La pratica del tradurre

Manuale di traduzione di Roman Jakobson
Bruno Osimo

Prefazione di Marilena Adamo, Presidente della Fondazione Milano
Editore: Blonk
Anno edizione: 2016
102 pagine, brossura
ISBN: 9788897604525

Il Manuale di traduzione di Roman Jakobson è un contributo di Bruno Osimo in continuità con una lunga e ricca esperienza di traduttore, teorico della traduzione, scrittore e docente. Un testo in cui esperienza pratica professionale, analisi critica della professione e ricerca teorica si intrecciano e arricchiscono vicendevolmente in modo particolarmente fecondo. Con quest’opera l’autore offre a docenti, studiosi e traduttori la possibilità di conoscere il contributo di un semiotico come Jakobson dal punto di vista del traduttore e del processo di traduzione, dimostrando come lo studioso di origine russa possa contribuire a riavvicinare la cultura professionale più radicata nell’Europa occidentale a quella a dimensione più internazionale.

Dalla Presentazione di Marilena Adamo:

«Per dirla con l’autore, perché è ora che semiotica, linguistica e psicologia si parlino di più.

Devo confessare che solo da pochi anni, da quando sono presidente di Fondazione Milano, che gestisce la Scuola di Alta Formazione per Traduttori e Interpreti Altiero Spinelli, ho avuto modo di interrogarmi seriamente sulla professione del traduttore. Ascoltando la presentazione di alcune tesi di Laurea e la relativa discussione o la lectio magistralis in apertura degli anni accademici, leggendo testi dei docenti o degli stessi studenti, mi sono resa conto, pur da profana quale sono, della complessità del retroterra culturale e teorico che deve sorreggere un bravo traduttore; e delle ragioni di quel fastidio, quella lontananza che si prova quando ci si trova davanti, ad esempio, ad un romanzo mal tradotto; e infine dell’importanza di valutare la qualità della traduzione e di avere strumenti di validazione a cui tanto peso si dà nella formazione presso l’Altiero Spinelli.

Fondazione Milano è orgogliosa del fatto che le sue Scuole di Alta Formazione – insieme a quella per Traduttori e Interpreti ricordo le Scuole di Musica, Teatro e Cinema – si caratterizzino come scuole del “fare”, che offrano da subito ai propri studenti la possibilità di misurarsi con esperienze professionali, che tanto spazio vi abbiano le attività laboratoriali. Ma questa impostazione poggia – e deve poggiare – su solide basi teoriche e culturali. In particolare per i Docenti questo approccio comporta una preparazione ancora maggiore, un continuo aggiornamento. Questo non vale solo certo per la formazione del traduttore o dell’interprete. Tutte le professioni nel campo della musica o del teatro o del cinema, pur attraverso media, codici e simbologie diverse, si servono di linguaggi e comunicazione intenzionale, come ci aiuta a capire Osimo attraverso l’interpretazione del pensiero di Jakobson sulla traduzione intersemiotica, anche se intervengono più sull’emozionale che sul concettuale, come peraltro fa la poesia, che pure si serve della parola».

 

 

Fabio Zanchi
Fabio Zanchi
Giornalista professionista, ha lavorato all'Unità e a Repubblica, dove è stato più volte capocronista di Milano. Ha diretto l'Ufficio stampa di Expo e successivamente quello di Padiglione Italia a Expo. Ora è direttore dell'Altiero.