Irina Kukushkina, dalla Russia all’Italia. Un ponte tra due culture

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Un percorso biografico migrante tra Russia e Italia. Un viaggio personale attraverso periodi storici e contesti geografici segnati da una serie di cambiamenti importanti. Un’epoca che a un certo punto testimonia la fine dell’Unione Sovietica, la nascita della Federazione Russa, così come l’avvento dell’Unione Europea. 

È quello che ci rimane dell’incontro con Irina Kukushkina, insegnante di lingua russa alla Civica Scuola Altiero Spinelli di Milano. Nella sua esperienza ci sono echi di storia contemporanea ma anche un legame molto forte tra la cultura (e la lingua) russa e quella italiana.

Qual è il percorso linguistico-culturale che l’ha portata a vivere e a insegnare in Italia?

L’Italia è entrata nella mia vita sin dall’infanzia, da quando i miei genitori decisero di iscrivermi alla scuola statale 318 Palmiro Togliatti, attualmente Dante Alighieri, che all’epoca era l’unica scuola in Unione Sovietica dove venisse insegnato l’italiano come materia curriculare obbligatoria. Era la scuola più vicina a casa mia. Il primo impatto con l’Italia fu la visione di una gigantesca cartina geografica del Bel Paese su un muro della scuola. In quel momento pensai “è incredibile come assomigli a uno stivale da moschettiere”.

Grazie al carisma e alle profonde conoscenze della mia insegnante di italiano, Olga Aleksandrovna Nuzhnova, mi sono innamorata della cultura e della lingua di questo paese. Nel 2014 Olga ha ricevuto dal Console Generale di San Pietroburgo, Luigi Estero, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia “per il decisivo contributo alla diffusione della lingua italiana a San Pietroburgo”. 

Per noi studenti degli anni Settanta e Ottanta era impensabile avere la possibilità di visitare l’Italia, né come turisti né come studenti all’interno di uno scambio universitario. Mi rimangono dei bellissimi ricordi. Le lezioni di geografia e di letteratura. I racconti e le poesie di Gianni Rodari. La storia del teatro di Goldoni e le sue maschere della commedia dell’arte. I concorsi scolastici sulle città d’arte italiane. I reportage degli inviati sovietici sui monumenti di Roma. Le letture e le traduzioni di articoli da riviste italiane e dal quotidiano l’Unità. I primi incontri alla Casa dell’Amicizia di Leningrado – così veniva chiamata San Pietroburgo fino al 1991 – tra noi studenti e le delegazioni del Partito Comunista italiano. Purtroppo tra i miei ricordi ci sono anche i notiziari che raccontavano la drammatica vicenda del sequestro, della prigionia e dell’uccisione di Aldo Moro, alla quale la TV sovietica diede ampio spazio.

Dopo la maturità ho sostenuto gli esami di ammissione alla Facoltà di Lingue Romanze dell’Università Statale di Leningrado e sono entrata nella sezione di lingua italiana, dove ho poi studiato per cinque anni. Alla fine del secondo anno, rendendomi conto che la lingua di Dante era un po’ datata per poter comunicare con gli italiani contemporanei, mi sono iscritta ai corsi per guida turistica presso Intourist, unica agenzia turistica sovietica per gli stranieri che visitavano il nostro paese. Dopo la formazione ho iniziato ad accompagnare i turisti italiani per Leningrado e per le città russe del cosiddetto Anello d’Oro, a nord-est di Mosca.

Del periodo universitario ricordo anche le conferenze serali organizzate presso la sala cinematografica Avrora di Leningrado, dedicate alla storia del cinema italiano e seguite da proiezioni in lingua originale. Tra gli altri Sciuscià e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, Amarcord e altre pellicole di Federico Fellini, Io so che tu sai che io so di Alberto Sordi, Fantozzi contro tutti di Paolo Villaggio. 

Tra il 1989 e il 1990 c’è stata una graduale apertura dell’Urss verso l’Occidente. Al quarto anno dei miei studi, per la prima volta nella storia del Dipartimento di Lingua Italiana, è venuta a insegnare da noi una docente madrelingua, Adriana Santolini. Attraverso le sue lezioni di cultura italiana ci ha fatto innamorare di città d’arte come Firenze, Venezia, Verona, Genova. In Italia avrei poi collaborato con Adriana. Abbiamo lavorato alla pubblicazione di alcune sue traduzioni dal russo all’italiano. Insomma, una volta in Italia – per come l’avevo conosciuta attraverso gli studi, i film, i racconti e le letture – ho avuto fin da subito la sensazione di esserci già stata.

Ci può parlare del lavoro di traduzione in italiano, per la casa editrice Spirali Vel, di una serie di biografie di artisti sovietici nell’ambito della collana Il cielo d’Europa. L’arte in Russia? E quali sono gli artisti che apprezza di più a titolo personale?

Mi sono laureata nel 1991, dopodiché mi sono trasferita a Milano con mio marito, che avevo conosciuto durante uno stage presso Intourist. Il primo anno ho cercato di trovare lavoro inviando curriculum ma senza successo. Nel 1992 la professoressa Inna Pavlovna Volodina – specialista in storia della letteratura italiana dell’Ottocento e del Novecento e relatrice della mia tesi dedicata al romanzo di Ippolito Nievo Confessioni di un italiano – mi ha presentato ad Armando Verdiglione e ai redattori della casa editrice Spirali Vel nel corso di una serata alla Villa Borromeo di Senago. Dopo l’incontro è nata con la casa editrice una collaborazione interessante, nel corso della quale ho potuto tradurre i discorsi e i cataloghi delle mostre, tenutesi a Senago, di rappresentanti della cultura sovietica. Per esempio Ely Bielutin (1925-2012), pittore, scultore e fondatore della Scuola della Realtà Nuova, Michail Anikushin (1924–1997), scultore del Novecento, Aleksej Lazykin, pittore e poeta. Ognuno di loro ha lasciato un segno nella mia vita, sia lavorativa che personale. 

Ho trascorso parecchio tempo con Ely Bielutin, che mi parlava molto della sua vita di artista, delle sue radici italiane e dei suoi avi di Belluno. Ricordo ancora un suo racconto: nel 1962 alla Galleria del Maneggio a Mosca, nel corso dell’inaugurazione di un’esposizione organizzata proprio da lui, Nikita Chruščëv, allora Primo Segretario del Partito Comunista Sovietico, si è indignato per l’arte d’avanguardia rappresentata in quella mostra e ha addirittura strappato delle tele e fatto sospendere l’evento. Ho avuto anche la fortuna e il piacere di assistere alla genesi di alcune opere di Ely Bielutin a Senago, sono rimasta colpita dal suo genio di artista.

http://www.spirali.it/autore/23903/ely-bielutin/

https://zapustibiznes.ru/it/hrushch-v-na-vystavke-avangardistov-pochemu-hrushch-v-razgromil/

Come ho già detto anche il noto scultore sovietico Michail Anikushkin è stato invitato dalla casa editrice. Essendo entrambi di Leningrado (San Pietroburgo) è nata subito tra noi una simpatia reciproca. È stato un vero regalo per me, all’epoca giovanissima traduttrice, conoscere di persona un artista di tale grandezza, le cui opere sono tra i principali simboli della mia città. Per esempio un’opera monumentale ed epica dedicata agli eroici difensori di Leningrado durante l’assedio dei nazisti nella Grande Guerra Patriottica, oppure il monumento ad Alexander Puškin nella piazza delle Belle Arti, uno dei simboli più significativi di San Pietroburgo, e ancora la famosa statua di Lenin in piazza Moskovskaja. Ricordo Anikushin come una persona vera, autentica, generosa, per niente vanagloriosa.

http://www.spirali.it/autore/23900/michail-k-anikushin/

Con Aleksej Lazykin, pittore e poeta, è stato un incontro speciale, segnato dalla scoperta di un artista di grande talento, intelligenza e altrettanta umiltà. Nel corso delle nostre conversazioni non mi hanno colpito solo i quadri e i disegni ma anche le poesie e l’amore per l’Italia. Con le sue opere ha portato in questo paese l’essenza della Russia, dalla campagna alle città, mettendo sempre l’arte al centro della sua vita.

http://www.spirali.it/autore/23911/alekseij-lazykin/

Cosa significa per lei insegnare russo? E più nello specifico insegnare russo come lingua straniera in Italia?

Al termine della collaborazione con la casa editrice Spirali Vel ho dovuto cercare di nuovo lavoro. Non avrebbe avuto senso insegnare italiano agli italiani, così ho deciso di insegnare il russo agli italiani e ho iniziato a realizzare il mio progetto nell’ambito dell’Associazione Italia-Russia di Milano. Esiste un luogo comune secondo il quale per insegnare russo come lingua straniera è sufficiente essere madrelingua o avere esperienza nell’insegnamento a studenti di lingua russa, ma non è così.

La RFL, il russo come lingua straniera, è una sezione speciale dell’attività pedagogica che consiste nello studio della lingua russa al fine di sviluppare un metodo per insegnare il russo agli stranieri. Alla fine degli anni Novanta sono apparsi i primi certificati RFL e gli studenti italiani potevano attestare la loro conoscenza linguistica superando appositi esami. Per poter fare la tutor nell’esame di certificazione ho seguito dei corsi di formazione specialistica all’Università Statale di San Pietroburgo. In quell’occasione ho imparato un approccio diverso per l’insegnamento della lingua russa rispetto e quello utilizzato con i russofoni. Grazie alle conoscenze acquisite, all’esperienza in varie università italiane, all’osservazione di varie problematiche nello studio della lingua russa, con Elisa Cadorin abbiamo deciso di pubblicare vari libri di testo per studenti italiani. Dal 2007 sono felice di insegnare russo ai nostri studenti.

Quanto sente forte il legame con la Russia? Cosa rappresentano per lei la lingua, la cultura e la storia del suo paese?

Per fortuna in Italia e in Svizzera ho molti amici e conoscenti, non solo tra i colleghi ma anche nella diaspora russa. Musicisti e cantanti lirici di livello internazionale, attori, scrittori, ma anche professionisti che lavorano nell’industria e nella finanza. Assistere alle esibizioni di questi artisti, vedere film, leggere articoli fa sì che il legame con la Russia non si interrompa. È una sensazione unica di appartenenza pur stando all’estero. Lingua, cultura e storia della Russia fanno parte di me e mi fa piacere condividerle con chiunque abbia il desiderio di conoscere meglio il mio paese.