Russia: Erasmus fai da te (2/3)

Sono sempre Silvia, quella che si è autospedita in Russia senza Erasmus. Nel primo capitolo di questa rubrica ho spiegato come sia capitata in Ciuvascia, una piccola repubblica sulle rive del fiume Volga; si procederà oltre discutendo delle stranezze in cui si incappa quando ci si sposta considerevolmente più ad est rispetto alla nostra bella penisola.


Nel frattempo, in Russia…

Prima del settembre 2017 non avevo mai messo piede in Russia; si aggiunga anche che non ero certo la più brillante del corso di lingua e si potrà inquadrare a grandi linee il mio spaesamento iniziale.

La Russia, dal canto suo, è un paese molto peculiare e folkloristico: per un occidentale, tuttavia, questo può alle volte concretizzarsi nella netta sensazione di trovarsi in pericolo. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta in realtà di questioni di ordinaria amministrazione: tant’è vero che una delle primissime frasi che ho imparato per il numero di volte che mi è stata ripetuta è ne perezhivàj, non preoccuparti. Di seguito rendo disponibile un elenco di circostanze in cui non è necessario preoccuparsi:

  • la Russia è un paese grande e non tutti gli aeroporti somigliano a quelli di Mosca, città che normalmente è uno scalo obbligatorio per chiunque sia in viaggio verso qualunque città della Federazione Russa (ad esclusione di San Pietroburgo). Nella fattispecie l’aeroporto di Čeboksary è dotato di spazi, tecnologia e personale specializzato equiparabili a quelli della stazione ferroviaria di Brescello (RE) ai tempi di Don Camillo e Peppone (1947). Purtroppo non sto utilizzando iperboli. Unica eccezione alla tecnologia del secondo dopoguerra è l’impianto a raggi x per il controllo dei bagagli, macchina maledetta in tutte le lingue del creato da tutti i passeggeri in transito: il macchinario intercetta tutte le bottiglie di alcol di produzione domestica (il samogon) che i poveri ciuvasci (ed io con loro) desiderano portare con sè nelle loro trasferte ma che, ahimè, è proibito per legge trasportare, anche se per consumo personale.
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Se non altro l’aeroporto ha in dotazione un gatto che fa compagnia ai passeggeri durante le attese
  • prendere un taxi è meraviglioso soprattutto per chi, come me, è cresciuto in una città dove il prezzo di questo servizio è più che proibitivo; su un taxi russo, tuttavia, assieme all’entusiasmo dovuto ai prezzi ridicoli delle corse, c’è sempre il sentore che si stia per essere sequestrati. I taxi non hanno segni distintivi all’esterno e molto spesso fare il tassista è la seconda occupazione di chi vuole arrotondare le entrate: per questi motivi può presentarsi a voi la macchina ibrida dotata di tablet per l’intrattenimento, può presentarsi la macchina familiare con il seggiolino, ma può presentarsi anche la Lada dell’88 con voragini nella carrozzeria ma con un impianto da hardbass da far tremare le volte celesti – personalmente la mia preferita.
  • prendere un autobus è meraviglioso quando il biglietto costa 17 rubli (circa 23 centesimi di euro); ma è ancora più meraviglioso, aggiungendo solo 5 rubli (circa 6 centesimi di euro), raggiungere la propria destinazione in marshrutka. La marshrutka è una sorta di taxi/autobus con una capienza di circa una ventina di persone che viaggia più velocemente rispetto ad un autobus ordinario: questo grazie alla dedizione con cui i conducenti di marshrutki disprezzano le vite umane. E’ pertanto normale che un autista si fermi per caricare i passeggeri, che riparta sgommando con il portellone ancora aperto e con persone sull’orlo del baratro, che usi una mano per governare il veicolo e l’altra per prendere i soldi, contarli e restituire ai passeggeri il biglietto per la corsa con l’eventuale resto. La velocità media registrata si aggira attorno agli 80 km/h in città ed è tutto normale.
  • d’inverno si registra un’escursione termica tra interno ed esterno di circa 50/55 gradi ed è assolutamente normale: ai russi piace pensare di essere a Formentera fino al momento in cui devono uscire di casa quando, effettivamente, mascherare quei -25 gradi diventa complicato.
  • la Volga, maestoso fiume che attraversa le sterminate pianure russe e sulle cui rive sorge Čeboksary, ghiaccia totalmente d’inverno:  detto questo, è normale vedere automobili attraversare l’intera larghezza del fiume (che varia da 1 a 3 km) per raggiungere la riva opposta.
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La Volga a in pieno inverno
L’aspetto dei marciapiedi in Russia: il motivo per cui sono ancora adesso terrorizzata dal ghiaccio
  • in Russia, d’inverno, non ghiacciano solo i fiumi: ghiaccia tutto. Camminare senza cadere e sbriciolarsi i femori è davvero complesso: vi lascio immaginare cosa possa significare vivere non solo in una città dolorosamente collinare, ma proprio in cima ad una collina. E’ pertanto normale cadere su lastre di ghiaccio con scadenza giornaliera; è normale che, come conseguenza, il proprio osso sacro diventi, nel giro di qualche settimana, un osso profano; infine è normale che, mentre giacete stramazzati a terra in quanto vittime ancora una volta del ghiaccio infame, bellissime ragazze russe munite di tacco 15 scavalchino il vostro corpo privo di sensi. Purtroppo credo sia una questione genetica: conviene pertanto rassegnarsi e rinunciare all’abilità di essere fighi a 25 gradi sotto zero.


In Soviet Russia, non sei tu che insegni le lingue: sono le lingue che insegnano te

Il discorso relativo all’ambito lavorativo si sarebbe potuto inserire nella lista precedente: anche sul lavoro, in Russia, si assiste a scene e ci si ritrova in situazioni che lasciano molto, molto perplessi. Non a caso la prima persona a dirmi la già citata frase ne perezhivàj è stata la direttrice della scuola di lingue durante il primo seminario gratuito (si legge: non retribuito).

– Bene Silvija (il mio nome suona leggermente diverso detto dai russi), questo è il tuo orario: avrai lezione tre giorni a settimana nell’ufficio di Čeboksary immediatamente vicino a dove abiti. I gruppi che ti abbiamo assegnato ti stanno già aspettando. Due giorni a settimana insegnerai a Novočeboksark, città che puoi raggiungere in marshrutka con circa un’ora di strada. Il sabato invece è il giorno che dedichiamo alle classi di Kanash, città che si trova a due ore di macchina da qui; ti unirai al gruppo di insegnanti che ci si recano in trasferta tutte le settimane, puoi chiedere a Nadja per gli spostamenti. Io mi muovo solo in macchina, non ho assolutamente idea di quali marshrutki ti possano portare a lavoro. Ah, quasi dimenticavo: domani dovresti sostituire un’insegnante che si è ammalata.

– Ma..  Ma.. Ma che cosa ca diamine mi stai comunicando esattamente, direttrice?!?!?!?!

– Silvija, ne perezhivaj! Ti ho dato solo lezioni con bambini e adolescenti di livello a2 nonostante ti avessi promesso studenti di livello upper intermediate ma sarà tutto semplicissimo: negli uffici troverai moltissimo materiale e ti aiuteranno le office manager. Ne perezhivaj: ti mandiamo a 20 km da casa tua due volte a settimana nonostante ti avessi promesso di lavorare solo in città ma i collegamenti con Novočeboksark sono agilissimi, imparerai la strada immediatamente, e non ti metterà affatto a disagio il fatto che questa è la tua primissima esperienza in Russia. Ne perezhivaj, Kanash è solo una volta a settimana! Ti possiamo dare poche lezioni in quella sede e poi potrai tranquillamente restare a perdere una giornata intera aspettando che gli altri colleghi finiscano il turno per poter tornare a Čeboksary tutti assieme, dato che avete una macchina sola. Un ultimo, sonoro, ne perezhivaj! E’ vero, sei arrivata stanotte, ti abbiamo incastrata in un seminario non retribuito in cui sei entrata alle 9 del mattino e da cui uscirai solo alle 4 di questo pomeriggio e domani dovrai cominciare un mestiere che non hai mai fatto prima. Nonostante io ti abbia promesso di farti assistere a lezioni di altri insegnanti prima di iniziare,  sono tutto sommato convinta che andrà tutto bene. Koroče: ne perezhivaj ni o čom (= per farla breve: non preoccuparti di niente).

A tutti gli aspiranti russisti: questo è quello a cui vi state preparando. Ma la verità è che, se Carmen Consoli me lo concede, a questo dispendio di stress e di sanguinosissime imprecazioni corrisponde una considerevole contropartita di affetto, soddisfazione ed incommensurabile senso di appartenenza: ma, come in tutte le storie a lieto fine che si rispettino, bisognerà attendere il terzo capitolo della trilogia per scoprire come.