Appartamento 36B, settimo piano – Tallinn 2/3

Essendo arrivata a fine gennaio, come accennato nell’articolo precedente, la temperatura si aggirava intorno ai -16 gradi. Giusto giusto quel freddino che ti fa gelare i peli delle narici. Dopo essermi trasferita e ambientata nella mia nuova casa al G4S, ho capito che c’era qualcosa che andava cambiato.  Avevo conosciuto le mie due coinquiline: Ilze, originaria di Riga, e Kamila, dalla Repubblica Ceca, entrambe molto simpatiche , ma il problema era l’università. Tutte le mattine dovevo fare un tragitto di un’ora per arrivare alle lezioni: sveglia alle 6:55, camminata di quasi 1km per arrivare alla fermata dell’autobus e prendere quello che mi avrebbe portata davanti alla facoltà. Al mattino. Al gelo. 1 km a piedi. Inoltre, i mezzi per tornare a casa la sera finivano molto presto e quindi, non conoscendo ancora così bene nessuno, per le prima due settimane ZERO uscite e ZERO amici (coinquiline a parte). Ecco, non esattamente quello che avevo immaginato. 

Ma finalmente arrivano le prime serate organizzate dall’ESN, conosco gente, ragazzi e ragazze dall’Italia, da Taiwan, dalla Spagna, dall’Irlanda e dico ok, forse ci siamo, ma sono lontana da tutto e da tutti. L’istinto mi dice “no devi cambiare qualcosa, devi rendere questa esperienza indimenticabile” e poi c’è la parte razionale invece che mi conforta “sei venuta in Erasmus per studiare, fa niente se non avrai un amico, approfittane per imparare più che puoi e fa niente se non esci”. 

Ovviamente la parte emozionale prende il sopravvento ed quindi inizio ad informarmi per altri dormitori, mando richieste a destra e a manca finché finalmente vengo accettata dal dormitorio che si trova dietro l’università (5 minuti a piedi). Non potevo essere più contenta. Finalmente mi muovo di qui, sarei stata vicina al centro, vicina alla facoltà, non avrei più dovuto chiedere a nessuno di ospitarmi per la notte. Il primo marzo, quindi, faccio armi e bagagli, saluto definitivamente il palazzone con i corridoi inquietanti stile Regina Cœli, salto sul taxi ed ecco che arrivo a Karu: la nuova casa. 

C’era in quel dormitorio un appartamento strano, da otto persone che ad elencarle sembra una barzelletta: un siriano, un turco un bulgaro, un irlandese, una polacca, un’austriaca, una tedesca di origine vietnamita e io, l’italiana. Otto persone a dover dividere una cucina e due bagni. Dentro di me  il panico di dover organizzare la casa in otto e soprattutto la paura di non andare d’accordo con così tante persone in uno stesso appartamento. Soprattutto, loro erano lì da più tempo di me e quindi si conoscevano già da più tempo, come sarebbe stato integrarsi in un gruppo già formato?

Ebbene è stato facile. Anzi, dopo due settimane che mi trovavo in casa e svariate feste ci siamo conosciuti sempre di più, ci siamo divertiti, abbiamo preparato cene per i compleanni a sorpresa, siamo diventati il punto di ritrovo dove tutte le persone del nostro settimo piano si riunivano a giocare a carte o a guardare l’Eurovision, ci siamo divertiti come pazzi e abbiamo imparato a capirci e a volerci bene.  L’appartamento 36B del settimo piano era “the place to be” ogni fine settimana.

Abbiamo superato insieme anche la cena italiana dove abbiamo preparato lasagne e tiramisù per 16 persone, abbiamo viaggiato fino a Saarema (un’isolotto davanti all’Estonia) con un’auto a noleggio, dove abbiamo assistito ad uno dei tramonti più belli di sempre e finalmente provato un “must” dell’Estonia: la sauna. 

I miei coinquilini non sono stati gli unici, ovviamente. Vivendo così vicino all’università ero spesso in biblioteca fino a tardi e, avendo iniziato poi i vari corsi, mi sono trovata a passare il tempo anche con altri studenti internazionali e italiani. Si sono create delle amicizie che a distanza di ormai due anni si mantengono ancora e di tanto in tanto capita che ci si incroci in giro per l’Europa.

(2. Continua)