Pòver purscèl
(nel senso del maiale)

È impressionante come possiamo “cambiare idea” a seconda che ci sia con noi il nostro fidanzato o un collega, nostra moglie o una passante, la nostra gattina o un coniglio composto nel polistirolo. Entrando a far parte di sistemi via via diversi, a seconda delle ore del giorno, tendiamo a occupare di volta in volta la posizione che ci sembra più consona nel dato contesto, in funzione della nostra personalità, del nostro carattere.
C’è un contesto dentro di noi e uno al di fuori. Nel contesto esterno la nostra persona è un elemento del sistema e ha un’identità coerente nei confronti degli altri elementi. Se noi al nostro interno talora siamo ‘combattuti’ tra due posizioni, all’esterno siamo costretti ad armonizzare quantomeno superficialmente le nostre intenzioni tra loro perseguendo una logica che gli altri finiscono per riconoscere come il nostro stile.
Ma al nostro interno c’è un altro sistema, dentro il quale si confrontano e si combattono istanze diverse, desidèri, mete, obbiettivi di breve e di lungo termine anche in contrasto tra loro. Dentro di noi c’è un fermento che talora sarebbe arduo definire omogeneo, ma siamo costretti a ‘ripigliarci’ nel momento in cui l’aspettativa di un confronto con l’esterno ci costringe a ‘ricomporci’, a ‘fare sistema’ per poter sopravvivere come entità accanto alle altre entità individuali (e non dissolverci cessando di esistere).
Passando da un contesto all’altro siamo anche capaci di dissonanza cognitiva: non sempre la nostra coerenza è intersistemica, ossia non sempre il coniglio che ci fa tanta tenerezza nell’aia ci ispira altrettanta empatia in salmì.
Mediazione è adattamento
I ruoli che le singole istanze infraindividuali svolgono dentro di noi, e che noi come individui svolgiamo nei sistemi esterni, ci sollecitano via via ad agire in modalità diverse, contestospecifiche, adattandoci (o facendo adattare). Adattarsi è forse una delle capacità principali dell’intelligenza umana.
Nel settore della traduzione filmica, si tende a fare differenza tra adattamento e traduzione. In linea di principio è una distinzione fuorviante, perché qualsiasi traduzione è adattamento. La strategia mediativa consiste proprio nel decidere cosa adattare a cosa. Si vuole produrre un impatto forte sulla cultura ricevente? La mediazione può essere condotta cercando di mantenere più o meno gli equilibri intersistemici esistenti, oppure cercando di sovvertirli.
Sconvolti dal messaggio
Potenzialmente, comunicare un messaggio è sconvolgente: contribuisce a modificare gli equilibri. L’entropia (quantità di disordine) all’interno di un sistema – individuale o collettivo – è regolata dall’attività di mediazione linguoculturale. La ‘persona mediante’ è colei che decide quanto vuole che il messaggio di cui è portatrice sia dirompente, e quanto invece filtrarlo, attenuarlo. Quanto adattare il messaggio al sistema che lo accoglie, e quanto costringere il sistema che lo accoglie ad adattarsi per riceverlo. La persona mediante funge da valvola che regola il differenziale di pressione tra un sistema e l’altro.
Tutto l’adattamento che non si richiede al sistema ricevente finisce per pesare sulla cultura traducente.
La persona mediante ha una responsabilità notevole. Questo forse spiega perché molti giovani nella nostra società aspirino a diventare interpreti, traduttori, comunicatori benché queste professioni godano di uno status sociale ampiamente inferiore a quello che loro spetta se si riconoscono i fatti. Ad alcuni piace l’idea – più o meno consapevole – di essere nella stanza delle leve che regolano le influenze tra culture.
Il patto del salame
Un umano mangia del salame: in questo vediamo che uno dei due elementi (maiale) si adatta a farsi cibo per l’altro (umano).
I sistemi alfa sono quelli meno disposti a adattarsi, più inclini a far adattare gli altri, e questo è un fenomeno che riconosciamo spesso nelle interazioni anche tra nostri conoscenti e parenti. In presenza di un problema, i sistemi alfa manifestano il proprio disagio agli altri e pretendono di avere da loro una soluzione. I sistemi beta si adattano per permettere ai sistemi alfa di trovare la strada libera da ingombri.
Anche le culture collettive sono alfa o beta: le culture alfa pretendono che le altre si adattino a loro, le culture beta sono disposte a adattarsi. Per questo motivo le culture dominanti, che possono permettersi il lusso di comportarsi da pretenziose culture alfa, tendono alla decadenza. Non esercitando l’adattamento, ma esigendolo dalle culture altrui, ne perdono la capacità e l’intelligenza. Questo non significa che le culture alfa, decadendo, tendano a diventare beta: essere alfa è questione di stile, non di forza. Diventano culture alfa decadute.
Praetendo ergo sum
Nel 1968 la canzone «Ho visto un re» di Enzo Jannacci e Dario Fo – censurata e non ammessa a Sanremo per la sua carica eversiva – diceva fondamentalmente questo: il re, il vescovo, il sciùr [ricco] danno in escandescenze non appena si toglie loro la minima parte di quello che hanno (non sanno adattarsi). Il vilàn [povero] invece, anche se gli tolgono tutto, deve stare sempre allegro, perché il suo piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se lui piange: lui sì che sa adattarsi.
L’intelligenza di adattamento sociale sta dunque col vilàn: darwinianamente, il vilàn sarà sempre più mediativo, sempre più intelligente, sempre più adattabile. Il sciùr sarà sempre più impermeabile, sempre più ottuso, sempre più sclerotizzato.
Questo, nel sistema grande.
Nel sistema piccolo, nulla impedisce al vilàn di farsi sistema alfa con la moglie, con i figli, o col pover purscèl, dimostrando con loro scarsissima propensione alla mediazione linguoculturale. Dal che si evince una cosa: la capacità di mediare non è solo questione di attitudine, ma anche di volontà.

Bruno Osimo
Bruno Osimo
Bruno Osimo è nato a Milano nel 1958 in una famiglia italiana ebraica laica. È sposato, ha due figli. Dal 1980 traduce per l’editoria e per le aziende (tra l’altro Babel’, Bulgakov, Čehov, Dostoevskij, Leskov, Puškin, Saltykov-Ŝedrin, Spender, Steinbeck, Tolstoj). Dal 1989 è docente di traduzione e scienza della traduzione presso la Civica Scuola Interpreti e Traduttori «Altiero Spinelli» di Milano, dove coordina il corso triennale di mediazione linguistica. Ha insegnato alle università di Milano, Udine, Venezia e alle SSML di Padova e Misano. Ha scritto Manuale del traduttore per Hoepli e saggi sulla traduzione. Dal 2000 collabora con Sign Systems Studies (rivista di semiotica di Tartu fondata da Lotman). Ha tradotto e curato semiotici della traduzione come Torop, Popovič, Lûdskanov, Revzin-Rozencvejg, Jakobson, Lotman. Pubblica romanzi con Marcos y Marcos. Ha un PhD con Peeter Torop in semiotica della traduzione.