Quando la Russia chiama…

L’Erasmus non è una prerogativa per andare all’estero quando si è giovani, o almeno non lo è stata per me. Nel corso dell’anno accademico 2016/2017, una delle coordinatrici di lingua russa del corso di Lingue e Letterature straniere dell’Università degli Studi di Milano ha organizzato in collaborazione con il Politecnico di San Pietroburgo (PSB) un seminario in lingua russa della durata di due settimane. 

Non essendo mai riuscita ad organizzare un viaggio Erasmus, ho deciso di approfittare dell’imperdibile occasione e di iscrivermi al seminario per tre motivi ben precisi:

  1. In quanto studentessa-lavoratrice, era da almeno 6 mesi che non frequentavo più lezioni di russo: avevo decisamente bisogno di un refresh della lingua!
  2. Avevo un disperato bisogno di tre crediti aggiuntivi da aggiungere al mio piano studi.
  3. Ho unito l’utile al dilettevole: ho visitato la Russia senza avere intoppi burocratici.

La burocrazia, infatti, non aiuta. Per poter entrare in Russia è necessario un visto, e per ottenere un visto è necessario essere in possesso di un invito (un documento formale in cui si attesta il motivo della visita in Russia) e un’assicurazione. Problema risolto: l’invito ci è stato fornito dal Politecnico di SPB, ottenere l’assicurazione è una passeggiata e il visto è soltanto una formalità; sempre che si sia riusciti a compilare il modulo online e a consegnare i documenti giusti.

Concluso il percorso burocratico, tutto ciò che rimaneva da fare era prendere il volo prenotato mesi prima e raggiungere la cara e vecchia Матушка Россия (in russo, Madre Russia). Semplice, penserete. Purtroppo non è stato semplice, né immediato; il 3 aprile 2017, sei giorni prima della nostra partenza, è stata annunciata la notizia di un attentato nella metro di San Pietroburgo. Il panico. Non tanto di noi studenti, quanto quello dei genitori. Il panico che coglierebbe qualsiasi madre e padre che vedesse partire il proprio figlio verso una meta appena colpita da un attacco terroristico. (1. Continua)

Ciò che qui ha contraddistinto la “dimensione Erasmus”, sebbene di Erasmus non si trattasse, è stata la nostra convinzione nel voler partire. Noi studenti non eravamo spaventati, ma soltanto volenterosi di scoprire una realtà nuova e diversa dalla nostra e di scoprire un Paese che, seppur freddo che sia, riesce a trasmettere moltissimo.