Una partenza da dimenticare

Ricordo ancora la sensazione di euforia mista “fermi-tutti-cosa-sta-succedendo” che mi ha pervaso quando ho visto il mio nome evidenziato in giallo sulla bacheca delle persone scelte tra quelle che sarebbero partite per l’Erasums. 

Chiara Cagnan. Universitat Autònoma de Barcelona

Visibilio. Non ci ho pensato due volte, sono corsa in segreteria e ho accettato subito senza pensare a nulla: esami, estate, amici, famiglia…la mia mente era già proiettata in un’universo totalmente diverso. Un universo fatto di sangria, di mare, di musica latina (e che io la musica latina la odio!). Nella mia allegria iniziale tralascio, oltre che agli affetti, il fatto che avrei dovuto comprare un biglietto aereo, trovare una casa, dei coinquilini, preparare un piano di studi… e così, mi ritrovo a 3 giorni dalla partenza senza nulla di tutto ciò. 

Speranzosa e impavida (e anche molto incosciente nel pensare che Barcellona mi avrebbe accolto come una mamma a braccia aperte) atterro il 5 di settembre alle 23.00. Panico. Io, una ragazza di appena 22 anni, in una città straniera, con due valigie che pesano più di me arriva, nel cuore della notte, senza ancora sapere bene dove andare. Vedo il disegno di una metro: buon segno. Tiro fuori il cellulare dalla borsa e inserisco l’indirizzo dell’ostello dove avrei passato le prime notti. Fermata Parallel, 5 fermate. Inserisco il biglietto nel tornello trascinando le mie due zavorre nella metro. Apro la borsa per prendere il telefono, e… non c’è. Cerco e ricerco e poi mi convinco: “Chiara te lo giuro, qui il telefono non c’è“. Non solo panico, ma anche terrore e nausea. Controllo le tasche dei jeans: nulla. Solo un scontrino del bar dell’aeroporto dove ho speso €4,80 per un caffè americano. Il mio unico modo per raggiungere casa e per comunicare, totalmente scomparso. In preda al panico, arrivo a Parallel; è buio, e ogni persona che incontro mi sembra appena uscita da un film di Wes Anderson. Cammino (anzi, vago) per qualche chilometro nella speranza di incontrare un segno, quando finalmente vedo un’insegna luminosa: “Pension Orma“. Strano, penso, quella che prenotai si chiamava “Pension Norma“. Mi avvicino, la “N” era caduta. Buon segno. Entro con ancora gli occhi lucidi dal pianto e ad accogliermi c’è un signore con un bocadillo al jamòn (panino al prosciutto) in mano davanti allo schermo di un televisore fatiscente che guarda una soap opera spagnola. Gli spiego che mi chiamo Chiara Cagnan, che sono appena arrivata da Milano e che ho riservato una stanza per dormire e passare le successive 4 notti. Camera singola 18B. Inizio a sentirmi meglio all’idea di poter finalmente dormire in un letto e dimenticare la brutta giornata. Domani andrò al commissariato e farò la denuncia. Il sorriso che stava spuntando sulla mia faccia svanisce nell’esatto momento che vedo le 4 rampe di scale che separano me e il mio rifugio. 30 minuti dopo (indicativamente, si fa per dire) entro finalmente in camera: odore di fumo, temperatura media 40° eeee… quelle sono blatte?!?!

Buona notte Chiara e benvenuta a Barcellona.