Tra due mondi: la minoranza etnica russa in Estonia

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Immagine di Sean Isele

Traduzione dall’inglese di Sveva Galli

Introduzione e ringraziamenti

Rientro ora da un periodo di cinque mesi in Estonia. In quel soggiorno, ho potuto toccare con mano una cultura molto diversa da quella a cui sono abituato. Ho avuto la fortuna di incontrare tante persone meravigliose che, altrimenti, non avrei mai avuto modo di conoscere e con cui avrò il piacere di tenermi in contatto. Quei mesi a Tallinn sono stati fonte di tanti ricordi memorabili, in larga misura grazie alla minoranza russofona che vive in Estonia.

Il tanto tempo che, in Estonia, ho trascorso in compagnia di russi      etnici, parlando e interagendo con loro, mi ha permesso non solo di scoprire una ricca cultura e una cucina sopraffina, ma anche la posizione penalizzata che occupano in seno alla società estone. Ciò si deve in parte al conflitto in Ucraina, tuttora in corso, e in parte alle ragioni storiche che approfondiremo in questo articolo. Le fonti su cui mi sono basato per scriverlo sono non soltanto le mie esperienze personali in Estonia, ma anche i dati statistici disponibili in rete. Pur essendomi sforzato di perseguire la massima neutralità, il mio vissuto personale può aver influenzato la mia percezione di ciò che esporrò.

Prima di questo viaggio, sapevo già      che in Estonia le lingue principali sono due: l’estone e il russo. Se, da un lato, ero conscio di una certa tensione tra la minoranza russa e la popolazione locale composta da estoni, è solo con il mio arrivo nel paese che mi sono reso davvero conto della portata di quel fossato. Ho toccato con mano l’avversione degli estoni non soltanto per la minoranza russa, ma anche verso gli studenti esteri che si trovavano lì per studiare il russo.  Ma com’è possibile un’ostilità tanto forte verso tutto ciò che ha a che fare con la Russia – al di là dell’ovvio, cioè della guerra tuttora in corso in Ucraina – se i russi etnici costituiscono una parte tanto sostanziale della popolazione del paese? Per capirlo, dobbiamo compiere un salto indietro nella storia.

L’eredità sovietica

Dall’integrazione dell’Estonia nel territorio dell’URSS vi è stata una massiccia immigrazione russa. Il numero di russofoni in Estonia, ora del 1989, era così salito a circa un terzo della popolazione. Negli Stati baltici in particolare, l’annessione all’Unione sovietica che era stata imposta a forza veniva sentita come una forma di dominazione coloniale. Molti dei nuovi venuti non erano visti come semplici migranti, ma come agenti sovietici mandati lì per controllare la popolazione: militari, personale dei servizi di sicurezza, funzionari di partito imposti da Mosca, amministratori economici. Un marchio di “colonizzatori” difficile da cancellare (Wiegandt, 1995).

Apolidi a casa propria

Molti russi immigrati in Estonia – non solo in era sovietica, ma anche in tempi più recenti – si sono così ritrovati in una situazione difficile. Negli anni, quello che è emerso come uno dei principali problemi è stata l’integrazione delle comunità russofone, con un’insufficiente promozione della lingua e cultura estone. Ciò ha scavato ancor più un fossato tra maggioranza estone e minoranza russa, portando spesso a forme di discriminazione. Né ha migliorato la situazione la politica della cittadinanza unica, che ha trasformato molti russi in apolidi. In base a studi del 2017, il 19% dei russi etnici residenti in Estonia è privo di cittadinanza (Koch, 2024). Un altro scoglio è rappresentato dai rigidi requisiti linguistici per l’ottenimento della cittadinanza, che hanno reso ancor più difficile per la minoranza russa trovare casa e lavoro.

Ma come vivono questo stato di cose i russi stessi in Estonia? Ne ho parlato di persona con alcuni di loro, e le risposte sono state sorprendenti. Le discriminazioni sono tantissime, non soltanto a scuola o sul lavoro, ma anche nella vita di ogni giorno. Spesso si sentono guardati dall’alto in basso e il clima di ostilità è palpabile. In parte, i russi vengono automaticamente associati al regime di Putin. È sconfortante constatare come gli individui siano giudicati solo in base alle azioni di un governo. D’altro canto, molti russi d’Estonia riconoscono l’importanza dell’integrazione culturale, per loro stessi e per i loro figli, integrazione che però significa imparare l’estone – compito decisamente arduo.

In modo particolare, vorrei soffermarmi sulla storia di una ragazza di origine russa che si è trovata in una situazione di estrema difficoltà. Ho appreso la sua storia grazie ad alcuni amici conosciuti in Estonia, ma per rispetto della sua privacy non ne rivelerò il nome.

È passato molto tempo da quando ha deciso di lasciarsi alle spalle il suo paese natale per emigrare in Estonia. Tuttora non conosco i motivi precisi della sua decisione, ma durante la sua permanenza il suo passaporto russo è scaduto, lasciandola apolide. Non è riuscita a ottenere la cittadinanza estone a causa delle difficoltà nell’imparare la lingua locale. Trovare lavoro non è facile, a causa sia dei requisiti linguistici, sia delle discriminazioni, e ora rischia di perdere la casa.

Senza documenti validi, gli apolidi sono costantemente esposti al rischio di perdere l’impiego e l’abitazione, oltre a dover affrontare pesanti pregiudizi. Questa è l’amara realtà che molti russi si trovano a vivere nella nazione baltica

Lingue diverse, diverse opportunità

Innanzitutto, vorrei evidenziare quanto sia difficile la lingua estone. È infatti considerata una delle lingue più complesse da imparare, anche a causa dei suoi 14 casi grammaticali. Un’altra questione importante da affrontare è la disuguaglianza nel sistema d’istruzione: si rileva infatti una disparità significativa nella qualità dell’insegnamento tra le scuole in cui il programma è svolto in estone e quelle in cui le lezioni sono tenute in russo. Ciò porta a risultati scolastici inferiori, con alcune scuole che, in alcune materie, presentano un divario di circa un anno.

Sono stati compiuti sforzi per la transizione verso un insegnamento prevalentemente in estone, cercando così di offrire a ogni scolaro, a prescindere dalla lingua madre, le stesse opportunità. Tuttavia, quando è stato chiesto se questa transizione garantisse davvero un’istruzione di qualità per tutti, le risposte sono state molto contrastanti. Analizzando tutti gli intervistati, il 45% si è detto fermamente d’accordo, il 29% abbastanza d’accordo, mentre il 14% si è dichiarato piuttosto in disaccordo e il 9% fortemente in disaccordo.

Tuttavia, osservando solo le risposte degli intervistati non estoni, i dati cambiano radicalmente: solo il 12% è fermamente d’accordo, il 24% piuttosto d’accordo, il 26% abbastanza in disaccordo e il 24% fortemente in disaccordo (Saar, 2023). 

I dati mostrano che i giovani di lingua russa hanno difficoltà con l’estone e che, allo stesso tempo, l’istruzione offerta nelle scuole russofone è di qualità notevolmente inferiore rispetto a quella delle scuole estoni.

Tutto ciò non fa che aumentare il divario sociale già esistente, con diverse ripercussioni. Le barriere sociali ne risultano rafforzate: i bambini estoni e quelli di etnia russa non socializzano, non si parlano né interagiscono tra loro. 

Il governo sostiene che queste misure siano necessarie per garantire a tutti le stesse opportunità accademiche e professionali ma, in realtà, non sembrano avere alcun effetto a questo scopo.

Siamo persone, non politica

L’attuale avversione nei confronti della popolazione russa è, in un certo senso, comprensibile, dato il conflitto in Ucraina e il peggioramento dell’immagine pubblica del governo russo. È tuttavia deplorevole che ogni legame con la cultura, la lingua e il popolo russo venga giudicato attraverso una lente distorta, che non distingue tra politica e cultura.

Questo modo di pensare, tuttavia, rivela un paradosso: la maggior parte dei russi etnici, come accennato in precedenza, ha tutta l’intenzione di integrarsi nella società e nella cultura estone, proprio perché non desidera tornare in Russia. Considerano l’Estonia, sia per ragioni di sicurezza che per il tenore di vita, un luogo più adatto in cui vivere e crescere i propri figli.

Stiamo certamente vivendo in un periodo difficile e complesso, in cui la paura e l’incertezza prevalgono più che mai. Tuttavia, spero vivamente che, nonostante tutto, si possa aspirare a guardare oltre le narrazioni politiche superficiali per vedere le persone per ciò che sono davvero: esseri umani, proprio come tutti noi, che vogliono solo essere accettati e che ambiscono alla pace, intrappolati tra corrotti senza speranza e discriminatori implacabili, nel tentativo di trovare il proprio posto in questo mondo confuso eppure bellissimo.