Si fa presto a dire Tallinn (1/3)

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Tallinn, 30 gennaio 2017 ore 23. Quel giorno e in quell’ora stavo atterrando nella capitale estone per iniziare finalmente la tanto attesa esperienza Erasmus. Io, che soltanto a 21 anni avevo scoperto dove si trova l’Estonia, stavo per mettere piede in una città totalmente sconosciuta da sola. Dopo 3 anni di russo in triennale, mi sono detta: “Vai, mettiti alla prova, non andare in Spagna, vai da sola in un Paese in cui non andresti mai.“  Un’esperienza in Russia mi sembrava ancora troppo azzardata, soprattutto perché il mio russo non era ancora fluente, ma anche perché volevo un’esperienza intermedia prima di infilarmi tra le gelide braccia di Grande Madre Russia. 

Ma torniamo al 30 gennaio alle 23. Esco dall’aeroporto con le mie misere due valigie, meno 16 gradi e nessuno ad aspettarmi. Ecco il momento solito in cui mi chiedo mentalmente perché mi fosse sembrata una buona idea prenotare un aereo con arrivo alle 23, ma decido di soffermarmi sul problema principale, ovvero: raggiungere casa senza morire congelata e, quindi, cerco un modo per farmi portare alla residenza studentesca che mi è stata assegnata. 

Presa dall’emozione iniziale, mista ad istinto di sopravvivenza chiedo in russo un taxi: 

“Dobryi večer, taksi? Skolko?” – “Buonasera, un taxi? Quanto?”. 

La ragazza all’uscita dell’aeroporto mi guarda in modo strano e poi mi dice: “10 evro” – “OK!!!” – Sottinteso: “ti prego portami via di qui che mi si sta congelando l’iride” (anche se poi scoprirò essere una cifra assolutamente eccessiva per un taxi in Estonia, ma in quel momento ne avrei pagati anche 20). 

Salita in auto, prendo il telefono per guardare l’indirizzo della residenza e lo mostro all’autista. Prende il telefono, legge l’indirizzo in estone, mi guarda e dice in russo “Quest’indirizzo non è di Tallinn”. Strabuzzo gli occhi perché inizialmente non ero  sicura di aver capito bene. Gli chiedo di ripetere e scopro di aver capito benissimo. 

Balbetto, tra la voglia di piangere e quella di dirgli di smetterla di scherzare, che è una residenza universitaria di nome G4S: “Tallinna Ülikool, obshezhite, imja G4S!!!” – Tra le righe: “ti prego dimmi che hai capito dov’è e che è stata solo un’amnesia temporanea. Oppure guarda su Google Maps!!!” Il nulla. Abbassa il finestrino e chiede alla ragazza che mi aveva chiamato il taxi se per caso sapesse dove fosse, ma anche lei sembra non averne idea. “Ah, aspetta! – luce divina – É vicino ad una palestra?”, mi chiede.

Mi si apre la bocca in automatico. Cioè, secondo questa ragazza, io, palesemente straniera con 36 kg di valigie al seguito e appena arrivata in città, avrei dovuto sapere se questo dormitorio fosse vicino ad una palestra. La mia ansia e la mia voglia di piangere in automatico si trasforma in istinto di sopravvivenza duro e puro, con una goccia di rabbia per condire il tutto. Chiedo alla ragazza se mi può prestare il cellulare per avere l’accesso a internet, vado sul sito dell’università nella sezione dormitori e controllo l’indirizzo per vedere se fosse giusto. Lo era, quindi lo copio direttamente su Google e mi appare la mappa: il pallino rosso della posizione mi appare sopra un edificio davanti ad una strada, effettivamente lontano dal centro, ma pur sempre in città. Mostro il telefono all’autista e gli dico “Per favore, mi porti qui”. 

Lui guarda la strada, si orienta, capisce probabilmente di essere un pessimo autista e mi dice “Da.” 

Dopo circa una mezz’oretta in auto, il navigatore sembra dirci che siamo arrivati a destinazione. Ci troviamo in una stradina strettissima, sul lato destro un capannone con scritto palestra (il che mi fa subito sorridere pensando alla ragazza dell’aeroporto) e davanti a noi un edificio enorme di quattro piani: casa. 

(1. continua)