La Crimea non è (solo) Russia e Ucraina

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Alime Emir-Ali sulle montagne della Crimea

Nel 2014 la Crimea ha iniziato ad apparire molto insistente nei media in seguito alle proteste ucraine di piazza Maidan, alle proteste contro il governo ucraino in alcune regioni del paese e l’annessione illegale della penisola da parte della Federazione Russa (marzo 2014). Da quel momento sono state rafforzate le strutture militari russe nel territorio e dall’inizio della guerra (febbraio 2022) la penisola è stata utilizzata come uno dei principali snodi logistici da parte di Mosca, che vi ha concentrato armi, mezzi e uomini. In questi giorni a essere sotto pressione, però, è la stessa Russia, per via di continui attacchi ucraini tramite droni e delle sempre più frequenti incursioni, che hanno costretto la flotta russa del mar Nero a non concentrarsi più a Sebastopoli ma a spostarsi in altri porti della Crimea e lungo le coste russe. Nonostante le notizie di questi ultimi anni abbiano raccontato la Crimea come una regione divisa tra Ucraina e Russia, in realtà il suo passato è molto più complesso. La sua storia, infatti, ha incontrato quella russa e la sua popolazione ha iniziato ad assumere sempre più fattezze slave solamente dalla fine del XVIII secolo, con la conquista della penisola da parte dell’Impero Russo sotto Caterina II.

Mappacreata con UMap

Per capire la complessità della Crimea bisogna quindi tornare indietro nel tempo. Nella penisola si stanziarono popolazioni molto diverse tra loro, tra cui gli sciiti di cultura iranica, greci, veneziani, genovesi, Goti dalla regione baltica, gli Unni e i Caraiti (ebrei che non riconoscono il Talmud N.d.A.). Nel tredicesimo secolo un’armata dell’Orda d’Oro con a capo un nipote di Gengis Khan arrivò in Crimea formando il Khanato di Crimea che oltre a comprendere la penisola si estendeva fino al sud dell’Ucraina e ad alcune zone a est della Russia. La penisola era per la maggior parte sotto il dominio del Khan, ma alcune zone erano invece dominate da Genovesi, Veneziani e dal principato di Teodoro, che era una provincia dell’Impero bizantino.

Tutte queste popolazioni vissero insieme periodi di guerra, ma anche di pace e prosperità e da loro discendono i Tatari di Crimea (da non confondere con gli altri Tatari N. d. A.).

I Tatari di Crimea in passato erano divisi in tre gruppi sub-etnici sulla base di dove fossero stanziati e delle popolazioni da cui discendevano: i Taty delle montagne, i Nogai delle steppe e i Jalybojlju delle coste del sud. Ogni gruppo discendeva da popolazioni diverse, per questo anche i loro tratti somatici differivano. La storia della Crimea, dicevamo, si incontra con quella russa alla fine del XVIII secolo con la conquista della penisola – che in quel momento era un protettorato dell’Impero Ottomano – da parte di Mosca. Da quel momento in poi la percentuale di Tatari diminuì sempre di più per via delle emigrazioni forzate, praticamente fino a sparire dopo le deportazioni staliniane. Questi eventi portarono anche i tre gruppi sub-etnici ad amalgamarsi tra loro e a non presentare più le distinzioni spiccate precedenti. Nel 1954 la Crimea, in quanto oblast’ (regione N.d.A), passò dalla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina per volere di Nikita Sergeevič Chruščëv. Con il crollo dell’Unione Sovietica (1991) la Crimea si staccò, insieme all’Ucraina, dalla Federazione Russa e da allora la popolazione indigena, i Tatari di Crimea, poté tornare a casa dopo il lungo esilio a seguito delle deportazioni.

Ozbek Han, la moschea più antica della Crimea a Staryj Krym

La cittadina da dove provengo è Staryj Krim che in russo vuol dire «antica crimea» ed è un esempio di quella Crimea slegata dalla principale narrazione basata sulla dicotomia Ucraina-Russia. A Staryj Krim sorge Ozbek Han la moschea più antica della penisola e proprio qui fu stabilita la capitale di una delle provincie dell’impero mongolo, il cui successore fu il Khanato di Crimea. La capitale venne chiamata Kırım che in turco vuol dire «roccia» o «fortezza» e questo nome, in seguito, venne utilizzato per tutta la regione. Staryj Krim è il nome russo e ucraino, ma la cittadina nella comunità tatara di Crimea è conosciuta come Solhat. Con gli eventi del 2014 sono arrivata ad interrogarmi sulla mia identità, basandomi però su quelle che sembravano essere le uniche due scelte. Mi consideravo più parte dell’Ucraina, di cui sono cittadina, oppure più russa in quanto lo sono etnicamente? Infine, ho capito che mi identificavo solo come appartenente alla Crimea, sentendo l’Ucraina e la Russia come entità separate. Mi sono quindi chiesta se il mio modo di sentire fosse strano, se fossi l’unica.

Alime Emir-Ali su una delle vette di Ai-Petri, Yalta

Non lo ero. Negli ultimi anni è apparso il termine крымчанин/крымчанка (krymčanin/krymčanka, crimeano/a) che non è necessariamente accettato da tutti perché di fatto non designa un’etnia, ma va ad indicare coloro che abitano la penisola indipendentemente dalle loro origini. Nel 2011 il geografo e geotecnologo americano Austin Charron condusse delle interviste a Simferopoli che mostrarono che una delle componenti più importanti per i cittadini era l’identità e l’appartenenza alla penisola. Come è naturale aspettarsi i Tatari di Crimea avevano espresso un fortissimo attaccamento alla propria terra natia, mentre lo stesso discorso non valeva per ucraini e russi, che alle loro rispettive terre di appartenenza preferivano la Crimea e la consideravano la loro rodina (madre patria N. d. A.). In tutti i gruppi etnici era emersa una preferenza per l’autonomia e in pochi casi la totale indipendenza. Nel 2012 e nel 2013 anche la politologa Eleanor Knott condusse delle interviste in Crimea per il suo libro Kin Majorities dove cercò di capire come si identificavano i cittadini e se effettivamente la popolazione etnicamente russa fosse pro-Russia. I risultati mostrarono che solo una minoranza di persone etnicamente russe era a favore di un ingresso nella Federazione Russa, spesso coloro che facevano parte di partiti pro-Russia. Le altre persone di etnia russa si identificavano o come crimeani oppure come cittadini ucraini e in generale la tendenza politica era quella di mantenere lo status quo, cioè l’autonomia all’interno dell’Ucraina. Dal 2014 in poi le narrative nazionaliste da ambo le parti si sono rafforzate e i cittadini della Crimea sono stati costretti a quel punto a scegliere da che parte stare: supportare la Crimea russa oppure battersi per il ritorno in Ucraina. 

I Tatari di Crimea, però, hanno rivestito finora un ruolo marginale all’interno della cultura, della politica e in generale della vita della penisola e sembrerebbe che una Crimea di nuovo tatara non sia un’opzione per le due etnie dominanti. Alime Emir-Ali, una ragazza Tatara di Crimea, ha accettato di parlarmi per la stesura di questo articolo, per raccontarmi uno dei sentimenti dominanti all’interno della comunità tatara di Crimea in questo momento. Alime ha vissuto in Crimea fino all’anno scorso e ha un’idea ben precisa della situazione e di cosa abbia bisogno il suo popolo per sopravvivere (oggi fa circa il 13% della popolazione, ma è continuamente vittima di persecuzioni e processi arbitrari N.d.A). 

Parlando della sua terra Alime afferma che il valore più grande per i Tatari di Crimea è costituito dal mare, le montagne e la terra di questa regione, aspetto che è stato confermato anche dalle interviste di Austin Charron. L’attaccamento alla propria terra è ciò che ha dato forza ai Tatari al momento di battersi per la sopravvivenza della loro cultura e prima ancora per il ritorno alla loro casa durante l’esilio in Uzbekistan, prima dell’indipendenza ucraina. Alime racconta che i Tatari sono stati liberi di tornare in maniera legale solo dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quindi in una Crimea ucraina. Nonostante ciò, i Tatari che presentavano richiesta di restituzione della propria terra, a loro ingiustamente tolta in seguito alle deportazioni, sono stati vittima di intimidazioni e maltrattamenti. Si videro quindi costretti a “ritagliarsi” dei quartieri attraverso l’occupazione abusiva della terra, dove però non c’erano servizi. Niente acqua, luce, gas e nemmeno vie di comunicazione. Alime precisa che la sua comunità è stata colpita dagli ucraini e dal loro desiderio di lotta, dal loro spirito di libertà e dalla loro richiesta di giustizia. Ma aggiunge che la lotta degli ucraini per l’Ucraina sarà seguita dalla lotta dei Tatari di Crimea per la Crimea, per l’indipendenza nazionale. Secondo lei questo è l’unico modo per sopravvivere. Ma in ogni caso la maggior parte degli abitanti della penisola – che siano russi, ucraini o di altra etnia – non riconosce il diritto prioritario dei Tatari di Crimea sulla Crimea. Alime aggiunge che in Ucraina solo una piccola parte della popolazione sa chi siano. Per loro Crimea vuol dire quasi esclusivamente mare. Inoltre pare che l’Ucraina faccia fatica a riconoscere il diritto dei Tatari di Crimea sulla penisola, atteggiamento che Alime accosta all’arroganza imperiale della Russia nei confronti dell’Ucraina. Alime però riconosce che una vera indipendenza è meno probabile rispetto a un ritorno, come soggetto autonomo, all’interno dell’Ucraina. 

Per quanto riguarda la guerra Alime nutre pochissime speranze e afferma che l’unica cosa che rimanga al suo popolo sia adattarsi “all’orribile realtà della Russia”. E a questo proposito afferma che dopo gli innumerevoli arresti, la repressione, i processi fittizi i Tatari di Crimea non potranno mai più accettare la Russia, perché “non ci sarà mai lealtà verso un paese che pratica il terrore”. 

L’affermazione di Alime che più mi ha colpito è stata “non ha senso parlare di chi siamo, senza capire ciò che abbiamo vissuto” ed è realmente così, non si possono capire i Tatari di Crimea, né tantomeno la Crimea stessa, senza guardare al suo complesso passato e senza accettare che questa terra non è solo Ucraina e Russia. 

Bibliografia

This blessed land, Paul Robert Magocsi

Storia della Crimea, Aldo Ferrari

Sitografia

https://www.washingtonpost.com/news/monkey-cage/wp/2015/12/03/do-crimeans-see-themselves-as-russian-or-ukrainian-its-complicated/

https://www.lse.ac.uk/research/research-for-the-world/society/were-crimeans-really-pro-russian-before-annexation

Whose is Crimea? Contested Sovereignty and Regional Identity. Region, 5(2), 225–256, Austin Charron

(http://www.jstor.org/stable/24896628)

История этногенеза крымских татар, Ана Юрт (https://ana-yurt.com/qrt/istoriya-etnogeneza-krymskih-tatar)

Link alle immagini

Cartina creata con UMap (https://umap.openstreetmap.fr/it/)Foto della moschea Ozbek Han dal sito Регион82 (https://region82.su/mechet-hana-uzbeka/)