Nada e Nadia

Ho conosciuto Nada Wael in occasione di un incontro con le matricole, quando la sede della scuola era in Via Alex Visconti.
Ricordo che fin da allora mi avevano colpito la sua storia e la sua pacatezza – che detto di una ragazza di 18/19 anni sembra brutto, ma invece è una gran bella cosa.
Poi ho conosciuto i suoi genitori e ho capito il motivo della pacatezza e della gioia che sempre le brilla negli occhi.
Alla discussione della sua tesi di laurea triennale hanno assistito tanti amici, molti di origine egiziana e ancora molti altri. L’argomento era adatto alla nuova sede e al nome finalmente assunto dalla scuola: Altiero Spinelli. Ci ha parlato di modelli di integrazione, ha raccontato quello che lei ha vissuto nel suo sforzo di farsi ponte tra la cultura egiziana e quella italiana, che sente entrambe sue.
Quando le abbiamo proposto di provare ad accompagnare come mediatrice e interprete le giornate che Nadia Murad avrebbe trascorso al Festival dei Diritti Umani, non potevamo immaginare che tra due ragazze che avevano vissuto vite così diverse potesse scoppiare una sorellanza così forte e duratura. Non lo immaginavamo e sbagliavamo, capita spesso. Le storie, quelle vere, sono fatte per incontrarsi, e riconoscersi, e rafforzarsi, contro ogni stereotipo e ogni barriera.
E uno di quei casi nei quali i docenti tacciono e imparano dalle allieve.