Parigi fuori dai sentieri battuti – prima parte

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ph: Tommaso Furian

Appena usciti dalla linea sette della metropolitana parigina, alla stazione di Corentin Cariou, non si può non notare un’enorme struttura in pietra. Non si capisce subito cosa sia. Forse un ponte oppure un viadotto. Ma cosa ci fa in città, senza un fiume né un canale che passi sotto? Accanto alla struttura, a un lato della strada, si scorge un cancello, chiuso o aperto a seconda dell’ora. In fondo alla stradina in salita si intravedono sedie e tavolini in plastica e un edificio che a prima vista sembra una grande casa decadente e abbandonata. Uno sguardo attento coglie subito un dipinto sulla facciata dell’edificio, raffigurante un viso di ragazza. Benvenuti alla Gare. Conosciuta anche come la Gare Jazz o la Gare de Corentin Cariou.

Un po’ di storia

La Gare è una sala di concerti jazz aperta dall’estate del 2017 all’interno del progetto di riqualificazione Petite Ceinture, che prende il nome da una ferrovia urbana lunga 32 chilometri, circolare e a doppio binario, inutilizzata dal 1993. Questa vecchia ferrovia in disuso circonda Parigi all’interno dei boulevards des Maréchaux, una sorta di circonvallazione esterna. 

Fine del mistero della struttura in pietra alla stazione di Corentin Cariou. Si tratta di un ponte della Petite Ceinture. E l’edificio che ospita la Gare non è altro che la hall della vecchia stazione ferroviaria di Pont de Flandre, situata a nord-est, nel diciannovesimo arrondissement, da qui il nome della sala concerti. In francese gare significa stazione. Prima di essere ristrutturato per diventare un club musicale l’edificio era rimasto abbandonato per diversi anni. Nell’ultimo periodo era uno squat per persone senza dimora, che vi trovavano un rifugio per proteggersi dal freddo durante l’inverno. In precedenza era stato occupato per brevi periodi da collettivi artistici che organizzavano serate e feste clandestine. Era soprannominato la Gare au Gorille, perché all’interno c’era un enorme graffito raffigurante un gorilla, come il ritornello della celebre canzone di Georges Brassens, anche se non con lo stesso significato.

ph: Bibliophyl / Wikimedia

La Gare: un locale jazz singolare per la scena musicale parigina

La Gare rappresenta senza dubbio una delle novità più importanti nel panorama musicale parigino degli ultimi anni, non solo per il jazz. È un luogo singolare e unico nel suo genere, sicuramente a Parigi ma forse anche altrove. Il passaparola si è diffuso rapidamente tra il pubblico così come tra i musicisti. La sala è spesso piena, nonostante le lunghe chiusure forzate dovute ai ripetuti lockdown durante il Covid. La formula musicale e le modalità di fruizione e di accesso sono atipiche e inusuali. Lo erano già prima del 2020, ma lo sono ancora di più oggi, dopo che pandemia e crisi economica hanno colpito duramente il mondo della cultura e dello spettacolo. L’ingresso è gratuito, senza biglietto né prenotazione, secondo il principio etico e socialmente inclusivo della partecipazione libera, che elimina almeno all’ingresso la barriera del denaro e del costo del biglietto. Non trattandosi di uno squat o di un centro sociale ci sono degli addetti alla sicurezza all’entrata. L’offerta è libera, in base alla propria disponibilità economica. Questo è  possibile perché il locale è gettonato e molto frequentato, e anche perché una parte consistente del pubblico dà il proprio contributo economico. C’è un bar che serve birra e drink vari a prezzi di mercato, paragonabili a quelli di un bar parigino ma comunque inferiori a quelli di un locale jazz.

ph: Marco Papetti

Una proposta musicale eclettica e di qualità

Ciò che rende il luogo singolare e unico è che queste modalità di accesso, di fruizione e di partecipazione coesistono con una proposta musicale davvero di alta qualità. Un jazz vario e sperimentale che tiene insieme elettronica, rock, folk, hip-hop, confrontandosi e contaminandosi con altri generi musicali senza trascurare il jazz più classico e tradizionale. 

Grandi nomi internazionali del jazz che spesso non possono essere annunciati in cartellone perché suonano abitualmente in locali parigini più cari e prestigiosi, gruppi conosciuti nell’ambiente, giovani band promettent. Tutti sono entusiasti e non vedono l’ora di suonare alla Gare per compensi certo non paragonabili a quelli che ricevono altrove. La Gare mette però al centro la musica e i musicisti, la qualità dell’esperienza del concerto dal vivo e dà carta bianca alla libertà creativa e alla sperimentazione. Tutto il resto è secondario. Il pubblico è attento, coinvolto e riconoscente. Sente che questo ecosistema musicale è fragile e prezioso. Anche tra gli addetti ai lavori si è diffuso il passaparola e per i musicisti è un piacere suonare qui, quello che perdono in denaro lo guadagnano in gratificazione emozionale.

ph: Marco Papetti

Un luogo di incontro e di aggregazione

La Gare è anche luogo di incontro e aggregazione, un ritrovo per curiosi non necessariamente esperti di jazz, appassionati di musica, giovani artisti. Pur adattandosi ai tempi il luogo ha mantenuto uno stile anni novanta, che privilegia l’esperienza della musica dal vivo, il piacere della scoperta musicale e il legame di fiducia che si crea col tempo. L’alta qualità della programmazione spinge ad andare ad ascoltare a scatola chiusa gruppi e generi musicali che non si conoscono. La comunicazione sui social è sobria, essenziale, ironica ed efficace, funzionale all’esperienza dal vivo sul posto. Il martedì c’è una jam session degli allievi del conservatorio di Parigi, il giovedì un’altra jam session aperta a tutti i musicisti desiderosi di salire sul palco e suonare. Ci sono svariati musicisti che suonano tutte le settimana, sempre lo stesso giorno, per alcuni mesi. Ci sono anche ospiti abituali che ritornano regolarmente. Ogni fine-settimana un concerto diverso che si ripete per due sere di fila. Quando suonano nomi importanti e conosciuti non è raro dover fare la coda.

Il pubblico 

Bisogna riconoscere che il progetto originale di mescolare abitanti delle classi popolari del quartiere e quelli delle classi medie e della piccola-borghesia non sia riuscito appieno, almeno non secondo le intenzioni iniziali. L’apertura del locale si inseriva nel quadro della riqualificazione urbana della Petite Ceinture e del quartiere Pont de Flandre, ambiva a essere un luogo radicato nella vita sociale e culturale della zona. Oggi lo è ma solo in parte, e solo per una certa tipologia di pubblico. La Gare resta un luogo aperto, accogliente, ibrido e meticcio dal punto di vista socioculturale. È anche socialmente inclusivo rispetto agli standard dei locali jazz parigini. Ma non si vedono molti abitanti “storici” del quartiere, e soprattutto mancano i giovani immigrati o figli di immigrati che abitano nelle case popolari dei quartieri adiacenti di Flandre e Rosa Parks. La Gare attira innanzitutto musicisti e appassionati di musica da tutta Parigi e dal primo anello della banlieue che circonda la città. È facile incontrare anche  studenti Erasmus e turisti stranieri, e sicuramente questo si traduce in una mescolanza socioculturale che rispecchia la composizione ibrida, meticcia e variegata della popolazione della regione parigina. Però in fondo rimane predominante la presenza delle classi medie e della piccola e media borghesia urbana.

ph: Tommaso Furian

Le Gore: elettronica d’ispirazione berlinese in salsa parigina

È innegabile che il locale riesca ad attrarre molti giovani studenti e precari che di certo non frequentano con la stessa assiduità altri locali parigini dove bisogna pagare l’ingresso. Un passaggio importante è stato il 2021, quando nella sala seminterrata ha aperto le Gore, progetto complementare alla Gare dedicato al clubbing e alla musica elettronica e ispirato alla scena berlinese. Le Gore – parola difficilmente traducibile, importata nel francese parlato e giovanile dall’inglese – è stato pensato come lato oscuro, vero e proprio dark side della Gare per la seconda parte di serata, dopo i concerti al piano superiore. La Gare/Le Gore suona in francese come un gioco di parole ironico che rinvia al lato A e al lato B, al diritto e al rovescio della medaglia. La sala seminterrata è davvero suggestiva e affascinante e il soffitto altissimo dà un’impressione di chiesa gotica sconsacrata. Le grandi arcate in pietra che ne costituiscono il biglietto da visita comunicano immediatamente un senso di mistero. Sembra di entrare nelle segrete di un castello. La programmazione musicale è molto varia e offre tante sfumature della musica elettronica contemporanea. Alcuni giorni l’ingresso è gratuito, in altri può arrivare al massimo a 15 euro. Le Gore cerca comunque di garantire accesso gratuito a chi ha meno soldi e arriva quando la notte è ancora giovane, ma deve anche finanziare il funzionamento complessivo della struttura con biglietti che il sabato e la domenica hanno prezzi in linea con quelli di mercato.

Continua…

Nel prossimo articolo ci concentreremo sulla Petite Ceinture, il luogo su cui si affaccia direttamente la Gare, e faremo una breve panoramica dei luoghi simili nello spirito e nell’attitudine.

Sitografia per approfondire:

https://www.lylo.fr/lieu/concerts-la-gare-le-gore-paris-19

https://www.timeout.fr/paris/bars/la-gare

https://www.visitparisregion.com/en/la-gare-le-gore

https://paris1900.lartnouveau.com/paris19/lieux/la_gare_pont_de_flandre.htm

https://www.lylo.fr/concert/6a1763-un-gars-dont-les-managers-veulent-pas-qu-on-dise-il-joue-ici-parce-qu-a-paname-il-joue-que-dans-des-salles-de-2000-places-normalement-la-gare-le-gore#2022-10-14-21:00

https://www.facebook.com/LaGareLeGore/