Italia o Paesi Bassi, la burocrazia non ha confini

Paese che vai, cultura e burocrazia che trovi. Questa è stata una delle prime cose che ho imparato dalla mia esperienza Erasmus nei Paesi Bassi. Nel 2015 avevo 22 anni e dire che io e la burocrazia eravamo mondi diversi e sconosciuti è usare un eufemismo. Nella mia testa, documenti, moduli e scadenze varie non esistevano o comunque non erano per niente la priorità. Devo firmare un documento? Va bene, lo faccio subito, ovviamente senza leggerlo. Di leggere documenti da cima a fondo non si parlava proprio, avevo altre cose più importanti e divertenti (per me) da fare. Ma questa mia visione del mondo (che come minimo si può definire ingenua e per essere brutali era proprio da irresponsabile) sarebbe stata messa in discussione di lì a poco.

Per poter partecipare al programma Erasmus infatti, bisogna prepararsi psicologicamente ad affrontare montagne di carte, dall’inizio alla fine del percorso. Vuoi sapere come fare ufficialmente domanda? Leggi questo documento. Vuoi vedere un po’ quali corsi offre la miriade di università in giro per l’Europa? Clicca qui e leggi gli 800 programmi di ogni facoltà possibile e immaginabile. Borsa di studio? Ah! Facci vedere come, quanto, quando spendi i tuoi soldi fin dall’inizio dei tempi. Se poi ci aggiungiamo il fatto che l’anno in cui sono partita per i Paesi Bassi le modalità di funzionamento dell’Erasmus erano appena state cambiate, potete immaginare il panico totale in cui ero. Per carità, le domande che pongono sono più che legittime. Tuttavia, al mio cervello tutte queste richieste sembravano quasi assurde. Ma se volevo davvero partire dovevo superare questo mio blocco mentale, quindi mi misi l’anima in pace e iniziai a leggere come una disperata qualsiasi postilla.

Con il passare dei mesi, diventai sempre più “esperta” di burocratese e riuscii a destreggiarmi nei siti delle facoltà dell’Università di Leiden, la mia meta. Dopo essermi iscritta ai corsi che mi interessavano di più, passò ancora qualche tempo e poi mi fu confermata l’iscrizione al semestre di Erasmus. Felice come una pasqua, cominciai a cercare casa a Leiden. La pace dei sensi però durò ben poco: mi resi subito conto che le case a prezzi abbordabili con meno di 15 coinquilini erano già tutte affittate e prendere una stanza in uno studentato sembrava essere un’impresa impossibile, con liste di attesa infinite, prezzi altissimi e frodi dietro ogni angolo. Sembrava non esserci via di uscita, mi immaginavo già di passare mesi e mesi sotto un ponte circondata da cigni aggressivi e pantegane olandesi.

Per fortuna mi ricordai che nei Paesi Bassi non esiste solo Leiden: ad appena 10 minuti di treno infatti c’è L’Aia. Decisi quindi di cercare casa lì e nel giro di due settimane trovai una stanza ad un ottimo prezzo in un quartiere stretto tra la spiaggia di Scheveningen e il centro città. Dico “trovai” e non “affittai” perché la proprietaria di casa mi fece firmare il contratto a dicembre. Io ero arrivata all’Aia ad agosto. Ci tengo a dire che non lo fece per cattiveria o perché volesse sfruttarmi: diciamo che era una donna particolarmente sbadata (per intenderci lavava i suoi panni nella nostra lavatrice e poi li lasciava lì per settimane) e per mesi si scordava puntualmente di portarmi il contratto. I soldi dell’affitto però si ricordava benissimo di chiedermeli. Dannato calvinismo olandese…  

Arrivai quindi all’Aia ad agosto per partecipare alla settimana di orientamento e per cominciare a esplorare la mia nuova casa. Le lezioni iniziavano la prima settimana di settembre e non vedevo l’ora: all’Università di Leiden hanno studiato personaggi come Enrico Fermi, Albert Einstein, Ayaan Hirsi Ali, Rembrandt, Mark Rutte e buona parte della famiglia reale olandese. Chissà cosa avrei imparato. Come avrei migliorato il mio olandese? La burocrazia era quasi un ricordo lontano, distantissimo nel passato. Ero dove volevo essere, le scartoffie non mi avrebbero rivisto per un po’.

L’universo, a quanto pare, tuttavia non era molto d’accordo. La settimana prima di cominciare le lezioni mi chiamarono dall’ufficio Erasmus di Leiden: “Mi spiace Margherita, ma tutti i corsi di olandese sono pieni, compresi quelli che avevi scelto tu. Devi sceglierne degli altri, ci dispiace molto”.

La maledizione della burocrazia mi colpì ancora. Godverdomme!