Il giornalismo freelance: storia di un italiano emigrato a Londra

I dati del rapporto intitolato Osservatorio sul giornalismo – II edizione, realizzato dal Servizio Economico–Statistico (SES) dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e relativi all’anno 2016, fotografano una situazione di strutturale crisi per il settore giornalistico: infatti, il lavoro autonomo (o da freelance) e quello parasubordinato nel corso degli ultimi anni hanno sostituito il lavoro dipendente. Il fenomeno del giornalismo freelance è in corso in molti Paesi e la sua evoluzione è indissolubilmente legata a fenomeni di precariato e lavoro sottopagato.

Vi presentiamo oggi la storia di Angelo Boccato, giornalista freelance di base a Londra che si occupa di politica, geopolitica, diritti umani e movimenti e tematiche sociali. Attualmente scrive per Open Migration, Equal Times e per il Media Diversity Institute; in precedenza ha collaborato e/o continua a collaborare con testate in lingua inglese, italiana e spagnola.

Chi sei e che cosa ti ha spinto a partire per Londra?

Sono un giornalista freelance, ho studiato Scienze Politiche a Bologna (Culture e Diritti Umani) e Milano (Scienze del Lavoro) e ho vissuto l’ esperienza dell’ Erasmus a Dublino, seguendo corsi all’UCD Michael Smurfit Graduate Business School e lavorando alla mia tesi comparata tra Italia e Irlanda. Il motivo che mi ha spinto a partire per Londra è stato il desiderio di imparare lo stile giornalistico britannico e cercare di farmi lentamente strada all’ interno del settore.

Raccontaci del tuo lavoro e di come si svolge la tua giornata tipo

Il lavoro di un giornalista freelance si divide tra la ricerca di storie nuove, angoli diversi attraverso cui raccontare fatti e dinamiche analizzati in precedenza, la ricerca di contatti e fonti, l’organizzazione delle interviste necessarie e tanta, tanta ricerca. Per quanto riguarda la mia giornata tipo, questa può variare tra la ricerca e la produzione di interviste e, non dimentichiamo, le trascrizioni. Il buon caffè e una buona connessione sono alleati ideali, quindi la giornata tipo la spenderò sempre in un buon caffè per freelancers.

A tuo avviso, quali sono le qualità che deve avere un giornalista ?

Un giornalista deve a mio avviso avere curiosità innata e desiderio di investigare, oltre a talento per la ricerca. Inoltre, deve essere una persona precisa, meticolosa e deve riuscire a mescolare le necessità dei tempi e scadenze con quelle dell’accuratezza. Un giornalista deve, inoltre, essere responsabile.

Qual è l’aspetto più difficile del giornalismo freelance ? E quello che ti appaga di più?

La formazione di sinergie positive con direttori di testate richiede sempre tempo e dedizione, e i tempi delle interviste a volte possono apparire come intensi, specie quando una scadenza si avvicina. Inoltre, vivere di solo giornalismo come freelance è davvero molto complesso. Per quanto riguarda il secondo aspetto, ogni volta che vedo online un pezzo, un’analisi o un’intervista alla quale ho lavorato, sui temi dei quali mi occupo principalmente (dalla migrazione ai diritti umani), finisco per dimenticare facilmente qualsiasi difficoltà.

La Brexit, tema di cui ti occupi come giornalista, è anche una tematica che ti tocca da vicino. I diritti dei cittadini UE in Gran Bretagna sono in pericolo?

La Brexit è un fenomeno complesso: c’è stata una componente di demonizzazione dei cittadini europei da parte del fronte Leave [la campagna referendaria per lasciare l’Unione Europea, NdR] e c’è una certa preoccupazione da parte dei cittadini comunitari, al punto che, tra il 2016, dopo il referendum, e l’autunno del 2017, 125mila cittadini comunitari hanno lasciato il Paese, come parte del cosidetto Brexodus. Credo che questo fenomeno continuerà e l’incertezza dei cittadini comunitari riguardo il ‘settled status’, emerso dalle negoziazioni tra Londra e Bruxelles e, in generale, per il loro futuro resterà presente.

Come vedi il futuro del giornalismo in Italia ? Pensi che ci siano opportunità professionali che ti permettano di tornare?

L’ Italia è piena di grandi professionisti e professioniste e di testate ambiziose, ma resta un ambiente molto chiuso e angusto, specialmente per i giornalisti freelance. Non vedo opportunità professionali per me in questo settore in Italia e non considero il ritorno.

Hai qualche consiglio per chi vuole entrare nel mondo del giornalismo freelance?

A un giornalista freelance consiglierei di investire sulla formazione (scuole e corsi di giornalismo, in Italia o altrove), ma di non dimenticare mai l’importanza dell’esperienza, dalle web TV ai giornali locali, oltre a viaggiare quando possibile e migliorare la conoscenza delle lingue straniere. La formula giusta non la conosco, anche perché la sto cercando. Consiglierei comunque di farsi strada in questo mondo, dato che non esiste un lavoro più bello, anche se per farlo potrebbe essere necessario affiancare ulteriori lavori.

Consigli di lettura

Equal Times. (2018). Equal Times – News at Work. [online] Available at: https://www.equaltimes.org/?lang=en [Accessed 18 Apr. 2018].

Lsdi.it. (2018). Giornalismo Italia (il nuovo rapporto di Lsdi) | LSDI. [online] Available at: http://www.lsdi.it/2017/giornalismo-italia-il-nuovo-rapporto-di-lsdi/ [Accessed 18 Apr. 2018].

Media-diversity.org. (2018). Media Diversity Institute. [online] Available at: http://www.media-diversity.org/en/ [Accessed 18 Apr. 2018].

Open Migration. (2018). Open Migration – Capire con dati | Difendere la dignità. [online] Available at: http://openmigration.org/ [Accessed 18 Apr. 2018].

Osservatorio sul giornalismo. (2017). 2nd ed. [ebook] Available at: https://www.agcom.it/documents/10179/7278186/Documento+generico+29-03-2017/3c3b73a7-64ce-47e9-acf1-e0ae62fad01f?version=1.0 [Accessed 18 Apr. 2018].