Valzer con Bashir:
il massacro di Sabra e Chatila (2008)

Contesto storico:

16 settembre 1982. La vicenda fa riferimento a una delle stragi più cruente della storia contemporanea, ovvero il massacro avvenuto a Sabra e Chatila. Il contesto storico ci porta nella periferia di Beirut. Uomini delle milizie cristiano-falangiste entrano nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila per vendicare l’assassinio del loro neoeletto presidente Bashir Gemayel. Ciò porterà al massacro della popolazione palestinese che durerà due giorni. Il bilancio secondo stime difficilmente verificabili sarà di circa 3 mila vittime. Una grande manifestazione di protesta a Israele permette la costituzione di una commissione d’inchiesta che attribuisce ad Ariel Sharon la responsabilità del massacro. Egli è costretto a dimettersi dalla carica di Ministro della Difesa il 16 dicembre dello stesso anno. La violenza e la crudeltà di tale atto comporta la condanna del massacro da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni, definito poi come atto di genocidio.

Il regista diventa il protagonista nel film:

Spicca principalmente l’abilità del regista – Ari Folman – che deicide di rappresentare tale carneficina sfruttando i punti di forza dell’animazione. Così facendo, egli è in grado di raccontare temi molto complessi senza conferire un’eccessiva pesantezza alla trama. Infatti, il documentario inizia con una visione onirica. Il viaggio di Folman – il regista diventa protagonista nel film – non è quello di un racconto che si attiene alla realtà ma si apre al surreale e all’incubo. In questo caso, la rielaborazione della realtà da parte di un singolo e il tema della memoria – che non prevede un fedele ritratto dei fatti – si sposano perfettamente con la scelta dell’animazione. Inoltre, il regista – diventando protagonista – conferisce al film un taglio ben preciso: lui stesso, riservista israeliano, si sente vittima e carnefice di questo massacro. I suoi occhi mostrano una realtà che si scopre essere condivisa da molti compagni israeliani, una realtà che non può essere più nascosta ma deve essere resa pubblica senza vergogna.

Trama:

Il film inizia con un amico che confessa al regista israeliano un suo incubo ricorrente: sogna di essere inseguito da 26 cani inferociti. Questi rappresentano il numero di cani che l’amico fu costretto a uccidere durante l’occupazione dell’esercito israeliano del Libano. I cani venivano uccisi per far sì che non abbaiassero, rivelando l’arrivo dei soldati. In quel momento, Folman si accorge di aver dimenticato gli avvenimenti, durati diversi mesi, che condussero al massacro nei campi di Sabra e Chatila. Esso si concluse con la vittoria delle Falangi cristiano-maronite. Così, Folman decide di intervistare dei compagni d’armi dell’epoca per ricostruire una memoria condivisa dai ricordi che ognuno di loro conserva. Il massacro di Sabra e Chatila è un oltraggio che deve essere portato alla luce, di modo che tutti siano consapevoli delle tragedie e degli orrori che l’avidità del potere e l’ingenuità militare possono comportare.

Scelta cinematografica:

Tramite un’animazione scarna ma efficiente vengono narrati gli eventi di una realtà terrificante che, proprio perché tale, era stata dimenticata dal singolo e dalla collettività. Ne è una conferma la prima persona che Folman decide di intervistare: un analista. Tale scelta mira a sottolineare una necessità sentita ma nascosta da tutti gli israeliani, ovvero la necessità di un sostegno esterno che possa aiutare il singolo a fare chiarezza innanzitutto con se stesso. Tale bisogno è percepito dallo stesso Folman, il cui sgomento interiore lo porta a una ricerca spasmodica della realtà. Egli tenta di comprendere quelle memorie – volutamente ma incoscientemente – perse, poiché troppo spaventose da poter essere accettate da un essere umano. Questo film, quindi, incita al recupero di un ricordo scomodo ma fondamentale per poter ottenere un approccio più concreto e comprensivo al conflitto israelo-palestinese.

Il punto di vista del regista:

Folman non incolpa direttamente e unicamente l’esercito israeliano ma non lo assolve da qualsiasi colpa. Attraverso una visone globale del film, il cineasta vuole rappresentare la responsabilità sia dei falangisti cristiani sia del governo israeliano. Quest’ultimo era a conoscenza dei movimenti falangisti ma decise di non attuare nessuna mossa per bloccare un massacro certo. Comunque, Folman preferisce concentrarsi sul punto di vista dei soldati. Egli si focalizza sui loro ricordi, trasformando delle interviste avvenute realmente in un’animazione in 2D, conferendo così uno stile fumettistico al documentario. Esso è inoltre caratterizzato da una cupezza di sottofondo, data la scelta dei colori che accompagnano tutta la vicenda. (il blu notturno poco accogliente oppure il giallo liquefatto che riesce a rendere desolante e triste anche una ripresa acquatica)

Scopo:

La leggerezza nel raccontare la storia è poi interrotta drasticamente alla fine del film: il regista fa partire delle immagini reali, quelle che le telecamere hanno ripreso in Libano. In questo modo, Valzer con Bashir interroga direttamente lo spettatore che si trova smarrito e non sa se questa visione gli abbia portato odio, paura o vergogna. Il finale mette in luce gli intenti pacifisti di Folman e la denuncia non solo ai massacri avvenuti a Sabra e Chatila, ma a tutte quelle guerre che non vengono combattute nel rispetto dei diritti umani. Il documentario ha lo scopo di far riemergere le negatività di una guerra ingiusta e disumana che dovrebbe servire da esempio per il futuro.

Titolo originale: Les femmes du 6eétage Fotografia: Jean-Claude Larrieu
Lingua originale: francese, spagnolo Montaggio: Monica Coleman
Paese di produzione: Francia Musica: Jorge Arriagada
Anno: 2011 Scenografia: Pierre-François Limbosch
Durata: 106 minuti Costumi: Christian Gasc
Genere: commedia, drammatico Attori principali: Fabrice Luchini, Natalia Verbeke, Sandrine Kiberlain, Carmen Maura, Lola Dueñas, Audrey Fleurot
Regia: Philippe Le Guay Premi: Premi César 2012: migliore attrice non protagonista (Carmen Maura)
Sceneggiatura: Philippe Le Guay, Jérôme Tonnerre