La mia generazione … quante ne ha fatte di vacanze in treno, e di viaggi in treno in generale.
Giunta finalmente l’estate (atlantica, all’epoca, e non sahariana) si andava in stazione e si partiva per le ferie, in tradotte interminabili con bagagli pesantissimi trascinati a fatica durante i cambi per prendere la “coincidenza”, a meno di non trovare un mitico “facchino”. Termini quasi spariti dall’uso. Ricordo che cos’era andare in Friuli: cambio a Milano, a Mestre e a Sacile, per prendere finalmente la non meno mitica “littorina” (altro termine sparito), l’automotrice che, sferragliando e brontolando, si arrampicava lungo gli ultimi 40 chilometri che concludevano un viaggio di, se andava bene, 8 ore per 400 chilometri. Ma costava poco.

Viaggiare in treno, fino agli anni Ottanta, era molto diverso rispetto a oggi. Ricordo ancora quei biglietti in cartoncino spesso, grandi pochi centimetri, grigio chiaro, che si acquistavano direttamente in stazione. Oggi sono oggetti da collezione e, probabilmente, in fondo a qualche scatolone o a qualche cassetto anche a voi ne sarà saltato fuori qualcuno. Con quel biglietto, per quella stessa tratta, si poteva salire su un treno qualsiasi, a meno che non fosse un Rapido con obbligo di prenotazione e supplemento. I “rapidi” erano convogli lussuosi, elettrotreni dalla livrea grigio chiaro e verde, con lussi quali il bar a bordo, l’aria condizionata, poltrone e divani in pelle e velluto al posto dei sedili, stampe e incisioni a ornare gli interni. Ambienti raffinati e ovattati, luminosi nei loro colori tenui, che trasmettevano un’idea di progresso e di ottimismo verso il futuro.

Ma anche i treni ordinari erano tutto sommato puliti ed era difficile trovare a bordo qualcosa di rotto o non funzionante. I graffiti, poi, all’epoca erano praticamente inesistenti, le stazioni erano tutte presenziate e quindi piuttosto curate. In generale, la manutenzione era più assidua, forse anche perché vivevamo in un sistema economico radicalmente diverso da quello odierno. L’economia non era ancora stata schiavizzata dalla finanza.
La mia è inoltre la generazione dell’Interrail: quell’abbonamento senza limiti che ti permetteva di scorrazzare a piacimento per tutta Europa per 30 giorni. Mi ci sono spinto fino a Åre, nel nord della Svezia, in Spagna a Salamanca, in Portogallo a Coimbra e a Porto. Ho ancora negli occhi tutti i paesaggi che ho visto scorrere in migliaia e migliaia di chilometri, da un finestrino trasformato in uno schermo sul mondo.
Oggi, nell’era delle compagnie aeree low cost, ha senso investire nei trasporti ferroviari? A mio avviso ne ha, eccome. Basti pensare che uno dei sistemi più sicuri, economici e veloci per far giungere le importazioni cinesi fino in Europa è… su rotaia. Lungo la Transiberiana. In un paio di settimane, anziché in un mese via mare, e a costi dimezzati. O ancora, basti pensare che la sempre la Cina, ora con tutti i problemi nello stretto di Hormuz legati alla guerra, sta importando greggio iraniano in carri cisterna, grazie a un collegamento ferroviario diretto che si snoda per oltre 9 mila chilometri.
Ma per capire l’importanza di queste infrastrutture, e l’importanza di continuare a investirci, è bene pensare anche al ruolo storico della ferrovia. Il treno incarna il balzo in avanti che l’umanità ha compiuto nel corso dell’Ottocento: grazie alle ferrovie, a fine secolo, da quasi ogni angolo del Regno Unito era diventato possibile raggiungere Londra in giornata. Un progresso colossale, non solo sul piano tecnico, ma anche sociale e psicologico, in un secolo che si era aperto ancora con le carrozze a cavalli e viaggi estenuanti di giorni e giorni, a bordo di diligenze e carretti.
Certo, forse per ragioni anagrafiche a volte scado in forme di nostalgia che ai giovani rischiano di apparire ridicole. Ma lasciatemelo dire: se penso ai treni d’oggi, sigillati come tubi che sanno di plastica e di aria viziata, penso che il piacere di poter riaprire il finestrino, vedere le tendine svolazzare per la velocità e sentire l’aria fresca entrare da fuori non avrebbe prezzo. Ma intanto è cambiato il mondo.
Buon viaggio e buone vacanze a tutti.
















