Viaggio a Ventotene: dall’Europa al mondo

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Altiero Spinelli, morto nel 1986, è sepolto a Ventotene. Immagine di Fabrizia Parini

Da tempo desideravo recarmi a Ventotene. Certo, per conoscere il luogo in cui nasce il Manifesto di Ventotene. Se ne è parlato parecchio qualche mese fa, ma ne conosciamo veramente il contenuto e la storia?

In questa isola di confino, frequentata dagli antichi Romani, già l’imperatore Augusto mandò in esilio la figlia Giulia per il suo comportamento licenzioso. Nell’isola non esiste una sorgente d’acqua dolce e i Romani vi costruirono una cisterna di raccolta d’acqua piovana.

Qui tre antifascisti al confino, nel 1941 hanno gettato le basi dell’Unione Europea.

Ho visitato l’isola grazie al viaggio studio di una associazione culturale, con lezioni e seminari molto interessanti di ricercatori e storici. Ho potuto approfondire le mie conoscenze e visionare documenti autentici che mai avevo avuto occasione di vedere.

Abbiamo affrontato non solo il Manifesto di Ventotene, ma anche il sistema del confino e di ciò che durante il fascismo ha rappresentato. Sul sistema di confino e carcerario di Ventotene e dell’isolotto di Santo Stefano scriverò in un prossimo articolo.

Ora mi concentrerò sulla scoperta dei dettagli di una parte di storia per me di grande interesse, la nascita del Manifesto di Ventotene; una storia che non molti conoscono.

In questa piccola isola, lunga 17 km, venivano portati al confino soprattutto politici ritenuti pericolosi spesso solo attraverso atti amministrativi, cioè senza né processo e né condanne.

Il mio desiderio di un “pellegrinaggio” a Ventotene è nato dalla voglia di conoscere il luogo in cui è nata l’idea di Unione Europea. Un’Europa senza confini, dove la facilità di conoscenza e di scambio ha permesso la formazione del cittadino europeo. Un sogno per chi, come me, ha studiato dovendo recarsi in Francia, per esempio, solo dopo aver prenotato e ritirato in banca i franchi sufficienti per il proprio soggiorno, dopo aver controllato la validità della carta d’identità e magari altre procedure burocratiche dal sapore del secolo scorso.

In questa isola del mar Tirreno tra il Lazio e la Campania si sono incontrati, al confino per il proprio vissuto politico o anche solo per il proprio senso critico verso un regime che sappiamo a cosa ha portato, uomini come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.

Altiero Spinelli, conosciuto da questa testata per ovvie ragioni, era un attivista comunista, approdato a Ventotene dopo dieci anni di carcere.

Ernesto Rossi era un esperto docente di economia, mentre Eugenio Colorni un professore e ricercatore di filosofia.

La loro storia è conosciuta da pochi, da chi desidera approfondire alcune indicazioni che certi luoghi ci segnalano, come per esempio la denominazione dell’edificio sede del Parlamento Europeo, intitolato ad Altiero Spinelli.

Scendere dal traghetto nel luogo in cui Altiero, Ernesto ed Eugenio si sono conosciuti, hanno parlato, si sono confrontati sulla possibilità di un mondo migliore, per me è stato emozionante.

L’isola è molto affascinante, bel mare, meta di turisti e velisti. Belle piazzette e già subito appena arrivata, in Piazza Castello, sul muretto che delimita l’edificio del Municipio mi sono trovata di fronte al Manifesto per un’Europa libera e unita trascritto in versione integrale dall’artista Giovanni Anastasia con Valeria Iozzi. Un’opera di arte muraria realizzata grazie all’iniziativa “EU Street Art” promossa dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

Immagine di Fabrizia Parini

Tutta la piazza profuma degli ideali di pace e di Europa Unita. Ne è la prova la mitica libreria Ultima Spiaggia, in realtà “Ultima Spiaggia Editore e Libreria”. Infatti Fabio Masi, editore e libraio coraggioso, mi ha subito accolto mostrandomi tra gli altri libri, la traduzione in arabo del Manifesto, pubblicata da lui nel 2022. Che piacere ne avrebbe avuto Altiero Spinelli!

Ernesto, Eugenio e Altiero si conobbero nella spiaggia di Cala Rossano dove, per grossi problemi di igiene che l’isola visse a causa del sovraffollamento di confinati, erano costretti a lavarsi. Ce lo ha raccontato Anthony Santilli, ricercatore in Storia contemporanea e direttore del Museo Civico storico-archeologico di Ventotene.

Si conoscono, si parlano e iniziano a pensare a come si potrebbero evitare le invasioni, le guerre. Erano gli anni bui: Hitler nel ‘39 aveva occupato la Polonia. Nei momenti in cui potevano parlare senza essere controllati dalla sorveglianza, i tre antifascisti pensavano a come si potesse evitare tutto ciò, a una possibile evoluzione verso una pace stabile.

A Ventotene ho imparato a conoscere meglio i protagonisti di questa avventura. Altiero Spinelli nato nel 1907, comunista e antifascista, dopo aver scontato dieci anni di carcere fu confinato a Ventotene perché considerato un pericoloso sovversivo.

Ernesto Rossi nato nel 1897, giornalista, politico, economista, antifascista e dirigente dell’organizzazione di “Giustizia e Libertà”, fu arrestato nel 1930 e, dopo anni di carcere, fu mandato al confino a Ventotene.

Eugenio Colorni, nato nel 1909, filosofo antifascista si avvicinò a “Giustizia e Libertà”, fu arrestato in quanto ebreo e antifascista, ma il Tribunale Speciale non riuscì a costruire un formale processo contro di lui e fu quindi mandato al confino a Ventotene dove arrivò con la moglie Ursula Hirschmann.

Anche Ernesto Rossi arrivò con la moglie, Ada, che aveva sposato in carcere nel 1931.

Le due donne ebbero un ruolo importante nella diffusione delle idee e degli scritti del Manifesto, appunti scritti sulle cartine di sigarette per evitare che venissero sequestrati.

Libere di muoversi, portarono nel resto d’Italia le bozze del Manifesto e soprattutto la Hirschmann le fece circolare in Europa.

In seguito, questa intraprendente ebrea tedesca, fuggita in Francia per salvarsi, negli anni Settanta fondò Femmes pour l’Europe, un movimento che coniugava federalismo e femminismo.

La vita a Ventotene, sia per i confinati sia per le loro famiglie, si svolgeva tra lavori, in vari settori, discussioni politiche e progetti per un futuro migliore. Si creò fra loro una forte amicizia destinata a durare nel tempo.

Eugenio Colorni terminato il confino e rientrato a Roma fu ucciso nel 1944.

Ursula e Altiero Spinelli, molto legati già da Ventotene, si sposarono ed ebbero tre figlie; una di loro, Barbara Spinelli, giornalista, saggista, è stata europarlamentare dal 2014 al 2019.

Ursula Hirschmann aveva avuto tre figlie anche da Eugenio Colorni; le maggiori, Silvia e Renata, trascorrevano lunghi periodi a Ventotene. Da Renata, celebre traduttrice dal tedesco, abbiamo avuto racconti emozionanti durante un evento organizzato per l’8 marzo nel 2019 alla Civica Altiero Spinelli.

Ada Rossi ha sempre seguito il marito Ernesto e a Ventotene è stato permesso loro di vivere momenti da coniugi, cosa che il carcere aveva loro negato.

Alcuni aspetti della quotidianità di cui sono venuta a conoscenza sono un valore aggiunto alla storia di questo documento, aspetti che prima ignoravo. Soprattutto la funzione determinante delle mogli, delle compagne, spesso ignorata, ma determinante nella creazione dell’Europa in cui viviamo.

L’isola poi racconta di altri protagonisti della storia italiana. A un certo punto, per esempio, la gestione dell’alimentazione dei numerosissimi confinati presenti sull’isola fu affidata ai confinati stessi, questo per ridurre i costi che l’amministrazione del regime si ritrovò a sostenere. Si formarono, così, varie mense, suddivise per appartenenza politica.

Ho visto, quindi, la targa della mensa Pertini dei socialisti, della mensa Giustizia e Libertà, dedicata ai fratelli Rosselli, della mensa dei comunisti, la più numerosa, e di altre quattro.

Immagine di Fabrizia Parini

I confinati svolgevano anche altre attività, chi lavorava un pezzo di terra o chi in bottega.

Ritorniamo al Manifesto, che in realtà nasce con il titolo Per un’Europa libera e unita. Progetto di un manifesto ma lo conosciamo come Manifesto di Ventotene. Fu concretamente redatto da Spinelli e Rossi, ma Colorni partecipò alla discussione, all’elaborazione e ne scrisse la prefazione.

Dei tre compagni solo Altiero Spinelli riuscì a vivere per lavorare e vedere la nascita della

Comunità Europea, anche se non proprio dell’Unione Europea attuale.

Un altro forte valore aggiunto che questo viaggio a Ventotene mi ha portato è dovuto proprio alla scoperta della nuova traduzione scientifica del Manifesto in arabo. Questo libro, con la sua prefazione, con l’introduzione di Anthony Santilli e Simone Sibilio in cui si spiega la necessità di questa traduzione, mi ha portato ad approfondire e ampliare la riflessione su questo documento.

Una prima traduzione in arabo era stata fatta nel 1993 dal Centro italiano di Formazione Europea (CIFE), traduzione risultata approssimativa nella resa di espressioni del linguaggio “politico” italiano dell’epoca. Iniziativa certamente meritoria, ma la nuova versione offre una traduzione scientificamente valida e ben comprensibile al mondo arabofono.

Ma perché necessaria?

Certo il Manifesto è del 1941 e non include, se non indirettamente, il Mediterraneo arabo-islamico. Il focus è incentrato sulla riorganizzazione dell’Europa post-bellica: si prospettava un’Europa unita attraverso un processo di unificazione federale, che potesse garantire la pace, la lotta contro i totalitarismi e potesse garantire la difesa della democrazia e della libertà con l’abolizione delle frontiere nazionali come barriere economiche e politiche e potesse portare a riforme sociali volte a combattere le disuguaglianze.

Importante è «condividere con il mondo arabo il concetto che la pace e la democrazia si costruiscono tra gli Stati e non solo negli Stati» scrive Emma Bonino nella bella prefazione all’edizione con traduzione in arabo del Manifesto.

Ecco perché è necessaria: per condividere principi universali, comuni alle sponde nord e sud del Mediterraneo, una visione universale di organizzazione del mondo che già nel Manifesto viene menzionata.

L’edizione con testo anche in arabo di Ultima Spiaggia Editore è del 2022. Necessaria per condividere l’idea che i nazionalismi sono causa di guerre, di crisi della società globale e di come si abbia bisogno di una nuova analisi dei concetti di modernità, dei diritti, delle libertà individuali, di giustizia sociale. Concetti e valori che, certo in situazioni storiche e politiche diverse, hanno spinto alla rivolta popolare i cittadini di gran parte del mondo arabo nel 2010-2011.

Lo scopo della traduzione in arabo del Manifesto è quello di stimolare gli studiosi arabofoni a un maggior interesse per il Manifesto, documento storico i cui valori universali possono portare a nuovi percorsi politici per il destino del Mediterraneo.

Questo è ciò che ho portato a casa dal mio viaggio a Ventotene, isola che mi è entrata nel cuore.

Si consiglia:

A. SPINELLI, E. ROSSI, Il Manifesto di Ventotene per un’Europa libera e unita, progetto di Manifesto, Ultima Spiaggia, Genova-Ventotene, 2022

S. BOCCANFUSO, Ursula Hirschmann una donna per l’Europa, Ultima Spiaggia, Genova-Ventotene, 2019

U.HIRSCHMANN, Noi senza patria, Il Mulino, Bologna, 1993 (prima edizione) – 2022 (ultima edizione).

Il film Un mondo nuovo, regia di A.Negrin, su Raiplay.