
Dell’attentato mortale all’attivista di estrema destra ormai più conosciuto in occidente se n’è sentito parlare parecchio durante il mese di settembre. Basti pensare che è stato proprio il presidente degli Stati Uniti stesso ad annunciare prima di tutti, persino dei giornali, la sua scomparsa sui social network. Già questo lascia intendere la natura del rapporto tra il presidente degli Stati Uniti e Charlie Kirk.
La violenza armata negli USA è un problema abbastanza noto. Quante volte abbiamo sentito parlare di attentati con armi da fuoco nelle scuole americane? Succede ancora adesso, mentre state leggendo questo articolo, e coglierà qualcuno di sorpresa sapere che nel suo ultimo comizio, giusto un momento prima di essere ucciso, Kirk abbia dichiarato che gli attentati commessi da persone trans fossero “troppi” (e non solo).Ma andiamo con ordine.
1.Chi era Charlie Kirk
Charles “Charlie” James Kirk è nato il 14 ottobre 1993 ad Arlington Heights, nella periferia di Chicago, e cresce nella vicina Prospect Heights. Sua madre è una consulente di salute mentale e suo padre un architetto coinvolto nella costruzione delle Trump Towers. Nel suo terzo anno alla Wheeling High School nel 2010, si offre volontario per supportare la campagna elettorale che avrebbe portato al Senato degli Stati Uniti il repubblicano dell’Illinois Mark Kirk, con cui, a dispetto del cognome, non condivideva alcuna parentela.All’età di appena 18 anni, Kirk fonda l’organizzazione di destra Turning Point USA insieme a William Montgomery, membro del Tea Party di 50 anni più anziano, con l’obiettivo di portare le loro idee di tasse basse e governo limitato nei campus universitari. Frequenta per breve tempo l’Harper College, un college comunitario vicino a Chicago, ma abbandona gli studi. Nel maggio 2021 sposa Erika Frantzve, podcaster e imprenditrice, con cui ha due figli.
2. Rapporti con Trump e la casa Bianca
Nel corso di tutta la sua breve (ma intensa) carriera, Kirk non abbandona mai le sue posizioni politiche: si avvicina ancora di più al movimento MAGA e la sua fedeltà al presidente viene premiata, tanto da ricoprire un ruolo come assistente del capo del Tycoon, Donald Trump Jr: ai tempi, molte testate giornalistiche definiscono il rapporto tra il Presidente e l’attivista conservatore come un rapporto “padre e figlio adottivo”. Dopo l’assalto al Congresso nel gennaio del 2021, in cui i manifestanti pro-Trump hanno cercato di ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali con la forza, la fedeltà di Kirk verso Trump rimane invariata. sostiene infatti il candidato in un momento in cui alcuni pensavano che la sua carriera politica fosse finita. Trump ancora oggi ricorda questa fedeltà.

3. Com’è morto e per mano di chi
Charlie Kirk viene ucciso il 10 settembre con un proiettile al collo, alle 12:10 (deceduto sul colpo), mentre rispondeva a delle domande degli studenti in occasione di un evento organizzato nel campus della Utah Valley University. A sparagli, il ventiduenne Tyler Robinson, poi arrestato a 33 ore dall’attentato. Il ragazzo non ha precedenti penali. Secondo le ricostruzioni degli investigatori avrebbe agito da solo. Successivamente si scoprirà un altro dettaglio: su alcuni dei proiettili aveva scritto frasi come “Bella ciao” e “Hey fascista, beccati questa”. Viene denunciato alle autorità dai suoi genitori, non appena suo padre lo riconosce dai vestiti mentre danno la notizia in tv.

4. Cosa è successo dopo
La morte improvvisa di Charlie Kirk ha letteralmente spaccato gli Stati Uniti in due, politicamente parlando. Messaggi di cordoglio e di condanna verso l’attentato sono arrivati da esponenti politici come gli ex presidenti Bill Clinton e Barack Obama, il governatore della California Gavin Newsom, e perfino dall’Europa, dove il premier britannico Keir Starmer ha espresso le sue condoglianze alla famiglia di Kirk. È innegabile che, a partire dal secondo mandato di Trump, gli Stati Uniti stiano attraversando una fase definibile come problematica a livello estremo. Quasi subito dopo la morte di Kirk accade una cosa tristemente molto nota nel mondo dei media: diversi esponenti del partito democratico vengono accusati di essere i responsabili della sua morte, oltre alle minacce, spesso gravi, nei loro confronti, che hanno subito un picco preoccupante nel settembre del 2025. Il funerale di Kirk, invece di rimanere una cerimonia solenne, diventa un caso politico che consolida quell’immagine dell’estrema destra come vittima di una tanto denunciata censura, ma allo stesso tempo vincente: un gruppo che si sente ferito dalla tragedia ma che ciò nonostante si mostra forte, rivendicando un’ autorità morale e utilizzando retoriche violente e di “persecuzioni woke”, fino alle accuse di veder censurate le proprie opinioni.Oltre a questo, Kirk è stato trasformato in un martire dai conservatori americani e non. La sua popolarità è cresciuta a dismisura fino a farlo diventare una specie di dio della “libertà d’espressione”.
Alcuni giorni dopo l’attivista conservatore britannico Tommy Robinson utilizza questo assassinio per organizzare una manifestazione in sua memoria a Londra, da lui denominata “il più grande festival della libertà d’espressione del Regno Unito” dove i manifestanti hanno mostrato cartelloni con foto di Charlie Kirk, accompagnati da slogan di ammirazione.
5. Commento personale – un nuovo martire reso idolo
L’assassinio di Kirk non è servito a niente. E le morti per arma da fuoco negli Stati Uniti non diminuiranno per “deterrenza”. Kirk faceva uso delle piattaforme social per diffondere odio e usare la sua influenza per denigrare quelle minoranze che di fatto già subiscono discriminazioni (donne, afroamericani, comunità LGBT+, ecc.). E quando tali commenti vengono fatti notare per la loro insensibilità, l’offeso viene dipinto come il carnefice della “libertà d’espressione”, mentre chi offende recita la parte della vittima indifesa, urlando alla censura e proclamando “questa è la mia opinione”, quando di opinabile non c’è nulla. Si tratta di una vera e propria vittimizzazione inversa, adottata da chi occupa posizioni di potere. Perché sì, alla fine chi urla alla censura si trova sempre in una posizione di vantaggio.

Anche se la morte di Charlie Kirk mi ha colta di sorpresa (è stato tutto molto improvviso, il proiettile l’ha preso al collo), non mi ha fatto sentire in particolar modo né soddisfatta, né addolorata. Ho cercato su internet per farmi un quadro generale e ho letto di molti utenti, che già avevano criticato Kirk in passato: il suo omicidio non li ha toccati più di tanto, anzi, li ha visti quasi apatici. In poche parole, non ha senso sentirsi in colpa perché non si prova dolore o compassione dopo la morte di una persona con cui si era in disaccordo totale. Non equivale ad aver contribuito al suo omicidio per il semplice fatto di non aver mai avuto alcuna affinità con essa. Charlie Kirk era una persona apertamente xenofoba (lui stesso diceva che l’empatia fosse un emozione da cancellare), ma non mi sognerei mai di augurare una fine così orribile a qualcuno. A parte questo, credo che il massimo che possiamo auspicare per una persona dalle idee così estreme è che cambi in meglio. Che si renda conto del male che trasmette e che attira, a sua volta, verso di sé. Perché la violenza non potrà mai essere la soluzione ad altra violenza, qualunque sia il credo politico o le origini di una persona. Il suo omicidio è stato un gesto privo di senso, perché alla fine Robinson non ha fatto altro che dare munizioni ideologiche ai sostenitori di Kirk, senza persuadere nessuno. Al massimo si sono incattiviti di più.
Successivamente Erika Kirk, la vedova, ha preso ufficialmente le redini di Turning Point, di cui è a capo ancora adesso.

Fonti:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/11/omicidio-charlie-kirk-trumpiano-maga-news/8122783/
https://www.ilpost.it/tag/charlie-kirk/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/12/omicidio-charlie-kirk-repubblicani-proteste-news/8124471/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/19/violenza-politica-usa-attentato-kirk-notizie/8127402/
Spunti per il commento personale
https://nuso.org/articulo/charlie-kirk-extrema-derecha-asesinato-martirio-victimismo/











