Intervista al Sindaco Sala
dopo il memorandum Italia-Cina

Signor Sindaco, lei nel 2015 è stato al timone di Expo. Durante l’Esposizione universale di Milano i rapporti tra Italia e Cina si sono sviluppati al punto che i visti dalla Cina aumentarono in modo significativo. Ora l’Italia ha sottoscritto un importantissimo accordo con quel Paese. Qual è, secondo lei, l’aspetto più rilevante di questa intesa?

Durante Expo 2015 la Cina ha dato una bella prova di sé. Era presente con ben tre padiglioni: uno nazionale e due corporate. Una partecipazione che, letta alla luce del memorandum Italia-Cina, raccontava forse già allora l’intenzione di rafforzare le relazioni con il nostro Paese. Senza entrare troppo nel merito, l’intesa segna un’evoluzione dei rapporti tra i due Paesi, e in prospettiva allargata con l’UE, nel rispetto della quale si devono concretizzare le intenzioni dell’accordo. 

Il Quotidiano del popolo ha elogiato l’accordo, che comprende 19 intese istituzionali e 10 commerciali, parlando di una “nuova era delle relazioni tra Cina e Italia”. Lei è d’accordo?

Questo è un atto che va compreso bene, perché è chiaro che la Cina è una delle potenze mondiali con cui USA ed Europa unita devono confrontarsi. Perciò alzare muri non è la strategia migliore se si vuole promuovere uno scambio proficuo, che sia sì commerciale, ma anche di valori e idee, come ha auspicato il Presidente Mattarella.

Quali vantaggi pensa che ne trarrà la città di Milano? Quali le nuove opportunità?

Credo che Milano saprà cogliere le giuste occasioni e trarre vantaggio dall’accordo, non appena se ne presenterà l’opportunità. Al momento ritengo prematuro definire in quali ambiti. Ma Milano può contare su una comunità cinese molto forte e integrata, quindi per noi è importante non solo tenere aperto il dialogo ma anche alimentarlo facendo crescere le già numerose occasioni di incontro e condivisione che abbiamo instaurato.

Quanto a infrastrutture, Milano è attrezzata per giocare un ruolo da protagonista, dopo questo accordo bilaterale?

Milano è al centro di una fitta ed efficiente rete infrastrutturale. Aspettiamo di vedere come si concretizzerà l’accordo. Come dicevo, sono sicuro che la nostra città saprà ricavarsi gli spazi per dare il proprio contributo nelle relazioni Italia-Cina, anche in questo settore, qualora fosse possibile.

Sarà possibile, a suo giudizio, trasformare la Via della seta in una concreta occasione di lavoro e di scambi per i giovani che vivono e studiano a Milano?

Me lo auguro. Sinergie e collaborazioni sono e saranno sempre benvenute. A titolo esemplificativo, ricordo che il Politecnico e l’Università Tsinghua di Pechino hanno siglato un accordo per la realizzazione di una Joint Platform che porterà il più grande polo cinese dell’innovazione in BovisaTech, facendo di Milano il punto di riferimento cinese in Europa per investimenti in innovazione e design.

A Milano la formazione di giovani che possano entrare in relazione con il mondo cinese è cominciata da tempo. Già in questi anni in almeno un liceo milanese si studia cinese e varie università offrono corsi di cinese, compresa la Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli. Lei ritiene che la città possa offrire qualche altra opportunità dal punto di vista culturale?

Sì, senza dubbio Milano offre importanti occasioni dal punto di vista culturale. Non a caso le nostre università contano già circa 200 mila studenti, di cui 20 mila stranieri. E questo è sicuramente una cartina al tornasole di quanto accattivante e completa sia giudicata l’offerta formativa proposta dai nostri atenei anche per chi arriva dall’estero. Ritengo che per i luoghi storici, le opere d’arte, i monumenti, le manifestazioni sportive (ricordo che una delle principali squadre di calcio cittadine – l’Inter – è di proprietà cinese), le mostre e le importanti realtà produttive nel campo del design, della moda e del food, Milano è certamente una fucina di opportunità anche per i giovani cinesi che qui vengono per studiare, specializzarsi o costruirsi una professionalità.

Milano, storicamente, è sede di una delle prime comunità cinesi. In tutti questi anni la convivenza tra italiani e cinesi si è sviluppata all’insegna di rapporti cordiali e pacifici. Secondo lei qual è il segreto di questa “buona pratica”?

Non credo ci sia un segreto. Milano è una città che accoglie, aperta alla condivisione di esperienze e competenze. L’operosità della comunità cinese – parliamo di 30 mila persone – è sicuramente un punto di contatto e incontro con l’attitudine al fare meneghina. La voglia di collaborare per meglio realizzare obiettivi comuni fa il resto.