Non tutte le sfortune vengono per nuocere (1/2)

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Quando si parla di viaggiare ci sono due cose di cui sono fermamente convinta: la prima è che la cosiddetta “Wanderlust” esista ed io ne sia affetta da tempo, e la seconda è che, tutti i viaggi e le esperienze migliori, iniziano sempre con un corollario di sfortunati eventi.

La mia esperienza Erasmus ne è stata una conferma.

Ma partiamo dagli albori, dalla meta del mio Erasmus: la Germania. Scelta ovvia, per una germanista convinta come me, che si è data da fare sui libri per numerosi anni; la cosa più difficile era stata scegliere la città in cui avrei passato metà del mio secondo anno universitario, ma alla fine, dopo accurate ricerche, le opzioni si erano limitate a Colonia, Amburgo e Berlino.

Fino a qui tutto bene, direte voi, ma ecco che arriva il primo imprevisto. La città a cui ero stata assegnata non era nessuna di quelle che avevo minuziosamente scelto, bensì, la città di Saarbrücken. E se voi non ne avete mai sentito parlare, sappiate che lo stesso valeva anche per me allora.

Ma in fondo l’importante per me era ed è sempre stato partire, poco importava che la meta fosse cambiata. L’anno successivo sarei partita per il mio Erasmus.

Nei mesi che hanno preceduto la mia partenza mi ero occupata di prenotare il volo, o meglio, i miei due voli; di contattare altre due ragazze Gloria e Sabrina, che sarebbero partite con me (anche se in date diverse) e di confermare e affittare una stanza nello studentato di Guckelsberg, vicino all’università. Nel giro di poco tutto era pronto ed era già arrivato il momento di partire…

È il 10 ottobre 2016 ed io, con un valigione di quasi 30kg e un trolley di altri 15kg ero entrata nell’aeroporto di Malpensa. La prima cosa che ricordo è di aver visto sul tabellone una serie di “CANCELLATO” e di aver guardato, speranzosa, che il mio aereo per Berlino fosse ancora lì. E invece no, era stato cancellato anche lui, il che voleva dire che dovevo trovare un altro aereo che mi portasse a Saarbrücken, come stabilito, entro le 18 (orario in cui passava l’ultimo pullman in direzione Guckelsberg). Vado quindi ai check in per chiedere se fossero disponibili altri voli su cui potevo essere dirottata e qui danno una buona e una cattiva notizia. La buona era che mi avrebbero cambiato volo senza costi aggiuntivi; la cattiva era che i voli da due, erano diventati tre: da Milano a Düsseldorf, da Düsseldorf a Berlino e da Berlino a Saarbrücken. Un viaggio da 5 ore era appena diventato un viaggio da 8 ore con due scali.

Il secondo intoppo al mio viaggio era arrivato puntuale come un grande segnale di stop sulla mia strada verso l’Erasmus, ma in fondo non era un grosso problema, sarei comunque riuscita ad arrivare entro l’orario prestabilito.

Il viaggio verso Düsseldorf era filato liscio come l’olio, nessun momento imbarazzante in aereo, nessun ritardo, eravamo atterrati puntualissimi a Düsseldorf e la mia unica preoccupazione era quella di pranzare il più in fretta possibile per poter prendere la coincidenza per Berlino che era di lì a un’oretta. Quindi mi sedetti al gate e aspettai pazientemente di salire, il tutto rigorosamente accompagnata dalla compagnia di Spotify.

Ed è proprio la mia mania di ascoltare sempre musica in viaggio che causerà il mio prossimo problema. A metà del volo per Berlino, infatti, la batteria del telefono mi aveva abbandonato, e di per sé questo non sarebbe stato un grave, se non fosse che avevo appena cambiato sim e compagnia telefonica, ergo, non avevo la più pallida idea di quale fosse il mio pin. Arrivata a Berlino il mio telefono era poco più di un’inutile scatoletta. E nonostante fossi convinta di avere il pin in una delle borse che avevo schiacciato malamente nella valigia, lungi da me ricordarmi quale fosse. Quindi senza telefono, rassegnata, ero salita anche sull’ultimo aereo dicendomi che avrei risolto tutto una volta arrivata nella stanza dello studentato…

Atterrata finalmente a Saarbrücken alle 17:30, e ancora in tempo per prendere l’ultimo pullman, pensavo di avercela fatta! quindi mi metto ad aspettare pazientemente che arrivi la mia valigia. il nastro inizia a scorrere e va avanti per un po’ ma la mia valigia non si vede. Sono le 17:50 e la mia valigia non c’è. Il nastro si ferma. Ebbene si, mi avevano perso la valigia che conteneva pressapoco metà della mia camera da letto. non potendo fare altro vado subito all’ufficio informazioni dell’aeroporto di Saarbrücken per cercare di capire dove fosse finita  e lì una signora gentile mi guarda e mi chiede “Brauchen sie Hilfe?” quindi, sviscerando in un tedesco un po’ arrugginito l’accaduto, la vedo ascoltare attentamente per poi sedersi al computer, digitare un paio di numeri e infine comunicarmi che la mia valigia era rimasta a Berlino, ma l’avrei riavuta indietro presto. Sollevata, ringrazio lei e l’efficienza  tedesca e mi faccio indicare la fermata dei pullman per Dudweiler, Guckelsberg. Ma lei stessa mi fa notare che sono le 18:15, e non ci sono più pullman per arrivare in città. Ovviamente stanchissima e senza sapere la strada per arrivare le chiedo se conosce una compagnia di taxi da chiamare, e non avendo un telefono funzionante, mi faccio prestare pure quello.  Fin troppo leggera prendo infine il taxi e mi faccio accompagnare di fronte allo studentato.

Una giornata lunga e stressante era finalmente giunta al termine, dovevo solo farmi dare le chiavi dall’Hausmeister e poi mi sarei potuta buttare sul letto. Ma la giornata non era finita, erano solo le 19, e il prossimo imprevisto era dietro l’angolo, letteralmente. L’Hausmeister, infatti, non c’era e sulla sua porta erano affissi i suoi orari e nessun numero di telefono da contattare in caso di emergenza. Non sarei potuta salire in stanza fino al giorno successivo, ed ero a corto di idee. Ma ecco che all’improvviso ho un’illuminazione. Gloria, la ragazza che doveva venire in Erasmus con me era già a Saarbrücken da una settimana, ed abitava proprio di fronte al mio studentato. Quindi mi precipito fuori, salgo le scalinate per arrivare alla porta di ingresso del suo condominio e…  Il suo nome non c’è, probabilmente ancora non lo aveva cambiato, ma non demordo e inizio a citofonare finché qualcuno, non so chi, mi apre. Guardo le caselle postali e lì finalmente, come un miraggio, vedo il suo cognome. Ero salva! o se non altro avevo almeno un posto dove dormire. 

(1. continua)

Letizia Pilotti
Letizia Pilotti
Studentessa di Comunicazione Internazionale sempre con la valigia pronta ed un caffè in mano. Iscritta da anni alla newsletter di Skyscanner, sono un’accanita studiosa di lingue straniere e amante dei viaggi last minute. La mia prossima meta? La Norvegia.