Studiare Lingue oggi?

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Studiare lingue oggi?

STUDIARE LINGUE OGGI?

Ecco un interrogativo che aleggia sempre più in dibattiti, conversazioni private, scelte di percorsi universitari: vale ancora la pena studiare lingue oggi, quando tanto “tutti sanno l’inglese” e “le traduzioni le fa l’IA”?

Short answer: sì. Vediamo perché.

Partiamo da un presupposto: studiare una lingua equivale a studiare una cultura e imparare a interagire con essa. Al di là del piacere indiscusso di potersi godere un’opera letteraria, una pièce teatrale, un brano musicale, una poesia, un film, un programma comico o satirico, in un mondo sempre più interconnesso e in cui gli scambi sono sempre più intensi e globali è pur vero che, operativamente, si può stare a galla anche in basic English. Ma il linguista, nelle sue varie specializzazioni (dal mediatore, al traduttore, all’interprete, al teorico) è la figura che ti sa spiegare se un prodotto, uno slogan pubblicitario, un marchio, in un dato Paese funzioneranno o meno. E perché. Se un dato investimento avrà più o meno probabilità di riuscita. O quali potrebbero essere gli ostacoli culturali e normativi, e come affrontarli. O ancora, se una data denominazione commerciale non rischi di suonare ridicola, o allusiva, o di cattivo auspicio. Come abbiamo ricordato, studiare una lingua è studiare una cultura.

Ma perché studiare una lingua equivale a studiare una cultura?

Questo avviene perché la lingua non è un repertorio di parole da apporre a cose e concetti, come se fossero etichette. Una lingua è un principio ordinante della realtà, è una griglia che segmenta e rende leggibile il mondo esterno che, altrimenti, rimarrebbe un continuum indistinto e informe. E’ questa ciò che in linguistica va nota come ipotesi di Sapir-Whorf, secondo cui esiste una stretta connessione tra organizzazione del sistema linguistico, categorizzazione di un universo semantico e cultura. (1) L’italiano è una tra le poche lingue europee che distinguono con termini diversi il blu e l’azzurro, ritenendoli due colori sostanzialmente diversi; e in Italia è nata una radicata tradizione estetica e artistica, che ha portato a eccellenze come l’alta moda o il design.

Per riprendere il discorso sull’intelligenza artificiale, le varie piattaforme di IA stanno diffondendo un lessico italiano sempre più calcato sull’inglese, impoverendolo e, con esso, impoverendo il pensiero e lo spirito critico. Ecco così che all’improvviso traduzioni e risposte delle piattaforme di IA sono infarcite di “attitudini” che in realtà sono “atteggiamenti”, o di “condiscendenza” usata con un’accezione negativa, come condescension in inglese – che però vuol dire supponenza, alterigia, boria, altezzosità, sussiego: tutto fuorché “(ac)condiscendenza”, che in italiano indica invece la disponibilità ad ascoltare il prossimo e ad andargli incontro (2). Nell’amalgama lessicale e concettuale delle IA, ecco che una virtù (saper ascoltare) è diventata un difetto (trattare con sufficienza).

E, ancora una volta, a poter scorgere questo limite e ad avere gli strumenti per contrastarlo è … il linguista.

A questo punto, avvicinandomi alla conclusione del mio ragionamento, spezzo una lancia a favore della scuola che ospita la nostra rivista: una scuola che offre la possibilità di studiare un’ampia gamma di lingue (e culture) diverse, dal cinese, all’olandese, al greco, al russo, permettendo di approfondirle in più aspetti e di acquisire una panoplia di competenze, scritte, orali, tecnologiche e relazionali.

Insomma, ai giovani che stanno valutando le loro scelte mi sento di dire: qui o altrove, non scartate a priori gli studi linguistici, che rimangono un potente strumento di lettura della realtà e del mondo.

Quindi, per tornare all’interrogativo di partenza: sì, vale la pena, eccome. Paradossalmente più che mai: c’è più che mai bisogno di umanisti in un mondo sempre più capace di costruire un ponte o di scavare un tunnel, ma che fatica a stabilire se sia davvero opportuno realizzarli, e dove.

Note

(1) Cfr. https://www.treccani.it/enciclopedia/edward-sapir/

(2) Cfr. https://dizionario.internazionale.it/parola/accondiscendenza