rafforzata alla famigerata Terza Sezione del regime zarista,  una sorta di Stato nello Stato con un duplicato di esercito, polizia, tribunali, fabbriche nel quale Solženìcyn sprofonda di persona tra il 1945 e il 1953. Il libro viene pubblicato nel 1973 in Francia, dopo che una copia nascosta, tenuta dalla sua dattilografa, viene scoperta dal KGB. È stato difficile districarsi tra le complicate immagini impiegate dall’autore, ma più ci addentravamo nella storia, più ci risultava comprensibile. Abbiamo sempre cercato di riportare in italiano lo stile dell’autore, inserendo le note dove ritenevamo necessario, e sotto la guida esperta del professor Osimo siamo riusciti a finire la traduzione in concomitanza con il termine delle lezioni.

Grazie al lavoro di revisione del professor Osimo, è stata pubblicata la traduzione, e nel nostro piccolo è fonte d’orgoglio vedere la concretizzazione di un anno di lavoro. È  stata un’impresa ardua, che all’inizio sembrava quasi impossibile. Con il passare del tempo, abbiamo familiarizzato con lo stile dell’autore e ci siamo districati nel complesso meccanismo dei Gulag e delle diverse ondate di deportazione organizzate all’interno del regime dell’Unione Sovietica. La traduzione è anche questo: rendere accessibile un’opera e conoscere una storia che ci sarebbe altrimenti preclusa.

Copertina libro “Storia delle fogne russe: Ondate di deportazione in gulag”, Bruno Osimo

*Per chi volesse approfondire la lettura, a questo link è possibile acquistare il libro: https://www.amazon.it/Storia-delle-fogne-russe-deportazione-ebook/dp/B0C9YDTC67