Felicità a base di Heineken, hutspot e olandesi.

Nonostante la burocrazia, non cambierei nulla del mio Erasmus. È vero, non ho avuto modo di approfondire quanto avrei voluto la conoscenza del nederlandese (che è il termine ufficiale per indicare la lingua parlata nei Paesi Bassi, ma anche se dite olandese non preoccupatevi che ci si capisce lo stesso). Tuttavia le persone che ho conosciuto, le esperienze che ho vissuto e le feste a cui ho partecipato hanno compensato qualsiasi problema.

Le persone

Durante l’Erasmus si conoscono una miriade di ragazzi e ragazze provenienti da tutti gli angoli del mondo, perfino da posti mai sentiti. Prima dell’agosto 2015 per esempio, non sapevo nemmeno che esistesse la Nuova Caledonia, ma durante la settimana di orientamento ho conosciuto un ragazzo che veniva da questa piccola isola sperduta nell’Oceano Pacifico che con tantissima pazienza spiegava a tutti che sì, esiste davvero il suo paese e no, non è l’Isola di Pasqua.

Ho conosciuto anche tantissimi tedeschi e proprio uno di loro mi ha chiesto la domanda più strana che mi sia mai stata fatta: “Perché voi italiani usate sempre l’ombrello quando piove?” Complice il quarto bicchiere di vodka, limone e mate in corpo – che a quanto pare è il drink preferito dei tedeschi prima di andare a ballare – la mia risposta è giunta quindici minuti dopo. “Non so, forse perché soprattutto nel Nord Italia non tira tantissimo vento”. Lui non mi sembrava molto convinto dalla mia risposta, io nemmeno. La stessa sera poi unragazzo nigeriano ha aspettato con me il treno per tornare a casa dalle 4.30 alle 6 del mattino, sfidando il vento gelato e la pioggerellina infima tipica dell’inverno olandese. Ho legato tantissimo con una ragazza italiana che sarebbe poi diventata una delle mie migliori amiche. Ho avuto modo di vedere e provare per la prima volta come sono davvero gli olandesi nel loro habitat naturale: divertenti, schietti, diretti ma allo stesso tempo disponibili ad aiutare il prossimo nei momenti di difficoltà. Mi è capitato più volte di girovagare dispersa per la città, quando puntualmente si presentava la mia salvezza sotto forma di sciura olandese pronta a spiegare dove andare e cosa fare. Certo, ogni tanto i ciclisti mi hanno augurato ogni male del mondo perché in bici non segnalavo che stavo per girare o andavo troppo piano, ma questi sono casi in cui la colpa era mia e fanno parte dell’esperienza vera olandese. Insomma, le opportunità per conoscere persone di ogni tipo da tutto il mondo sono quasi infinite.

Le feste

Leggenda vuole che le feste in Erasmus siano le migliori del mondo, in cui si può assistere a scene che manco nei film ambientati nei college americani si vedono. In parte è vero: può capitare di andare a delle feste memorabili, ma è anche vero che ci sono feste invece che fanno venire il latte alle ginocchia. Non voglio parlarvi di questo tipo di feste però, quanto di quelle legate alla tradizione olandese.

Tra novembre e dicembre per esempio si festeggia Sinterklaas, ovvero San Nicola. In pratica San Nicola corrisponde a Babbo Natale: il 5 dicembre, dopo aver affrontato un lungo viaggio iniziato dalla Spagna, il santo porta regali e dolcetti a tutti i bambini che sono stati buoni. Sinterklaas passa per ogni città del paese, ovviamente su un’imbarcazione decorata a festa, da cui lancia biscotti (di solito speculaas) a tutti i bambini. A Leiden avevano allestito un palco nella piazza principale da cui sparavano canzoni di Sinterklaas a tutto spiano. Ovviamente ad accogliere il santo c’era anche il sindaco della città!

Un’altra volta invece tornando a casa in bici dalla stazione centrale dell’Aia sono rimasta imbottigliata nel traffico per più di un’ora. Era il terzo martedì di settembre, giorno in cui si festeggia il Prinsjesdag, ovvero il Giorno del Principe. Il re (e non il principe), dopo aver sfilato in una sobrissima carrozza d’oro per il centro della città, va nel parlamento olandese per leggere il discorso del trono, cioè il programma di governo per l’anno successivo. Posso dire quindi di aver salutato da molto, molto lontano, a cavallo della mia sgarrupata bici, il re Willem Alexander.

Il 3 ottobre invece a Leiden è festa vera: la città nel 1574 fu liberata dall’assedio degli spagnoli, non per altro si chiama Leidens Ontzet, cioè la Liberazione di Leiden. Per questa ricorrenza, si festeggia per due giorni mangiando hutspot (un piatto a base di carote, cipolle e patate) o aringhe crude con pane bianco, bevendo, assistendo a concerti ed eventi sparsi per la città e andando sulle varie giostre del luna-park.

Insomma, una bellissima occasione per staccare un paio di giorni dalla vita universitaria e passare un paio di serate all’insegna dell’Olanda con le persone conosciute qualche tempo prima. Parafrasando Al Bano, la felicità è un bicchiere di birra con un piatto di hutspot in compagnia dei nuovi amici di Erasmus.