Letture da ombrellone/1: Signori, in carrozza!

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Kabelleger / David Gubler, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

La mia generazione … quante ne ha fatte di vacanze in treno, e di viaggi in treno in generale.

Giunta finalmente l’estate (atlantica, all’epoca, e non sahariana) si andava in stazione e si partiva per le ferie, in tradotte interminabili con bagagli pesantissimi trascinati a fatica durante i cambi per prendere la “coincidenza”, a meno di non trovare un mitico “facchino”. Termini quasi spariti dall’uso. Ricordo che cos’era andare in Friuli: cambio a Milano, a Mestre e a Sacile, per prendere finalmente la non meno mitica “littorina” (altro termine sparito), l’automotrice che, sferragliando e brontolando, si arrampicava lungo gli ultimi 40 chilometri che concludevano un viaggio di, se andava bene, 8 ore per 400 chilometri. Ma costava poco.

Viaggiare in treno, fino agli anni Ottanta, era molto diverso rispetto a oggi. Ricordo ancora quei biglietti in cartoncino spesso, grandi pochi centimetri, grigio chiaro, che si acquistavano direttamente in stazione. Oggi sono oggetti da collezione e, probabilmente, in fondo a qualche scatolone o a qualche cassetto anche a voi ne sarà saltato fuori qualcuno. Con quel biglietto, per quella stessa tratta, si poteva salire su un treno qualsiasi, a meno che non fosse un Rapido con obbligo di prenotazione e supplemento. I “rapidi” erano convogli lussuosi, elettrotreni dalla livrea grigio chiaro e verde, con lussi quali il bar a bordo, l’aria condizionata, poltrone e divani in pelle e velluto al posto dei sedili, stampe e incisioni a ornare gli interni. Ambienti raffinati e ovattati, luminosi nei loro colori tenui, che trasmettevano un’idea di progresso e di ottimismo verso il futuro. 

Ma anche i treni ordinari erano tutto sommato puliti ed era difficile trovare a bordo qualcosa di rotto o non funzionante. I graffiti, poi, all’epoca erano praticamente inesistenti, le stazioni erano tutte presenziate e quindi piuttosto curate. In generale, la manutenzione era più assidua, forse anche perché vivevamo in un sistema economico radicalmente diverso da quello odierno.

La mia è inoltre la generazione dell’Interrail: quell’abbonamento senza limiti che ti permetteva di scorrazzare a piacimento per tutta Europa per 30 giorni. Mi ci sono spinto fino a Åre, nel nord della Svezia, in Spagna a Salamanca, in Portogallo a Coimbra e a Porto. Ho ancora negli occhi tutti i paesaggi che ho visto scorrere in migliaia e migliaia di chilometri, da un finestrino trasformato in uno schermo sul mondo.

Oggi, nell’era delle compagnie aeree low cost, ha senso investire nei trasporti ferroviari? A mio avviso ne ha, eccome. Basti pensare che uno dei sistemi più sicuri, economici e veloci per far giungere le importazioni cinesi fino in Europa è… su rotaia. Lungo la Transiberiana. In un paio di settimane, anziché in un mese via mare, e a costi dimezzati. O ancora, basti pensare che la sempre la Cina, ora con tutti i problemi nello stretto di Hormuz legati alla guerra, sta importando greggio iraniano in carri cisterna, grazie a un collegamento ferroviario diretto che si snoda per oltre 9 mila chilometri.

Ma per capire l’importanza di queste infrastrutture, e l’importanza di continuare a investirci, è bene pensare anche al ruolo storico della ferrovia. Il treno incarna il balzo in avanti che l’umanità ha compiuto nel corso dell’Ottocento: a fine secolo, da quasi ogni angolo del Regno Unito era diventato possibile raggiungere Londra in giornata. Un progresso colossale, non solo sul piano tecnico, ma anche sociale e psicologico, in un secolo che si era aperto ancora con le carrozze a cavalli e viaggi estenuanti di giorni e giorni, a bordo di diligenze e carretti.

Certo, forse per ragioni anagrafiche a volte scado in forme di nostalgia che ai giovani rischiano di apparire ridicole. Ma lasciatemelo dire: se penso ai treni d’oggi, sigillati come tubi che sanno di plastica e di aria viziata, penso che il piacere di poter riaprire il finestrino, vedere le tendine svolazzare per la velocità e sentire l’aria fresca entrare da fuori non avrebbe prezzo. Ma intanto è cambiato il mondo.

Buon viaggio e buone vacanze a tutti.

Crediti immagini, nell’ordine:

  1. Smiley.toerist, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
  2. Sandro Baldi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons