Cambiare lingua, cambiare mondo: dalla linguistica al nostro futuro

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Scott Kelly, Public domain, da Wikimedia Commons

Quando pensiamo alla fantascienza, la mente corre subito a universi lontani, società futuristiche e città aliene. In tutto questo la linguistica rimane uno degli aspetti più trascurati dal genere. Tuttavia pensando alla biologia speculativa (un genere di fantascienza speculativa incentrato sugli scenari ipotetici della vita) il proseguimento naturale del ragionamento dovrebbe portarci proprio alla linguistica. Infatti la maniera in cui un linguaggio nasce, viene interpretato e raggiunge l’ascoltatore dipende in maniera diretta dall’anatomia dell’organismo che lo parla, e quindi dalle condizioni ambientali in cui vive. Ma anche all’interno della stessa specie, sono infiniti i modi in cui un linguaggio si evolve. Nel corso della storia, infatti, l’essere umano ha prodotto circa settemila linguaggi diversi: e se riproducessimo una simulazione della vita sulla Terra dai primi organismi viventi ad oggi su un altro pianeta, quali linguaggi si svilupperebbero? E più in generale, cosa ci insegna la fantascienza oggi?

Nonostante la mia premessa, il genere fantascienza nel tempo ha già prodotto vere e proprie lingue, le cosiddette conlang, alcune con grammatiche e fonologie complete: il Klingon in Star Trek, il Na’vi in Avatar o il Basic Galattico in Star Wars, solo per citarne alcune. Per definizione però, le lingue pianificate sono tutti linguaggi creati a tavolino, frutto di “lavoro di laboratorio” e non di un processo evolutivo naturale scaturito dall’interazione tra i parlanti. In tutti i casi che ho appena menzionato, i linguaggi sono solo uno tra i tanti elementi che contribuiscono a costruire l’ambientazione in cui si svolge la storia. Spesso non sono né oggetto di studio, né protagonisti della narrazione. Recentemente però, alcune opere hanno preso sul serio l’indagine linguistica e culturale dei personaggi di cui raccontano.

In Project Hail Mary di Andy Weir per esempio, il protagonista Ryland Grace si trova da solo nello spazio, faccia a faccia con un alieno proveniente da un pianeta distante più di 16 mila anni luce dalla Terra. I due devono imparare a comunicare l’uno con l’altro e Grace si confronta con una lingua aliena che è il risultato naturale ed evolutivo di una specie che interagisce con la realtà, non attraverso la luce, bensì grazie all’ecolocalizzazione. La lingua di Rocky, così Grace chiamerà l’alieno, è infatti un insieme di suoni emessi a una frequenza specifica e che possono sovrapporsi ed essere combinati per formare le parole in maniera sillabica. Intonazione, armonia e ritmo offrono altre sfumature di significato.

Il relativismo linguistico nella letteratura scientifica

La linguistica, però, diventa la vera protagonista nel racconto fantascientifico Storie della tua vita di Ted Chiang. L’autore fa uso di immagini concrete per esprimere il relativismo linguistico e l’ipotesi di Sapir-Whorf, una teoria elaborata nei primi anni del ‘900 da due linguisti e antropologi statunitensi secondo cui la lingua non sarebbe solo una maniera di esprimere i pensieri, ma sarebbe essa stessa a dare forma alle idee, plasmando così il modo di pensare, agire e percepire la realtà. Nel racconto la linguista Louise Banks deve confrontarsi con una specie aliena, quella degli Eptapodi, le cui intenzioni con gli umani non sono chiare. Come scopre la protagonista man mano che cerca di comunicare con loro, gli Eptapodi possiedono due linguaggi, uno orale (l’eptapodico A) e l’altro scritto (l’eptapodico B). Quello che cattura l’attenzione di Banks è il loro linguaggio scritto in quanto radicalmente diverso da qualsiasi lingua terrestre. L’eptapodico B, infatti, è un linguaggio semasiografico, i cui segni, cioè, non corrispondono ad alcun fonema della loro lingua orale, ma descrivono interi concetti in maniera simultanea. Ciascun “logogramma” si sviluppa a partire da un punto centrale diramandosi in tutte le direzioni, come cristalli di brina che si formano sul vetro di una finestra. La particolarità risiede nel fatto che la lettura non comincia da un punto preciso, poiché linee e tratti acquisiscono significato solamente se connessi l’uno con l’altro. Grazie alla loro scrittura, gli Eptapodi sono in grado di esprimere simultaneamente interi pensieri e concetti, in maniera completamente opposta alla linearità dei linguaggi umani.

«La mia coscienza si trascina avanti come prima, un frammento luminescente che si fa strada nel tempo, con la sola differenza che la cenere dei ricordi giace non solo dietro, ma anche davanti: non esiste una vera e propria combustione. Però mi capita di vivere degli istanti in cui è l’Eptapodico B a dominare, ed è allora che vivo passato e futuro contemporaneamente: la mia coscienza diventa un tizzone lungo mezzo secolo, che arde al di fuori del tempo. Durante questi brevi sprazzi percepisco l’intero corso degli eventi come una simultaneità » (Chiang, p. 180)

La circolarità della lingua degli Eptapodi permette loro di conoscere passato e futuro simultaneamente; percependo la realtà in maniera non sequenziale. Se ne accorge la stessa Louise Banks, che man mano che impara l’eptapodico B percepisce dei cambiamenti nei suoi processi cognitivi. Passato e futuro iniziano a perdere di significato e frammenti della sua vita futura iniziano a insinuarsi nei suoi ricordi, come quando inseriamo i pezzi di un puzzle senza seguire però un’ordine preciso.

Il ruolo della fantascienza oggi

Louise Banks, imparando una lingua aliena, cambia il proprio modo di vedere il mondo. La lingua diventa lo strumento che le permette di imparare a pensare diversamente da come ha sempre pensato. Allo stesso modo la fantascienza diventa strumento di cambiamento per noi lettori. La fantascienza ci insegna a vedere il mondo con occhi nuovi. Insiste, storia dopo storia, ad avvertirci che il cambiamento è inevitabile e resistergli è nocivo.

Asimov nel 1978 affermava che l’umanità ha bisogno di adottare un “pensiero fantascientifico”. Un modo di pensare al mondo non solo com’è ora, ma a come potrebbe essere e a come sarà, perché se ci faremo cogliere impreparati saremo perduti. Diceva che solo se i politici, gli statisti, le persone d’affari e chiunque abiti questo pianeta adotterà un pensiero fantascientifico — che gli piaccia o meno, o che ne sia consapevole o meno — i problemi mortali di oggi potranno essere risolti.

Non adottare un modo di pensare fantascientifico significa perseverare nell’ignoranza e lasciarci cullare da una nostalgia tossica. Lo riscontriamo in coloro che si comportano come se le cose fossero rimaste le stesse di sempre, coloro che si rifiutano di vedere il cambiamento, agiscono come se il mondo dovesse restare come è sempre stato e lo trascinano di nuovo nel passato. Un pensiero del genere nei politici e nella classe politica risulta deleterio per tutti noi. Invece di ignorare il cambiamento o lavorare duramente per mantenere lo status quo, questa dovrebbe anticiparlo e accettarlo, provare a  lavorare con esso, non contro di esso.

Quella di ritornare al “com’era prima” è una promessa pronunciata da molti politici. Tra loro l’esempio più emblematico è il movimento MAGA di Trump, fondato sulla volontà di riportare il Paese alla presunta grandezza dei tempi passati. La fantascienza ci insegna quindi che pensare in maniera “non fantascientifica” ha conseguenze concrete e gravi: dal negazionismo della crisi climatica fino ai sentimenti nazionalistici che fomentano l’odio verso l’altro, questo gioco pericoloso di certi movimenti politici ci ricorda che la promessa del passato sta avvelenando le nostre società, ci sta dividendo. Ci vuol far sentire sempre più “nazionali” e sempre meno umani e distoglie l’attenzione dai problemi più gravi, per i quali è davvero necessario agire insieme come umanità.

Come diceva Asimov, le singole storie di fantascienza possono sembrare più banali che mai ai critici e ai filosofi ciechi di oggi. Ma il nucleo della fantascienza, la sua essenza, il concetto attorno al quale essa ruota, è diventato cruciale per la nostra salvezza, ammesso che una salvezza sia ancora possibile.

BIBLIOGRAFIA

https://www.lacooltura.com/2017/04/relativita-linguistica-arrival/

https://www.erickson.it/it/mondo-erickson/dalla-letteratura-scientifica-al-grande-schermo-una-rivisitazione-dellipotesi-di-sapir-whorf-in-chiave-fantascientifica

Chiang, T., Storie della tua vita e altri racconti, (Traduzione di Marinella Magrì). Ed. Ne/oN, Roma 2025.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_di_Sapir-Whorf

Encyclopedia of Science Fiction. (1978). United Kingdom: Octopus Books.