Insieme per un’Europa migliore

Che cosa significa essere cittadini europei? In che modo si può partecipare alla costruzione della nostra Europa? Lo raccontano gli studenti dell’Altiero Spinelli al ritorno dal Parlamento di Bruxelles dove hanno preso parte a un incontro sulla sicurezza che li ha visti coinvolti in un dibattito internazionale presenziato dalla parlamentare Tania Fayon.
Parlare di Europa, oggi, significa parlare di idee, di progetti e di giovani. Nonostante il periodo di incertezza e di paura dato dagli allarmi interni e esterni ai confini statali, parlare di coesione è ancora possibile. L’Europa che stiamo vivendo non è solo quella divisa tra le polemiche sulla difesa comune e l’accoglienza dei migranti, ma è anche quella che si trova per discutere di soluzioni comuni a beneficio di tutti e che ha voglia di far sentire la sua voce.
Ecco perché il 30 e il 31 maggio trenta studenti della nostra scuola, in collaborazione con studenti tedeschi e sloveni, hanno formulato tre proposte presentate direttamente alla parlamentare europea Tania Fayon rispettivamente su terrorismo, criminalità di ogni giorno e cyber security.  È stata una collaborazione reciproca perché gli studenti, da parte loro, si sono impegnati nel pensare a iniziative che potessero concretarsi dalla loro esperienza personale e la Sig. Fayon si è impegnata ad ascoltare e capire in che modo declinare queste idee nel suo programma. Un dibattito fatto di domande e risposte che fa capire come l’Europa sia quella che costruiscono i cittadini e i loro progetti.
Qui di seguito viene presentata l’intervista alla parlamentare, la quale si è resa ben disponibile al dialogo e alla partecipazione.
Quali sono i suoi consigli per dei giovani studenti che cercano di farsi spazio nel mondo di oggi?
Il mio consiglio per voi è quello di prepararvi, essere sempre pronti, informarvi ma soprattutto quello di comunicare. Dovete cercare il dialogo con l’altro e non chiudere le parte a nessuno.
A proposito di comunicazione, tra i corsi di laurea della nostra scuola c’è proprio quello di comunicazione internazionale, dove si cerca di capire quali siano i modi più efficaci per incanalare le informazioni.  Qual è il suo punto di vista?
Credo che il vostro sia un lavoro davvero molto importante. A mio avviso è fondamentale che ai ragazzi, già dai primi anni di scuola media e superiore venga insegnato come usare i social network. È facile cadere in errore e trasformare questi mezzi di comunicazione in strumenti per danneggiare l’altro. Io propongo di inserire dei corsi formativi per aumentare la consapevolezza, ma prima ancora propongo di creare un sistema scolastico che sia equo. Purtroppo in Europa ci sono ancora molte disparità tra istruzione pubblica e privata, tra chi può studiare e chi no. Prima ancora di pensare di insegnare come usare i nuovi mezzi di informazione, è necessario dare le stesse opportunità a tutti.

Durante l’incontro ha menzionato il fatto che Bruxelles non sta ancora facendo abbastanza per aiutare l’integrazione tra cittadini dell’Unione. Esattamente cosa intendeva?
Intendevo che non è possibile pretendere che cittadini percepiscano un’Unione forte, se i governi stessi non si impegnano a crearla. Mi spiego meglio: la cosa più importante come ho detto prima è la comunicazione, e questa deve esserci prima di tutto tra i governi dei vari stati. Sono loro a dover cercare il dialogo perché senza, non c’è integrazione e comprensione. È compito degli stakeholder (portatori di interesse) quello di migliorare sempre di più i rapporti e di informare i cittadini. Non ci può essere tolleranza, accoglienza e apertura senza che siano gli stessi governi a creare contatti tra di loro e tra i cittadini.