Non solo Erasmus: il Servizio Volontario Europeo (SVE)

In questa immagine è presente una cartina dell'Europa in cui gli stati aderenti allo SVE sono segnalati tramite la propria bandiera.

Paesi aderenti al Servizio Volontario Europe

L’Erasmus è un progetto europeo creato nel 1987 che ha concesso di far vivere un’esperienza di studio all’estero a più di tre milioni di studenti. Dato il successo riscontrato, le istituzioni europee hanno deciso di stanziare sempre più fondi per il suo sostentamento e la sua implementazione.

I cambiamenti principali sono stati registrati nel 1996, con la creazione del Servizio Volontario Europeo (SVE), e nel 2014 con la formazione del progetto Erasmus+, ovvero “un programma della commissione Europea che promuove opportunità di mobilità e che mira a migliorare le competenze dei giovani, delle organizzazioni e dei formatori”.

 

In questa proposta, oltre che a programmi riguardanti il lavoro, è stato inserito anche lo SVE. Questo non si occupa di formazione scolastica ma di istruzione non formale; ciò permette di vivere un’esperienza all’estero di qualità, finalizzata all’inclusione sociale.
Infatti questo programma pone al centro la stimolazione di una cittadinanza attiva e di uno scambio proficuo tra gli stati dell’Unione Europea, ma non solo. Con l’Erasmus+ è stato infatti possibile allargare lo spettro degli stati coinvolti, in quanto la possibilità di scelta non si limita ai 28 stati dell’UE, ma coinvolge anche paesi dell’Europa dell’Est (Albania e Serbia), del Caucaso, la Turchia, la Norvegia e alcuni paesi africani sul Mediterraneo (Egitto e Tunisia).

Che cos’è lo SVE?

Lo SVE è un’esperienza di volontariato internazionale nato per favorire gli scambi sociali e culturali tra gli Stati appartenenti all’Unione Europea. Questo servizio, di durata variabile tra i 15 giorni e i 12 mesi, è totalmente finanziato dalla Commissione Europea. Oltre a vitto e alloggio, i quali sono forniti dall’associazione dove si lavora, anche il viaggio, l’assicurazione sanitaria e dei corsi di lingua sono coperti.
Nel corso di questa esperienza si seguono principalmente le attività proposte dall’ente, ma non mancano momenti di riposo e giorni di ferie, soprattutto per un periodo più prolungato. Inoltre la Commissione Europea prevede un piccolo “pocket money” mensile per ciascun volontario che svolge regolarmente il servizio.

A chi è rivolto?

Lo SVE è un programma che può essere svolto da giovani tra i 17 e i 30 anni che risiedano in uno Stato dell’Unione Europea. A differenza dell’esperienza Erasmus, non fa distinzioni tra studenti e non. Infatti non è necessario possedere una laurea o essere iscritto all’università per partecipare. Il requisito minimo è il diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Quali tipologie di servizio si possono fare?

Le attività che si possono svolgere all’interno di questo programma sono svariate. Ciascuno può sentirsi libero di scegliere il servizio per cui è più propenso. Gli ambiti di lavoro spaziano dall’assistenza a bambini e disabili, all’educazione ambientale, all’organizzazione di eventi e allo sviluppo culturale.
La candidatura deve essere presentata attraverso il sito. L’interessato, per poter essere scelto, deve tenere in conto, oltre che delle proprie inclinazioni, anche dalla attività disponibili e dei requisiti che ogni esperienza richiede.
L’ultima proposta inserita nel portale per esempio, ovvero l’organizzazione di progetti giovanili in Spagna, richiede un interesse verso le tematiche dell’organizzazione di eventi e dei giovani, ma soprattutto una conoscenza pregressa base della lingua spagnola.

Perché fare questa scelta?

Fare un’esperienza all’estero è diventato sempre più importante per i giovani. Non a caso l’Unione Europea sta incentivando le nuove generazioni a mobilitarsi, organizzando progetti e scambi a loro dedicati. Queste esperienze sicuramente contribuiscono alla definizione dell’identità in quanto, tramite i valori trasmessi, il singolo ha la possibilità di crescere e confrontarsi con sé stesso. Il volontario inoltre può sviluppare un sentimento di appartenenza al contesto Europeo, attraverso l’impegno civico, l’inclusione e la cura sociale.
In secondo luogo questa permette di migliorare a livello linguistico, o con l’apprendimento di una nuova lingua o con l’approfondimento di conoscenze pregresse.
Il cuore dello SVE però, è senza dubbio il volontariato. Fare questa scelta permette di crescere e di apprendere nuovi valori: la creatività, la cooperazione, la tolleranza e il servizio.

L’aspetto che più può frenare nel fare una scelta di questo genere sono le difficoltà che potrebbero sorgere durante il periodo di permanenza: le caratteristiche dell’alloggio e le condizioni lavorative. Mentre una comune attività di volontariato all’estero non può assicurare un sostegno nel corso del periodo di permanenza, lo SVE, essendo un’associazione Europea, permette di affiancare in toto il volontario e di assicurargli una permanenza tranquilla e del tutto positiva.

Quali sono stati i risultati dello SVE in Italia?

Inizialmente questo programma non aveva registrato molto successo in Italia per due ragioni: l’età media molto alta dei volontari nel paese, ma soprattutto la lontananza tra le associazioni di volontariato e il sistema scolastico.
Tutto ciò si è mantenuto inalterato fino al 2007. Da qui questa situazione si è sbloccata e i centri di servizio per il volontariato italiani (CSV) hanno iniziato ad aprirsi ad una prospettiva più europea, favorendo la partecipazione a questa esperienza.
Il numero dei volontari è sempre più aumentato. Tra il 2007 e il 2008 la cifra è cresciuta di più del 48%, per quanto riguarda gli italiani che sono partiti, mentre è aumentata del 66% per i volontari che sono stati ospitati nel nostro paese. Anche dopo il 2009 questi numeri sono cresciuti costantemente.

 

Ad oggi, le mete predilette dagli italiani sono la Spagna, la Germania, la Polonia e la Francia. Per quanto riguarda i servizi preferiti troviamo: l’assistenza sociale, la promozione culturale e il supporto di comunità italiane all’estero.

Questa continua crescita nella partecipazione dimostra quanto il servizio sia ormai radicato nel territorio italiano. Sicuramente però, sarà necessario implementare la promozione di questo progetto, così da renderlo sempre più conosciuto ed accessibile da tutti, in quanto è fruito soprattutto da coloro che vivono nelle aree più urbanizzate del paese.

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