Perturbazione: L’Europa vista dal van

I Perturbazione ci raccontano il tour che tra settembre e ottobre 2016 li ha portati a Parigi, Londra e Bruxelles.

I Perturbazione sono una band italiana in attività dal 1988 che definisce la propria musica “rock anemico”. Con nove dischi pubblicati, un importante cambio di formazione, tanti progetti paralleli e qualche apparizione anche fuori dal circuito indipendente (come Sanremo 2014), calcano i palchi da quasi trent’anni. Tommaso Cerasuolo, la storica voce della band, ci ha raccontato il tour europeo che tra settembre e ottobre 2016 li ha portati a Parigi, Londra e Bruxelles.

In cosa è diverso vedere l’Europa con un tour e vederla da turisti?
È la differenza che passa tra il viaggio fatto da turista, dove vai in un posto perché il tuo portafoglio se lo può permettere, e una storia che invece ti porta in un luogo con un percorso completamente diverso. Per me i viaggi più belli sono sempre quelli dove qualcuno ci fa da Cicerone. Avere qualcuno che ti accoglie – ti fa sentire accolto – ti spiega un po’ la storia di quel posto, magari trovi un gruppo di ragazzi che si mette assieme e cerca di far quadrare i bilanci per fare delle iniziative di aggregazione. Tutto questo è un modo diverso e la musica è un bellissimo pretesto per viaggiare e incontrarsi perché hai l’onore e l’onere di raccontare le tue storie e nel frattempo di drizzare le antenne e carpire le storie di chi ti ascolta.

In Italia si sente spesso dire che questa rete di accoglienza manca. Cosa ne pensi?
Non credo che manchi, questo luogo comune dipende solo dalla capacità di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Io ho sempre visto una grande vitalità. In “Dipende da te” cantiamo “c’è un mondo capovolto sotto i piedi che sale mentre scendi scale mobili”: vedere le cose ribaltate, cambiare prospettiva è fondamentale perché ti rendi conto di quanto le storie si assomiglino qui, a Londra o a Parigi. Sono tutte città dove c’è mobilità sociale e lavorativa e i ritmi sono tosti come a Milano, nella sua immagine classica di posto freddo e molto performante dove le persone se ne fregano l’una dell’altra. Poi però quando andiamo a suonarci troviamo persone estremamente aperte e calde, che hanno voglia di dare affetto e riceverne, di comunicare idee, che sono abituate a muoversi o che vengono da fuori e si definiscono milanesi per atteggiamento. È un bellissimo modo di pensarsi cittadini.

In barba a tutti quelli che dicono che a Milano non ci si parla!
Milano per me è una delle città più belle dove suonare! All’estero abbiamo trovato tanti italiani, sono lì perché si muovono – non mi piace dire che sono costretti, ci sono tante opportunità nel cambiare posto. Secondo me le persone si sono sempre spostate. Nasciamo come una sorta di nomadi, se siamo troppo sedentari tendiamo a fossilizzare anche le nostre idee. Credo che Milano sia l’unica città italiana con uno spirito veramente cosmopolita.

A Parigi, Londra e Bruxelles avete trovato la stessa difficoltà a inserirvi nell’ambiente musicale che molti trovano ad esempio a Milano?
In realtà con i Perturbazione a Milano non troviamo questa difficoltà, forse perché abbiamo collaborato tanto con persone che ci lavoravano, ma è anche vero che la città è cambiata molto negli anni. Penso che sia complicato anche a Londra e Parigi, anche se sono molto diverse. Londra è più dinamica anche nell’organizzazione di concerti, Parigi invece molto meno. CiaoGnari [enoteca del concerto a Parigi, ndr] è una mosca bianca, fanno ciò che fanno per passione, ma la realtà parigina è molto diversa. Bruxelles invece è più provinciale, ci sono amici italiani come Ru Catania che della musica riescono a fare una professione. Ma è molto diverso se, come facciamo noi, vuoi solo cantare le tue canzoni: ci sono ancora posti come New York o Londra dove la musica viene percepita in modo forte, ma in Italia a parte due o tre gusti di gelato tutti gli altri fanno una fatica bestia.

Perturbazione live @ CiaoGnari, Parigi

Perturbazione live @ CiaoGnari, Parigi

Per voi la musica deve parlare anche altri linguaggi, adesso “corteggiate altri mondi” al Teatro Stabile di Torino con i tre drammi di Natalia Ginzburg. Lo farete anche in senso europeo?
Per tornare in Europa ci piacerebbe andare in vari Paesi a cantare canzoni di artisti che vengono da lì, però tradotte in italiano. Tradurre vorrebbe dire fare nostre canzoni altrui in cui ci ritroviamo. La parte teatrale è più complessa da esportare. Però ad esempio ho scoperto attraverso Instagram che i drammi di Natalia Ginzburg vanno fortissimo in Spagna, quindi potremmo chiedere all’Istituto italiano di cultura di Madrid di ospitare le nostre rappresentazioni teatrali con i sottotitoli, come dei film.

Sappiamo che a Londra i Perturbazione erano già andati per registrare con Colliva Le storie che ci raccontiamo. Com’è stato in quell’occasione?
Lavorare con Colliva è stata un’occasione fortunata per vivere più profondamente l’atmosfera londinese, perché siamo cresciuti con tanta musica che veniva da lì. Quando metti su un disco il clima è più meditativo del tour, meno di ambizione. È stato anche un nuovo inizio: uscivamo da un periodo difficile, alcuni di noi si erano persi per strada. A Londra in quell’occasione abbiamo rivisto tante persone incontrate nel tempo, come Daniele Lama, che ci ha poi aiutato a organizzare una data del tour. Abbiamo lavorato a una parte del disco fuori Londra, in uno studio in campagna attorno a cui c’erano solo oche. Quel clima è totalmente diverso: stai dentro la routine dello studio, ogni tanto stacchi e rivedi tutti gli amici che sai che sono venuti su nel tempo.

Nel vostro reportage europeo scrivete che per andare a Londra siete passati da Calais. Cosa avete provato vedendo la giungla?
È stato tosto. Se avessimo avuto più tempo, risorse ed energie sarebbe stato bello suonare in posti del genere, dove c’è necessità di aggregarsi attraverso qualcosa che non sia la fuga o l’imprigionamento. Mi viene in mente quando abbiamo suonato in Emilia per il terremoto. Vedere persone che stavano insieme per il piacere di farlo e non a causa dell’emergenza è stato bellissimo. Il nostro tour europeo invece si è disegnato da solo, è stato un caso che sia passato per i luoghi colpiti da questi avvenimenti drammatici.

Non possiamo non pensare all’attentato al Bataclan di Parigi. Come ha influito su di voi in quanto musicisti?
La musica è un linguaggio che può anche erigere muri, perché tendiamo sempre a inventarci piccole faide. Spesso però costruisce ponti, anche quando parla un’altra lingua, come nel caso del nostro tour: c’era la musicalità, l’incontro, la curiosità. Quando l’abbiamo vista colpita durante gli attentati ci è sembrata una cosa surreale, da film di Sasha Baron Cohen o Mel Brooks. Questo odio nasce dall’emarginazione e dall’isolamento, è un po’ un “franchising della sfiga”. Però questo non può impedirci di muoverci, altrimenti siamo tutti finiti. Non possiamo rimanere paralizzati. Durante il nostro tour abbiamo visto ferite molto diverse: a Bruxelles erano molto più fresche, mentre Parigi sembrava già più libera di ricostruirsi.

Cosa hanno i Perturbazione in programma per il futuro? Quanto tornate in Europa?
Stiamo pensando a un assalto alla East Coast per scoprire altri orizzonti: New York, Philadelphia. Stiamo cercando di farlo per primavera, ma dobbiamo trovare gli sponsor. Sarebbe una scoperta di altri orizzonti. I tour europei ce li riserviamo sempre come regalo dopo un periodo intenso. I momenti ideali sono tra aprile e maggio o tra settembre e ottobre, anche per il clima. Mi piacerebbe andare a Berlino, ma vedere anche posti nuovi, incontrare le persone che si sono spostate e che ritrovano in te il gusto della casa e tu trovi in loro la storia di chi si è mosso e ha costruito qualcosa. È un incontro fantastico.

Quale canzone dei Perturbazione potrebbe rappresentare al meglio questo vostro tour europeo?
Buongiorno buonafortuna, perché è un pezzo di buon auspicio. È nata dalla voglia di scrivere una canzone che desse la carica, la marcia giusta il lunedì mattina.

Eleonora Zanotti
Eleonora Zanotti
Vivo nel costante tentativo di fare tutte le cose che amo senza perdere troppe ore di sonno. Ci sto riuscendo pochissimo, quindi per ora vado dritta come un treno e attendo con ansia la pensione per poter dormire.