Parigi fuori dai sentieri battuti – Terza parte

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ph: Jeanne Menjoulet

Il quartiere Pont de Flandre tra Ottocento e Novecento        

La Gare è situata a nord-est di Parigi, nel quartiere Pont de Flandre, all’interno del diciannovesimo arrondissement. Quest’area urbana ha subito negli ultimi secoli trasformazioni continue, profonde e radicali. Tuttora ha una configurazione in divenire. In passato il quartiere faceva parte del comune autonomo della Villette, creato nel 1790 e annesso poi alla città di Parigi nel 1860. Fino all’inizio dell’Ottocento è stato un comune agricolo, con coltivazioni di grano e vigneti. La costruzione del bassin de la Villette nel 1809, del canal Saint Denis nel 1821 e del canal de l’Ourcq nel 1837 hanno poi consentito la navigazione e condotto a una rapida industrializzazione. L’arrivo della ferrovia – la linea tra Parigi e Strasburgo nel 1849 e la Petite Ceinture nel 1854 – e l’annessione alla città di Parigi hanno amplificato ulteriormente questo processo. Nell’Ottocento il quartiere ha acquisito la sua fisionomia moderna di luogo industriale e operaio, abitato da classi popolari e povere, tuttora parzialmente presente nell’immagine che rimanda all’esterno. In questa caratterizzazione un peso rilevante è dato dalla presenza, per più di un secolo dal 1867 al 1974, del mercato generale del bestiame e dei grandi mattatoi della Villette, che hanno segnato profondamente la vita del quartiere. Fino agli anni Settanta del Novecento quest’area aveva ancora una fisionomia industriale e operaia. Ancora oggi lo scheletro popolare del passato sopravvive meticcio e alimentato dall’immigrazione postcoloniale lungo l’avenue de Flandre, un’arteria grigia che connette il quartiere Pont de Flandre con quello della Villette, situato più a sud verso Stalingrad. Ai lati dell’avenue gli alti palazzoni delle case popolari di Rosa Parks, Curial e Cambrai. Così rari a Parigi, spiccano in una metropoli dotata di un’elevata uniformità stilistica e architettonica con vecchi edifici haussmaniani generalmente piuttosto bassi.

Anni Ottanta: riconversione post-industriale e riqualificazione urbana

Con gli anni Ottanta e Novanta è cominciato il lento ma inesorabile processo di riconversione post-industriale, riqualificazione urbana e imborghesimento del quartiere. Un fenomeno che arriva ai giorni nostri e ha tutta l’aria di voler proseguire a ritmi serrati anche in futuro. La tappa fondamentale è rappresentata dal cantiere decennale per la riqualificazione urbana del grande macello e del mercato generale del bestiame. Finalizzata alla trasformazione in area verde, ha portato all’inaugurazione del parc de la Villette nel 1987. La concezione architettonica del parco era all’avanguardia e ha creato uno spazio ibrido e composito davvero notevole, vivibile e godibile. Ampi prati e distese alberate si sposano con complessi artistici, musicali e scientifici, come lo Zenith, il Caberet Sauvage, il Trabendo, la Cité des Sciences et de l’Industrie, la Géode, il Conservatorio, la Philarmonie-Cité de la Musique e il Teatro della Villette. Tutti questi edifici ruotano intorno al centro costituito dalla Grande Halle, monumento di architettura industriale e unico residuo restaurato del grande macello e del mercato del bestiame. 

Un’altra tappa importante in questo processo è stata la riqualificazione urbana delle aree adiacenti il bassin de la Villette e il canal de l’Ourcq. Fino agli anni Novanta i corsi d’acqua erano infatti costeggiati da uno stradone. La costruzione sui due lati di due cinema gemelli – MK2 Quai de Seine e Quai de Loire, rispettivamente nel 1996 e nel 2005 – e delle piste ciclabili ha trasformato lo scenario urbano. Così come la riqualificazione del lungocanale con spianate alberate, un percorso pedonale lastricato con possibilità di pic-nic, giardinetti e spiazzi di terra per giocare alla pétanque (specialità provenzale del gioco delle bocce ormai diffusasi in tutta la Francia).

Parc de la Villette, ph: Marco Papetti

Il lento e inesorabile processo di gentrificazione

Niente di male in tutto ciò. In sé la riqualificazione urbana è un processo positivo che valorizza e abbellisce luoghi abbandonati e lasciati all’incuria. Il bassin de la Villette e il canal de l’Ourcq devono avere un aspetto decisamente migliore oggi rispetto al passato. Il parc de la Villette è un capolavoro di architettura contemporanea e di commistione tra natura e arte. Nessuno rimpiange i grandi mattatoi oppure il mercato generale del bestiame. Il problema è che questo processo di riqualificazione urbana e di miglioramento della qualità della vita degli abitanti del quartiere si accompagna a un processo più generale di gentrificazione. Fenomeni di speculazione immobiliare, aumento esponenziale degli affitti e del prezzo delle case, difficoltà di accesso ai mutui. Ma anche l’aumento del costo della vita, la chiusura di vecchi locali più economici e storicamente frequentati dalle classi popolari, l’apertura di nuovi negozi con prezzi più elevati e quindi pensati per i nuovi abitanti delle classi medie. Ne risulta un lento ma inesorabile spostamento della popolazione, sulla base del reddito, spesso decennale se non pluridecennale. Un processo difficilmente contrastabile nel quadro politico-economico esistente. I più poveri si spostano in periferia, nella banlieue e nelle zone periurbane. Se restano sono costretti a una lotta quotidiana e stressante in condizioni di vita degradate e sempre più difficili. Le classi medie si trasferiscono invece nei quartieri in passato più popolari e ormai in via di gentrificazione, perché il centro città è riservato tendenzialmente ai più ricchi e alla media e alta borghesia. Naturalmente questo non vale solo per questo quartiere e nemmeno per Parigi. Si tratta di un fenomeno che interessa molte metropoli in Europa e nel mondo, seppure con diverse specificità locali. Si tratta inoltre di una tendenza strutturale ma generica, come ogni tendenza. Esistono per fortuna eccezioni e controtendenze locali, visto che la realtà è complessa, contraddittoria e conflittuale.

Bassin de la Villette e Cinema MK2 Quai de Seine, ph: photos-et-voyages.blogspot.com

Go-go gentrification!

Questo processo è visibile a occhio nudo a chiunque abbia vissuto a lungo nel quartiere. A partire dai negozi, dai bar e dai commerci locali. Negli ultimi anni il quartiere sta cambiando letteralmente il proprio aspetto. Da decenni ormai c’è un’eterogeneità socioculturale vitale e stimolante, alimentata dall’immigrazione postcoloniale ma non solo. Francesi di diverse origini coesistono con immigrati di svariate nazionalità. In particolare sono presenti forti comunità ebraiche e cinesi. Sin dagli anni Sessanta e Settanta è cambiata la composizione socioculturale delle classi popolari che abitano nei grandi palazzoni di Rosa Parks, Curial e Cambrai, spesso di origine maghrebina e africana. Nell’ultimo decennio il paesaggio urbano si è trasformato radicalmente sull’avenue Corentin Cariou, accanto al parc de la Villette o lungo il canal de l’Ourcq. Sono spuntati come funghi nuovi commerci curati, supermercati e panifici biologici, bar e ristoranti di tendenza, parrucchieri e barbieri alla moda. Tutti commerci che si rivolgono a una nuova clientela, diversa rispetto agli abitanti delle classi popolari. Questi nuovi commerci sostituiscono quelli vecchi ma altre volte li affiancano. I supermercati biologici coabitano con gli alimentari etnici e con i mercati tradizionali. Le nuove boulangerie biologiche convivono con vecchi panifici. I bar di quartiere, i kebab e i ristoranti africani sopravvivono lungo l’avenue de Flandre e nelle vie adiacenti, mentre i nuovi bar alla moda e i ristoranti di tendenza proliferano intorno al canale e al parco. Il profilo urbano ed estetico del canal de l’Ourcq è stato stravolto in maniera importante nell’ultimo decennio. Fino a dieci anni fa durante la notte il lungocanale era ancora buio, cupo e poco vissuto. Sembrava isolato e lontano dalla vitalità notturna parigina, che si fermava poco più in là al bassin de la Villette. Negli ultimi anni invece è stato un pullulare di bar, locali e ristoranti, che si sono moltiplicati e diffusi a macchia d’olio tra il canale e il parco.

Canal de l’Ourcq visto dal parc de la Villette, ph: Marco Papetti

Coesistenza tra classi sociali diverse

Questa fotografia sfocata è l’espressione di un quartiere variegato e multietnico in piena trasformazione. Una configurazione instabile e ancora in divenire. I vecchi abitanti delle classi popolari convivono con le classi medie e la piccola borghesia, che comincia ad affluire copiosamente. Per il momento la coesistenza tra classi sociali diverse ha trovato un punto di equilibrio effimero e precario perché fragile e mutevole. Esiste infatti una tolleranza indifferente tra ceti che vivono l’uno accanto all’altro senza mischiarsi né parlarsi troppo. La gentrificazione in corso trova comunque una barriera al momento insuperabile nell’alta concentrazione di case popolari del comune di Parigi. Soprattutto nei numerosi condomini costituiti da alti palazzoni dietro all’avenue de Flandre, tra le fermate di Riquet,  Crimée e Rosa Parks. Questo complesso crea un micro-quartiere nel quartiere. Un bastione popolare attualmente inespugnabile. Questi edifici non sono infatti attrattivi per le classi medie urbane che non vogliono andarci a viverci.

Case popolari di Rosa Parks, ph: Marco Papetti

Pressione violenta sui quartieri popolari

Questi bastioni popolari – presenti anche in altri quartieri del nord-est parigino in via di gentrificazione – sono però sottoposti alla pressione violenta di tale processo. Le condizioni di vita sono sempre più dure, difficili e degradate. Alla lotta quotidiana e sempre più stressante per vivere si accompagna a volte la presenza di gruppi di migranti e di persone che fanno uso di droghe e che vivono per strada. Questo fenomeno è scaricato dalle autorità sui quartieri popolari. Ad esempio i gruppi di tossicodipendenti e migranti che prima si trovavano in place de Stalingrad sono stati sgomberati e cacciati dalla polizia. La place di Stalingrad è infatti un importante snodo di passaggio e di accesso al bassin de la Villette. Ora si sono spostati poco lontano, sempre nel quartiere della Villette, nei pressi del jardin d’Éole, al confine tra il diciottesimo e il diciannovesimo arrondissement. La problematica è lasciata al caso e alla gestione autonoma degli abitanti del quartiere. L’aiuto e la solidarietà delle associazioni svolge un ruolo suppletivo e palliativo di sostegno, con la distribuzione di cibo, vestiti, e materiale igienico-sanitario. Mancano drammaticamente politiche pubbliche a livello statale che si prendano carico della situazione e non lascino le persone per strada. Ma quando la situazione non è più gestibile oltre l’indifferenza l’unica soluzione politica pare essere la repressione poliziesca. Per gli abitanti del quartiere la coesistenza non è cosa facile. Ma qui pesa anche il numero elevato di persone che vivono generalmente per strada a Parigi, una questione che meriterebbe una riflessione più ampia.

Orgues de Flandre, ph: Jacques

Conclusione: una controtendenza singolare e locale? 

La Gare è nata quindi in questa configurazione instabile. In un quartiere complesso e in trasformazione, attraversato da processi profondi di riqualificazione urbana e di gentrificazione. Si inserisce naturalmente all’interno di queste dinamiche, che costituiscono la tendenza strutturale di fondo, anche se ostinatamente in direzione contraria. Perlomeno nei limiti del possibile e nei margini di manovra lasciati a un’impresa etica, dotata di una finalità musicale ma anche commerciale, consapevole della propria funzione sociale e culturale. Nella sua singolarità la Gare cerca di innescare una minuscola controtendenza locale all’interno di un processo generale di gentrificazione. Fa parte di un ecosistema fragile e prezioso più ampio, che raggruppa luoghi variegati ed eterogenei molto diversi per statuto giuridico, obiettivi e finalità, ma che condividono un’attitudine di fondo. Alcuni sostengono che gli squat artistici nati nelle friches industrielles siano vettori di gentrificazione e lo sono sicuramente. Spesso però questi artisti, loro malgrado, sono ugualmente vittime di tale processo e cercano di trovare soluzioni per esprimere la propria arte e il proprio talento. Non è comunque il caso della Gare, che non è uno squat artistico ma un’impresa privata. Si colloca quindi su un altro piano e ha un diverso statuto giuridico. In ogni caso è preferibile che luoghi come la Gare esistano, in quanto arricchiscono e colorano sensibilmente la scena culturale e musicale della città. Certo, bisogna poi avere la consapevolezza che questi esperimenti sono instabili, mutevoli e attraversati da contraddizioni che fanno parte della complessità del reale.

Sitografia per approfondire (in ordine di apparizione dei link nell’articolo):

https://paris-atlas-historique.fr/58.html

https://dmath2000.wixsite.com/entre-soi-a-paris/le-19-eme-et-l-exclusion

http://www.paris1900.fr/paris-rive-droite/abattoirs-de-la-villette

https://laviedesidees.fr/Paris-embourgeoisement-ou.html

https://www.youtube.com/watch?v=STnKklb2EA8

https://www.ilturista.info/ugc/info/da_visitare/889-Parc_de_la_Villette_visitare_i_giardini_culturali_di_Parigi/

https://www.bondyblog.fr/societe/le-canal-de-lourcq-symbole-des-fractures-du-19e/

https://www.vivaparigi.com/parc-de-la-villette-parigi/

https://www.lemonde.fr/argent/article/2020/02/24/immoblier-a-paris-le-19e-arrondissement-terre-d-accueil_6030587_1657007.html

https://www.enlargeyourparis.fr/societe/la-gentrification-ou-lurbanisation-de-la-lutte-des-classes

https://www.humanite.fr/societe/paris/anne-clerval-paris-le-discours-sur-la-mixite-sociale-remplace-la-lutte-des-classes

https://www.insee.fr/fr/statistiques/2572750

https://journals.openedition.org/cybergeo/23745

https://www.insee.fr/fr/statistiques/4177174?sommaire=4177618&geo=COM-75119

https://exploreparis.com/fr/177-visite-19-arrondissement-paris-communaute-juive.html

https://collectiflieuxcommuns.fr/?827-l-immigration-maghrebine-en-france&lang=fr

https://mairie19.paris.fr/pages/les-quartiers-politique-de-la-ville-12846

Bibliografia consigliata:

Anne Clerval, Paris sans le peuple. La gentrification de la capitale, Paris, La Découverte, 2013, 256 pp.

Abdoulaye Sissoko e Zakaria Harroussi, Quartier de Combat. Les enfants du 19ème, Paris, Denoël, 2021, 224 pp.

Marie Chabrol, Anaïs Collet, Matthieu Giroud, Lydie Launay, Max Rousseau et Hovig Ter Minassian, Gentifrications, Paris, Amsterdam, 2016, 360 pp.

David Ley, The New Middle Class and the Remaking of the Central City, Oxford, Oxford University Press, 1997, 383 pp. 

Sharon Zukin, Loft Living: Culture and Capital in Urban Change, New Brunswick, Rutgers University Press, 1989, 252 pp.